Una revisione paritaria in pubblico dominio?

Peer Review Monster di Gideon Burton, su Flickr

Nell’ambito della comunicazione della ricerca scientifica, il peer review, tradotto in italiano con revisione dei pari, paritaria o paritetica, è un processo di selezione e prima valutazione di un documento che espone i risultati di un ricercatore. Questo processo, chiamato anche refereeing (arbitrato o meglio revisione) viene generalmente supportato dai referee o revisori, cioè coloro che giudicano l’idoneità del lavoro presentato, concedendone discrezionalmente la pubblicazione sulle riviste specializzate. Sono in molti a chiedersi quanto è affidabile questo sistema, ma soprattutto cosa si può fare per migliorarlo?

Naturalmente le cose sono molto più complicate di quanto sembrino ad uno sguardo distratto, e i processi di peer review possono essere single blind (dove gli autori non conoscono i revisori), double blind (i revisori non conoscono gli autori e viceversa) o addirittura triple blind (editori, revisori e autori non si conoscono tra loro). Anche i criteri di pubblicazione sono molteplici, ad esempio Science e Nature esigono standard estremamente rigorosi per la pubblicazione, e spesso respingono anche documenti contenenti lavori di buon livello se questi non sono dei veri passi avanti nel loro campo. Questi approcci differenti traspaiono dalle percentuali di ciò che viene pubblicato: Nature pubblica circa il 5 per cento dei lavori che riceve, mentre Astrophysical Journal è al 70%

ResearchBlogging.org

Il criticismo generato dai processi di peer review è inevitabile, anche se di recente alcuni aspetti sono stati migliorati notevolmente. Infatti una delle prime critiche mosse, denunciava l’inesorabile lentezza del sistema, quando occorrevano mesi o addirittura anni per l’approvazione di un paper, prima della pubblicazione effettiva. In pratica, gran parte delle notizie su nuovi risultati, in particolare quelle inerenti astronomia ed economia, non avviene più attraverso giornali peer-reviewed, piuttosto si diffondono con i cosiddetti preprints, prepubblicazioni presentate su server specializzati come il noto arXiv.org.

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Il chimico impertinente regala il calendario della chimica 2011!

Ok, ok, so cosa state pensando. Ecco il solito calendarietto monopagina con un po’ di loghi per l’autopromozione più sfrontata. Bene, vi sbagliate quasi su tutto! Un po’ di pubblicità personale in realtà c’è davvero, ma ho cercato di non esagerare, privilegiando ben altri contenuti, come ad esempio la celebrazione avventizia dell’Anno Internazionale della Chimica, un anno tutto da godere!

Sulla scia del bellissimo calendario dei Rudi Mathematici, disponibile gratuitamente in italiano e in inglese, e che ho scoperto grazie a Peppe Liberti, mi sono scatenato con il mio vecchio excel e ho riprodotto un bellissimo calendario del 2011 da scaricare, stampare e appendere dove credete, meglio se in un laboratorio chimico, didattico o professionale, il tutto completamente aggratis!!! 🙂 Se vi interessa, allora proseguite…

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L’impercettibile mutevolezza dei pesi atomici

Dopo la precarizzazione delle costanti di decadimento radioattivo e il recente assedio alla costante di struttura fine alfa, adesso è arrivato il turno dei pesi atomici, il momento è storico: è giunta la proposta di revisione per i valori convenzionali delle masse di alcuni elementi chimici, ovvero le medie ponderate delle masse relative dei suoi isotopi in funzione della loro relativa abbondanza, al fine di ottenere una maggiore precisione in risposta alle attuali e accresciute conoscenze grazie alle più recenti innovazioni delle tecnologie di misura.

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Scoperta (forse) la cura per la stechiofobia? (Stoichiometry for dummies!)

Il termine stechiofobia deriva dalla fusione delle parole stechiometria e fobia, uno pseudoneologismo che indica l’avversione o l’antipatia per il calcolo applicato alla chimica, quando non si tratta di vero e proprio panico. Usando i termini di proporzionalità, si potrebbe affermare che la matofobia sta alla matematica come la stechiofobia sta alla stechiometria, un rapporto talvolta pregiudizievole, ma spesso indotto da erronei approcci dall’esito disastroso.

Stechiometria deriva dai termini greci στοιχεῖον (stoicheion, elemento) e μέτρον (metron, misura), un’etimologia che rappresenta con chiarezza tutta la sua semplicità. Qualcuno l’ha definita l’arte di sapere il risultato senza contare o l’arte di conoscere il peso senza pesare, misurare tramite il calcolo le quantità delle sostanze che prendono parte alle reazioni chimiche. Con l’ausilio di poche e semplici regolette che, prive della giusta introduzione, diventano facilmente mostri terrificanti che fanno perdere ogni speranza. Esiste però qualche pratico rimedio, don’t panic …

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La biochimica velenosa della NASA

Un ingrandimento dei batteri GFAJ-1 coltivati con arsenico. Imagecredit: Wikimedia Commons

Finalmente la NASA ha ammesso di aver raccolto incontestabili prove dell’esistenza di microorganismi alieni terrestri che riescono a metabolizzare anche l’arsenico!
Ecco la notizi(ol)a che avrà deluso intere schiere di esobiologi in erba e non solo. E giù di nuovo a sentenziare inverosimili ipotesi di complotti per occultare le prove e insabbiamenti Roswell-style ad esclusivo impiego di chi frigge la solita aria. Tuttavia la ‘scoperta’ è in ogni caso degna di essere approfondita e va giustamente evidenziata, anche con questi metodi che ne esaltano una certa spettacolarità. In fondo la scienza va divulgata con ogni mezzo possibile, e ben vengano questi metodi che rompono gli schemi usuali del comunicato stampa arido, impersonale e monocorde dedicato ad un pubblico di soli addetti. Ma cosa c’è di veramente nuovo, cosa sfugge allo spettatore medio, cosa si nasconde nelle verità nei dettagli che i media generalisti non ci dicono, o non sanno dirci?

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Benzina dalle formiche!

Un catalizzatore basato sul ferro per la riduzione di bicarbonato a formiato. Imagecredit: WILEY-VCH

Sembra talmente banale, una di quelle idee spiazzanti e sotto gli occhi di tutti, che tuttavia a causa di quell’ottica vigente totalmente stereotipata che nasconde anche l’intuizione più evidente, rimane sempre in secondo piano.

La domanda è semplicissima e non nascondo di essermela posta molte volte anche io: le formiche sono la chiave per il carburante del futuro?

L’acido formico (HCOOH) il più semplice acido organico che deve il suo nome proprio alle formiche, nel cui organismo viene sintetizzato e che lo usano come veleno urticante, rappresenta una delle molecole ideali per immagazzinare l’idrogeno, in maniera efficace e sicura e potrebbe diventare il “serbatoio” energetico rifocillato da energie rinnovabili per alimentare le automobili del XXI secolo, che è già iniziato, non dimentichiamolo, anche se forse non sembrerebbe…

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