Cosa resterà di quest’anno internazionale della chimica?

Di cosa parlano gli appassionati di scienza? Forse non proprio di chimica…

Nella storia il 2011 resterà impresso come anno internazionale della chimica malgrado gli sfuggenti neutrini, il divin bosone e il DNA all’arsenico. Non parliamo neppure di pianeti remoti potenzialmente acclamati come possibili ospiti di una qualunque (per quanto improbabile) forma di vita, o in generale del percorso verso la vita artificialmente generata sia a base silicio che carbonio, per le quali direi che siamo ancora ben lungi dal decifrarne i più intimi segreti.

Ciò che più di concreto è stato raggiunto dalle scienze naturali in questi ultimi anni, possiamo dirlo senza ombra di dubbio, proviene dalla ricerca nella chimica in ognuno dei suoi infiniti aspetti, anche se parrebbe che la comunicazione in questo settore non sia molto efficace, anzi spesso la stampa non perde occasioni per denigrare, stravolgere, demonizzare quando non espressamente colpevolizzare la chimica per qualsiasi futile motivo, finendo inevitabilmente vittime della sua stessa ignoranza. Ci mancherebbe, fa più notizia l’incidente nella cisterna a causa delle esalazioni di quel maledetto solfuro di idrogeno, piuttosto che il premio vinto da una ricercatrice sarda dopo che la sua ricerca è stata scartata da una commissione regionale, soprattutto se chi scrive nel primo caso è un affermato sensazionalista e nel secondo un timido freelancer (certo se continuano a scrivere articoli come questo, c’è da rabbrividire e arrabbiarsi, non da stupirsi o ironizzare a sproposito).

Invece io sono dell’idea che in ogni momento dovremmo essere consapevoli di tutta la chimica che ci circonda, della sua importanza e della sua onnipresenza, spesso sottovalutata, quando non scontata. Possiamo e dobbiamo risvegliarci da un certo intorpidimento mediatico che sposta l’attenzione verso palcoscenici più frivoli, mentre il resto del mondo si concentra sul progresso e sulla risoluzione dei problemi senza piangersi addosso per le proprie sventure, bensì impegnandosi per un futuro migliore che i nostri discendenti erediteranno, nel bene e nel male!

Ok, ho capito, non mi dilungo più in noiosi moniti, proviamo a passare in rassegna un anno di ricerca, chiaramente all’insegna del tema portante, la chimica, e consci che il percorso non si concluderà con l’anno appena terminato, ma si evolverà in funzione dell’impegno che riusciremo a dedicare in termini che potete immaginare.

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Tutto il fascino della chimica nelle candele di Natale

Tanto tempo fa, quando l’illuminazione casalinga era dominata da tremolanti fiammelle che consumavano un timido stoppino immerso in un cilindro di cera solida, forse era più facile viaggiare all’interno di quel mondo fantastico generato da chi osava curiosare in quegli strani “meccanismi” della natura, scoprendo al termine di un lungo percorso anche i più piccoli segreti chimici che una misera candela nascondeva dietro la sua scontata semplicità!

Dalla cera delle api, all’estratto di cannella, dal grasso dei pesci candela al sebo dei mammiferi, numerosi e diversi sono stati i materiali utilizzati per la manifattura delle candele, eppure per tutti quanti è possibile riassumere la reazione di combustione in una singola formula esaustiva che li comprende indiscriminatamente:

Un’equazione come questa fornisce in modo diretto e semplificato l’informazione di come inizia e come termina una qualsiasi combustione che si verifica accendendo (anche) una candela, tuttavia possiamo facilmente immaginare che le cose siano un tantino più complesse, e si potranno (ri)scoprire proseguendo nella lettura, ma solo se siete altrettanto curiosi di quanto lo furono i fortunati allievi di Faraday durante le sue lezioni …

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Ci arriveremo a metà strada?

Il mio francobollo da collezione!

Ho provato l’impulso irrefrenabile di condividere, nella lingua dei miei lettori (pochi, ma buoni), ciò che ho appena letto in un editoriale politico di Nature lanciato poche ore fa.

Nature che si occupa di politica? Ebbene si, l’editoriale espone una riflessione attenta e ragionata sull’importanza delle opportunità e le ripercussioni nel campo della ricerca scientifica, di cui le nuove squadre politiche europee dovranno occuparsi nell’immediato futuro.

Spagna, Italia e Grecia, tutte con nuovi assetti governativi e nuove regole per la ricerca, nonostante le pressioni della crisi economica, devono considerare che investire nella scienza adesso, potrebbe fruttare benefici enormi.

Scrive Nature:

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Radiogenesi per creazionisti

Solfato di bario in crescendo ...

Potrebbe sembrare incredibile, ma quaranta anni dopo il celebre colpo di grazia inferto da  Louis Pasteur alla teoria della generazione spontanea nel 1864, accadde un evento che turbò il mondo scientifico, rimettendo tutto in discussione e donando nuova linfa vitale, tanto per usare una locuzione pertinente, alla schiera di creazionisti rimasti orfani dalla prova schiacciante che il celebre biologo riuscì a realizzare con un semplice esperimento riproducibile con estrema facilità.

Creare la vita dalla materia inanimata è sempre stato il sogno recondito di molti scienziati nel corso della storia, e nemmeno i clamorosi fiaschi di coloro che ci provarono individuando nell’elettricità la proverbiale “scintilla”, l’elemento vivificatore della materia in pieno stile shelleyniano, riuscì a scoraggiare i più entusiasti, tanto che la scoperta della radioattività, insieme agli elementi luccicanti manipolati dai coniugi Curie, allora sembrarono i candidati perfetti per quello scopo.

A farne le spese fu proprio il neoarrivato radio, l’effimero elemento che qualche anno più tardi fruttò il premio Nobel ai suoi scopritori. A quei tempi il radio era una vera e propria meraviglia della scienza, da alcuni equiparato ai titoli delle case automobilistiche nelle borse delle speranze scientifiche degli inizi del novecento, sempre in rialzo, manco fosse uno spread impazzito ante litteram. Povero radio! Nel mercato della scienza diventò come il prezzemolo, fu introdotto come elemento miracoloso per la cura di ogni malattia incurabile, con medicamenti, lenti radioattive per rinforzare la vista, improbabili creme per la pelle, supposte, pastiglie, acque minerali terapeutiche e perfino come ingrediente sopraffino nel cioccolato, giusto per non farsi mancare nulla, ma questa è un’altra storia e l’ho già raccontata qualche tempo fa.

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Perché è meglio non chiedere il “perché” delle cose a un chimico!

Trovata in rete così per caso, non ho potuto resistere dal tradurla per riproporla ai miei lettori. Non so chi sia l’autore e, a quanto mi risulta, credo che in italiano sia ancora inedita, eventualmente sono provvisto di cenere da cospargimento, e sarò pronto ad attribuirne la paternità a chi la rivendichi. Spero proprio che nella traslitterazione dall’idioma di Shakespeare non si perda troppo la componente umoristica, anche se si tratta di humour inglese.

Un dialogo con Alice, anni 5, nel quale si dimostra che se tuo padre è un professore di chimica, chiedere il “perché” con insistenza, potrebbe anche rivelarsi … pericoloso!
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La signora della radioattività

Marie Curie

Ci sarebbe da evocare la casuale affinità etimologica tra la curiosità che uccise l’incauto gatto e lo strano destino che portò sull’altare Maria Salomea Skłodowska detta Manya, a congiungersi con Pierre Curie, ma sarebbe irriverente, oltre che impertinente. Fatto sta che Marie deve la sua storia romanzesca ed esemplare esistenza alla sua caparbietà, intelligenza, determinazione, genialità quasi ossessiva, ma soprattutto alla sua curiosità, una qualità di incommensurabile valore per il progresso scientifico. Suo è il noto aforisma:

Sii meno curioso della gente, e più curioso delle idee.

Ma è soprattutto con questa citazione dal convegno della cultura del 1933 che si esprime tutta la sua umile ma importante essenza:

Uno scienziato nel suo laboratorio non è soltanto un tecnico, è anche un fanciullo posto di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come un racconto di fate. Dobbiamo avere un mezzo per comunicare questo sentimento all’esterno, non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a macchine e ingranaggi. L’umanità ha bisogno di persone d’azione, ma ha anche bisogno di sognatori per i quali perseguire disinteressatamente un fine è altrettanto imperioso quanto è per loro impossibile pensare al proprio profitto.

Fiumi di inchiostro e oceani di bit che commemorano una delle donne più straordinarie della storia della scienza, attestano l’autorevolezza della scienziata che è stata scelta come emblema indiscusso dell’anno internazionale della chimica, in occasione del centenario del premio Nobel per la chimica, da lei ricevuto nel 1911 “in riconoscimento dei suoi servizi al progresso della chimica per la scoperta del radio e del polonio, per l’isolamento del radio e lo studio della natura e dei composti di questo elemento straordinario.”

Oggi, anche Google le dedica il suo camaleontico doodle, nella ricorrenza che celebra il 144° anniversario della sua nascita, il 7 novembre del 1867, avvenuta a Varsavia, a quei tempi inglobata nel territorio della Russia. Un omaggio doveroso.

Ora, se pensavate di leggere un’altra minibiografia, come ne esistono a migliaia, dovrete ricredervi. Anzi in verità, per non scontentare nessuno in calce troverete qualche link, in italiano e in inglese. Questa volta vorrei invece proporre la traduzione in italiano del suo primo paper scientifico sulla radioattività e della nota seguente dei coniugi Curie presentata alla comunità scientifica dal fisico veterano Henri Becquerel, sulla nuova sostanza radioattiva contenuta nel minerale pechblenda.

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Come abbandonare la chimica e diventare famosi

La chimica appesa al chiodo!

No, non sto cercando di sbaragliare la concorrenza, né mi permetterei mai di tentare di convincere chicchessia a lasciare il suo beneamato corso di studi in chimica, beninteso! Quello che vorrei emergesse, è l’evidenza che i chimici (e con loro anche tutti i laureati scientifici), sono capaci di sfondare in qualsiasi campo, grazie alla disciplina, all’analisi dei problemi e al metodo per il raggiungimento delle soluzioni, al pensiero critico,  i quali prendono forma durante l’iter accademico, tali da diventare spendibili nella vita comune, anziché imporre un limite che pregiudichi una carriera fuori dal comune … o fuori dalla chimica stessa!

Talvolta scoprire persone famose che sono in possesso di un titolo accademico a indirizzo chimico, oppure che sono stati studenti in questa nobile quanto ardua materia, potrebbe sorprendere e incuriosire.

Probabilmente conoscerete molti dei personaggi elencati in seguito, magari per essere o essere stati personaggi pubblici, o che forse risulteranno meglio noti per la loro filmografia o discografia, ma da quello che sapete di loro, non immaginereste mai che a quel famoso bivio che a ognuno si presenta in un certo momento della propria esistenza, essi hanno intrapreso una carriera che con la chimica non ha proprio nulla a che vedere!

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La scoperta dei cristalli impossibili

Dan Shechtman Imagecredit: Wikimedia commons

Uno scienziato israeliano che ha patito anni di ridicolo, perdendo anche il suo posto da ricercatore per aver sostenuto la scoperta di una nuova classe di materiali solidi, mercoledì scorso è stato riscattato da un glorioso premio Nobel, in riconoscimento per il suo lavoro con i cristalli quasiperiodici, altrimenti detti quasicristalli.

Daniel Shechtman classe 1941, il suo nome non era presente in nessuna di quelle previsioni che scommettono sul prossimo Nobel, e nonostante Wikipedia fosse ben preparata (l’articolo in inglese sui quasicristalli è raggiungibile fin dal 2002, da noi tradotto nel 2005), solo pochi possono dire di aver sfiorato l’argomento prima di questa settimana.

Era un mattino decisamente primaverile, quell’otto di aprile del 1982, quando Shechtman esclamò “Eyn chaya kazo”, che non era un’imprecazione ebrea, ma esprimeva tutta l’incredulità di chi si trova di fronte ad un oggetto impossibile: “una tale creatura non può esistere“! Fino ad allora la cristallografia era radicata sulla falsa credenza che la materia allo stato solido poteva aggregarsi solo in due stati, quello amorfo (come il vetro e alcuni polimeri) e quello cristallino. Ciò che Shechtman stava osservando con il suo microscopio elettronico però non apparteneva a nessuna delle due categorie.

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La previsione degli effetti delle molecole bioattive

Nel romanzo “The Minority Reportdi P.K.Dick la prevenzione dei crimini era affidata ad una squadra di tre mutanti, i precog, veggenti in grado di prevedere il futuro, anche se non tutti lo prevedevano allo stesso modo. Nel mondo reale, sostituendo il crimine con la malattia, diventa invece sempre più realistico l’impiego dell’analisi predittiva come modello di ricerca per la caratterizzazione delle attività biologiche di molecole naturali e artificiali, rivolto alla creazione di nuovi farmaci e principi attivi dalle proprietà inedite.

Il coinvolgimento di diverse aree di competenza come la chimica, la biochimica, la biologia molecolare, l’immunologia e naturalmente la bioinformatica naturalmente richiede la stretta collaborazione di esperti in ciascun campo specifico e la crescita dell’interesse per le parole chiave “predictive analytics” è evidente, soprattutto in questi ultimi due – tre anni, e non solo in campo terapeutico, occupando sempre più spazio anche nelle pubblicazioni scientifiche con impact factor assolutamente rispettabili.

ResearchBlogging.orgIn linea generale, esaminando la letteratura disponibile sull’argomento, è possibile accorgersi che molti prodotti naturali, come gli estratti o gli oli essenziali, spesso rivelano nuove e interessanti proprietà terapeutiche, esprimendo ad esempio attività antitumorali, antivirali, antiinfiammatorie e altro ancora.
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Un laboratorio virtuale di elettrochimica in open access!

The Sims 3 chemistry set!

La partecipazione attiva ai corsi pratici di laboratorio è un aspetto fondamentale per la formazione dei futuri chimici e per l’arricchimento dei loro curricula. Spesso si tratta di vere e proprie esperienze essenziali, altrimenti irripetibili, capaci di instillare concetti teorici con indubbia efficacia, apportando allo stesso tempo quella manualità che in un’aula o davanti ad un monitor è impossibile acquisire.

Purtroppo il privilegio di poter contare sulla disponibilità di un laboratorio attrezzato non è così scontato, e questo non capita solo nei paesi in via di sviluppo. Ricordo che qualche anno fa ospitai nel laboratorio in cui lavoro alcuni stagisti provenienti da un liceo scientifico sperimentale che si lamentavano per l’impossibilità di accedere ai locali adibiti a laboratorio durante l’intero anno scolastico a causa di ristrutturazioni interminabili e adeguamenti alle normative di sicurezza. Inutile aggiungere quanto la loro preparazione tecnica fosse inadeguata e colma delle più banali lacune, come il corretto uso di una pipetta, o la conduzione di una semplice titolazione iodometrica.

ResearchBlogging.orgIn questi ultimi anni alcune università hanno dedicato un certo impegno nello sviluppo di sistemi informatici per consentire la diffusione delle pratiche di laboratorio, garantendo un accesso a un maggior numero di studenti, ma anche a appassionati e curiosi. Tra questi possiamo trovare anche qualche interessante laboratorio di elettrochimica virtuale, un’occasione da non lasciarsi sfuggire!

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Fermentazioni alternative: lo strano rapporto fra batteri e idrogeno

Rendering strutturale molecolare dell'enzima Fe-Ni Idrogenasi. Imagecredit: Instituto de Tecnologia Química e Biológica

Tra le diverse tecnologie conosciute per la produzione di idrogeno, l’impiego dei batteri e delle biotecnologie applicate, forse rappresenta l’alternativa più promettente per sostituire i combustibili fossili e altri sistemi di accumulo energetico basati sull’energia chimica. Oggi quasi la metà del fabbisogno di idrogeno viene soddisfatto tramite il reforming del gas naturale, il 30% deriva da oli pesanti e nafta, il 18% da carbone, solo il 4% da elettrolisi e infine circa l’1% è prodotto da biomassa. Una situazione che affonda la sua insostenibilità nello scarso rendimento energetico delle tecniche più gettonate, e nella contemporanea produzione di biossido di carbonio, il fatidico e gravoso residuo finale di ogni ossidazione organica.

Con questi presupposti non è difficile indovinare che per liberarsi dalla produzione collaterale di anidride carbonica nello sfruttamento dei vettori energetici come l’idrogeno, bisogna necessariamente modificare il paradigma produttivo, riducendo o addirittura eliminando del tutto le fonti non rinnovabili e incentivando la ricerca in una direzione che permetta di sganciarsi da questo abuso delle risorse naturali e che allo stesso tempo consenta di operare a temperatura ambiente.

La scoperta che alcune alghe verdi producono idrogeno in particolari condizioni risale addirittura al 1939, quando Hans Gaffron si accorse che la Chlamydomonas reinhardtii sospendeva la generazione di ossigeno (tramite la fotosintesi) per emettere idrogeno, ma non fu mai in grado di spiegarne il meccanismo. Solo 60 anni dopo, nel 1999, il professor Anastasios Melis dell’Università di Berkeley in California svelò l’arcano: privando l’alga di zolfo e ossigeno si crea la condizione ideale per sostenere la produzione di idrogeno per un certo periodo. Chiaramente l’interesse per questo tipo di ricerche è sempre stato offuscato dalle priorità in voga nell’ultima metà dello scorso secolo, principalmente di stampo nucleare e petrolifero per intenderci, altrimenti in questo momento ci troveremmo ad utilizzare agevolmente sistemi a impatto zero per i nostri fabbisogni energetici. Qualcuno azzarda che un impegno pari a quello del progetto Manhattan avrebbe risolto da tempo ogni ostacolo tecnico, e che a quest’ora un’economia dell’idrogeno sarebbe stata ampiamente sostenibile comportando un progresso senza pari e in totale rispetto dell’ambiente.

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I scream; you scream; we all scream for … italian gelato!

Gelato Italiano, with two tower-shaped biscuits.

Image via Wikipedia

L’estate è alle porte e il desiderio di gustare un buon gelato diventa sempre più un’esigenza per contrastare il caldo e la secchezza delle fauci. Il gelato è un dessert diffuso in tutto il mondo e affonda le sue origini addirittura nel periodo medioevale, anche se non è difficile immaginare che anche prima qualcuno, miscelando neve, latte e frutta, abbia “inventato” un sistema efficace per conservare i prodotti freschi, scoprendo allo stesso tempo una dolce e succulenta alternativa al solito pasto.

Nella moltitudine di varianti note e meno note, sorbetti, granite, semifreddi, e chipiùnehapiùneaggiunga, si rende necessaria una precisazione: gelato e ice cream sono due prodotti molto diversi, una distinzione certificata dalla presenza delle rispettive voci nella wikipedia anglofona, ma soprattutto da uno studio condotto da alcuni ricercatori della Kansas State University e pubblicato sul Journal of Sensory Studies.

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Laser chimici e laser nella chimica

our chemical laser

Un laser chimico. Imagecredit: crossdaddy20

Appena mezzo secolo dopo la sua scoperta, il laser oggi è diventato uno strumento ubiquitario e grazie alla sua flessibilità multifunzionale, decodifica i codici a barre, legge e scrive CD, DVD e Blu Ray, consente nuove tecniche di chirurgia oculare e odontoiatrica, serve come puntatore per armi e anche nelle presentazioni in Powerpoint, con il laser si possono stampare documenti, tagliare il tessuto e modellare i metalli con precisione, fino alle ultime applicazioni in via di sperimentazione come l’innesco della fusione nucleare, per citare solo alcune tra le decine e decine di applicazioni. Tuttavia il sospetto è che questa sia solo la punta di un enorme iceberg, la cui base giace ancora pressoché inesplorata o poco nota, e le applicazioni del laser a cui siamo abituati nascondono impieghi del tutto inusuali e imprevisti, sempre più coinvolti nella ricerca scientifica e nei laboratori più avanzati, anche e soprattutto chimici.

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Percezioni artificiali

La percezione della realtà come tutti la conosciamo, passa attraverso i cinque sensi tradizionali, quelli che nella letteratura Buddista venivano identificati come le “cinque facoltà materiali” (pañcannaṃ indriyānaṃ avakanti) e apparivano in una rappresentazione allegorica già nel Katha Upanishad (approssimativamente nel VI secolo p.e.v.), con cinque cavalli alla testa di un  “carro” (il corpo) guidato dall’auriga, l’incarnazione iconica della mente.

Un’immagine atavica si forma immediatamente nei nostri pensieri, i cinque cavalli scalpitanti come formidabili interfacce multisensoriali per il mondo circostante, consentono al carro di procedere in sicurezza nel suo percorso grazie all’abile supervisione del conduttore, in parallelo nella nostra realtà compongono uno straordinario laboratorio fisico-chimico dotato di strumenti sofisticati, pronti all’uso e privi di libretto di istruzioni, ma che tutti riusciamo facilmente a sfruttare per archiviare le nostre esperienze percettive, migliorando giorno per giorno la sicurezza delle nostre azioni.

ResearchBlogging.org

Considerato che ogni tipo di percezione, al limite del riduzionismo, può essere sintetizzata come uno specifico fenomeno fisico o chimico che viene rilevato da un sensore dedicato e predisposto per riferire le misure effettuate, non appena il progresso scientifico ne ha concesso la possibilità, l’impegno nella ricerca per la risoluzione di infiniti dettagli tecnici per sviluppare la tecnologia sensoria non è mai venuto meno, alimentando i due settori principali in cui si applica: sostituti e surrogati dei sistemi percettivi di cui gli esseri viventi sono dotati.

Ed è così che schiere di scienziati e tecnici specializzati nelle più svariate discipline in fruttuose ed armoniose collaborazioni sono riusciti a replicare artificialmente tutti e cinque i sensi, e forse anche qualcuno in più, seguendo un percorso tanto arduo quanto decisamente … stimolante!

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La preparazione dello ioduro di potassio

Microcristalli di ioduro di potassio in formazione. (copyleft by Gifh)

Sembrerebbe che uno degli effetti secondari della crisi nucleare giapponese a livello mondiale sia quello di aver catalizzato l’attenzione sull’unico composto chimico in grado di contrastare uno dei principali rischi dell’inquinamento radioattivo: lo ioduro di potassio. Una tendenza che rilevo anche dalle numerose ricerche dei navigatori che approdano in questo blog, le quali decretano “Pillole gratis contro le radiazioni” come uno dei miei articoli più letti di queste ultime settimane.

Immagino che questa “fame” di informazione del proto-paziente preoccupato si sfoghi soprattutto presso le farmacie di fiducia e attraverso i medici di famiglia, tuttavia non mancano gli appelli accorati per evitare irrazionali ricorsi a questo preparato galenico, di cui l’unica certezza sono i suoi effetti collaterali, i quali sebbene relativamente rari, si verificano nello 0,2% dei casi e sono alquanto rilevanti: parotite, lesioni cutanee emorragiche, rialzo termico e artralgie, edema di Quinckedispneaipertiroidismo e gozzo a seguito del bloccaggio dell’ormonosintesi. Lo ioduro di potassio inoltre è un possibile agente teratogeno ed è assolutamente controindicato per donne in gravidanza e neonati, che dovranno essere evacuati prioritariamente dalla zona contaminata. Interessante anche l’informativa proposta dall’Utifar, l’unione tecnica italiana farmacisti, che scioglie alcuni nodi salienti.

Qualcuno però potrebbe anche decidere di avventurarsi nella preparazione dello ioduro di potassio, anche se non saprebbe da dove iniziare. Ecco tre “ricette” non troppo complicate e esposte in maniera pratica, ma da svolgere con tutte le precauzioni del caso, guanti, occhiali, opportuni dispositivi di protezione individuale, e soprattutto un minimo di dimestichezza con le schede di sicurezza di tutti i reagenti utilizzati e le normali pratiche di laboratorio. Importante: in un laboratorio chimico è imperativo non sottovalutare mai ogni possibile rischio in cui possiamo incorrere.  Queste sintesi potrebbero essere ideali in un laboratorio scolastico, eventualmente cercando di stimare le relative rese, o i differenti impatti ambientali di ciascun metodo.

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Come costruire un microscopio elettronico

Un microscopio elettronico a scansione (SEM, scanning electron microscope) è uno strumento che consente di acquisire immagini da un campione tramite una scansione che sfrutta un raggio di elettroni ad alta energia organizzato secondo uno schema rasterizzato o reticolare come quello di una bitmap. Gli elettroni interagiscono con gli atomi che compongono la superficie del campione producendo segnali che contengono informazioni sulla sua topografia superficiale, ma anche sulla composizione e altre proprietà come la conduttività elettrica. A differenza di un microscopio ottico che è limitato dalle lunghezze d’onda delle radiazioni elettromagnetiche della luce (qualche centinaio di nanometri, in genere arrivano a 1000x), quello elettronico ha la possibilità di esplorare gli oggetti con ingrandimenti che partono da 10x fino a oltre 500.000x, con una risoluzione capace di distinguere un dettaglio di pochi nanometri (1nm = 10−9 m).

Ma è davvero possibile farselo da sé? Certo, non è alla portata di chiunque, ma Ben Krasnov è riuscito a costruirselo nel suo garage, con un po’ di impegno e tanta competenza, acquistando le parti online e spendendo un decimo (o un centesimo?) di quanto sarebbe costato acquistandolo sul mercato, anche se il suo è solo un hobby molto particolare e decisamente geek!

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Carnevale della Chimica #3 – L’acqua: una soluzione chimica!

Volevamo stupirvi con effetti speciali, ma questo è il carnevale della chimica, per cui ne uscimmo completamente bagnati…

È per me un immenso piacere porgervi un caloroso benvenuto alla lettura di questa terza edizione del Carnevale della Chimica, strepitosamente inondata dalle partecipazioni di un gran numero di illustri ospiti e  amici e sono davvero onorato di avere l’opportunità di presentarvi una rassegna di tutti i loro eccellenti contributi! Per me questa è la prima volta che ricopro il ruolo di “conduttore” per un carnevale, pertanto vi chiederei di essere indulgenti se commetterò qualche leggerezza, e mi raccomando, fatemelo notare!

Colgo l’occasione anche per esporre per la prima volta il bellissimo nuovo logo disegnato da Francesco che ha superato con successo la selezione, un emblema che aiuterà la “chimica da divulgare” a emergere dalla sua immeritata ombra di anonimato, interessando così anche il grande pubblico, nella speranza di esorcizzare antiche, radicate e irrazionali paure, una materia, una filosofia,  la chimica, che non può non coinvolgere da vicino ognuno di noi nelle quotidianità e nelle singolarità delle nostre esistenze materiali.

Come eloquentemente anticipato dal titolo, il filo conduttore del carnevale di questo mese verte sulle soluzioni offerte da una molecola comunissima e per niente banale come l’H2O.  Non saprei cosa potrebbe rappresentare meglio la chimica se non l’approfondimento di ciò che sta dietro alla semplice coniugazione covalente e un po’ polare che si verifica quando un atomo di ossigeno accoglie nel suo angolare abbraccio due vivaci atomi di idrogeno.

Ladies and gentleman … “Taca banda”!

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La sindrome di Fukushima

La centrale di Fukushima. (Imagecredit: GreenPacks

Il terremoto di Sendai di ieri 11 marzo (東北地方太平洋沖地震, Tōhoku Chihō Taiheiyō-oki Jishin, letteralmente “Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell’Oceano Pacifico”) è stato un evento sismico di magnitudo 8,9 con epicentro in mare e con successivo tsunami. Si è generato a largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:45:23 locali (05:46 UTC, 06:46 in Italia), alla profondità di 24,4 km. Attualmente è il più potente sisma mai registrato in Giappone, il quinto sisma più forte registrato con i moderni sismografi, e l’ottavo di sempre.

La centrale nucleare di Fukushima n. 1, chiamata anche Fukushima Dai-ichi, è un impianto situato nella città di Okuma appartenente al  distretto di Futaba della prefettura di Fukushima. Con sei unità separate posizionate all’interno del sito con una potenza combinata di 4,7 GW, Fukushima I è uno dei 25 maggiori impianti di tutto il mondo, ed è stato il primo ad essere costruito e condotto dalla TEPCO (The Tokyo Electric Power Company).  Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati sulle cronache di questo reattore impazzito.

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