La biochimica velenosa della NASA

Un ingrandimento dei batteri GFAJ-1 coltivati con arsenico. Imagecredit: Wikimedia Commons

Finalmente la NASA ha ammesso di aver raccolto incontestabili prove dell’esistenza di microorganismi alieni terrestri che riescono a metabolizzare anche l’arsenico!
Ecco la notizi(ol)a che avrà deluso intere schiere di esobiologi in erba e non solo. E giù di nuovo a sentenziare inverosimili ipotesi di complotti per occultare le prove e insabbiamenti Roswell-style ad esclusivo impiego di chi frigge la solita aria. Tuttavia la ‘scoperta’ è in ogni caso degna di essere approfondita e va giustamente evidenziata, anche con questi metodi che ne esaltano una certa spettacolarità. In fondo la scienza va divulgata con ogni mezzo possibile, e ben vengano questi metodi che rompono gli schemi usuali del comunicato stampa arido, impersonale e monocorde dedicato ad un pubblico di soli addetti. Ma cosa c’è di veramente nuovo, cosa sfugge allo spettatore medio, cosa si nasconde nelle verità nei dettagli che i media generalisti non ci dicono, o non sanno dirci?

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Volete scegliere il sesso del vostro bambino?

Anche se non tutti lo ammetteranno facilmente, sono moltissimi a chiedersi se sia possibile, evitando le tecnologie moderne, predeterminare il sesso del futuro nascituro. Circolano le leggende più inverosimili sull’argomento, ma il desiderio di concepire un bambino del genere programmato, a volte è più forte del buon senso.

Fra i cosiddetti “metodi naturali“, ve ne sono alcuni che promettono di influenzare con discreto successo la nascita di un bimbo o di una bambina. Ad esempio il metodo Shettles, in auge fin dagli anni sessanta. Secondo queste teorie, copulare in prossimità dell’ovulazione il più possibile, sposterebbe le probabilità verso i maschietti: le cellule germinali maschili contenenti il cromosoma Y (quello che determina il concepimento di un maschio) sarebbero più piccoli e veloci, riuscendo così per primi nell’intento di raggiungere l’ovulo. Allo stesso modo, attuando penetrazioni di tipo superficiale, favorirebbe la possibilità di concepire una bambina, a causa della maggiore robustezza e longevità dei cromosomi X.

Purtroppo il metodo si è rivelato poco consistente e negli anni non è stata trovata alcuna prova relativa a tali differenze tra i due tipi di spermatozoi, come riportato anche in questo studio di Allen J. Wilcox et al. su The New England journal of medicine, del 1995.

Secondo Allan Pacey, un esperto andrologo, come regola generale l’uomo produce circa il 50% di ciascun tipo, con la sola eccezione di (gravi) casi in cui l’alterazione è provocata dall’esposizione ad alcune sostanze chimiche o radioattive.

Tuttavia, non è proprio impossibile cambiare la sicurezza della casualità, o almeno così la pensa Kathreen Ruckstuhl della Università di Calgary in Alberta, Canada, che insieme ai suoi colleghi ha esaminato una casistica di 16.384 nati a Cambridge nel Regno Unito, determinando che le donne che lavorano in situazioni di elevato stress concepiscono più femmine che maschi. (BMC Public Health, DOI: 10.1186/1471-2458-10-269). Sebbene “l’ago della bilancia” si sposti apprezzabilmente, dal 54% di bambine nate da donne con lavori poco impegnativi, al 47% ottenuto da quelle impiegate in lavori estenuanti, i meccanismi di questi ormoni dello stress sono completamente ignoti.

Inoltre questo effetto sembra attenuato dalla situazione economica del padre, uomini “facoltosi” spostano l’equilibrio verso il maschietto, oppure dalla loro occupazione, ad esempio gli ingegneri potrebbero scommettere su figli maschi, secondo la Ruckstuhl.

Studi recenti inoltre suggeriscono una certa dipendenza dall’alimentazione. Uno studio su 740 donne incinte ha determinato che il 56% delle donne che seguono diete iperenergetiche prima del concepimento, hanno avuto un maschio; solo il 46% di quelle a regime ipocalorico, hanno concepito un bambino. In particolare, una colazione a base di cereali, sembrerebbe sfavorire le femminucce.

Fiona Mathews della Università di Exeter, Regno Unito, autrice dello studio, afferma che i risultati sono in linea a quelli eseguiti sugli animali, i quali hanno maggiori probabilità di prolificare più maschi in situazioni di abbondanza di cibo, mentre i topi con ipoglicemia producono più femmine.

Niente di questo può però essere utile per aumentare le speranze di avere un giorno il figlio di un sesso particolare, la statistica è applicabile solo su campioni di popolazione considerevoli, altrimenti l’incertezza diventa troppo grande per subire anche la più piccola influenza, rischiando solo di sprecare energie preziose che potrebbero essere destinate a più sani principi.

Attualmente l’unico sistema sicuro è quello di una diagnosi genetica pre-impianto, il che dovrebbe ancora essere una pratica illegale in gran parte del mondo civilizzato, oltre che sconfinare indubbiamente oltre il limite della moralità e dell’etica umana.

L’unico consiglio possibile in questo caso è quello di dimenticare ogni metodo farlocco, lasciare fare alla natura e godersi l’ambito risultato. E soprattutto, non lasciate che i semi della discriminazione fioriscano offuscando la ragione.

Fonte: NewScientist

Skynet? One step closer! (La via dei terminator…)

Difficile prevedere se le nuove tecnologie che bollono in pentola verranno usate a fin di bene, in un timido virgulto di ravvedimento del genere umano, ormai agonizzante nella propria estasi da globalizzazione economico-militare, oppure, evitando accuratamente di smentire se stessa, la nostra civiltà sia in procinto di costruire le pareti del proprio baratro.

Darei comunque il beneficio del dubbio, evitando di fare (facili) processi alle intenzioni, anche se il programma di cui vi sto per accennare è una recente creatura della DARPA.

Diversi team universitari statunitensi, distaccati nelle facoltà di Harvard, Cornell e MIT, sono occupati su diversi fronti per la creazione della cosiddetta “materia programmabile“, un materiale composto da un certo numero di unità individuali, con la capacità di auto-assemblarsi a comando per formare l’oggetto tridimensionale desiderato. Ad esempio, uno dei primi prototipi, passa dalla forma di una chiave inglese, si “decompone” e si ricompone per riprodurre un martello in pochi istanti.

L’accostamento con i monomeri delle macromolecole biologiche non è esagerato, anche se la ricerca è ai suoi primi passi. Secondo il dottor Mitchell R. Zakin, i materiali, i sistemi di comunicazione e i computer, saranno sempre meno distinguibili. Infatti le ricerche spaziano tra diverse discipline, come l’informatica, robotica, biologia, chimica, fisica e sono stati coinvolti perfino alcuni artisti! I team coinvolti sono così orientati:

  • un gruppo si occupa dello sviluppo di oggetti bidimensionali che si “ripiegano” in forme 3D, una specie di origami auto-pieganti grazie agli speciali attuatori che li animano.
  • Ad Harvard, invece è allo studio un programma informatico per la manipolazione di molecole di DNA, che guida le interazioni dei legami nelle lunghe catene elicoidali, qualcosa di ancora inesplorato.
  • Un altra squadra ha scoperto un sistema per trasformare quelle stesse catene di codice genetico in una specie di “velcro molecolare”, in grado di ricoprire e mantenere due oggetti in una specie di intimo contatto per assemblarne uno più complesso, ad esempio un utensile. Dopo l’uso, si può tranquillamente ordinare di smontarsi da solo (e magari di riporsi nella sua custodia?).
  • L’ultimo gruppo approccia il metodo con cui le proteine compongono le macromolecole negli organismi viventi per riprodurre le stesse proprietà macroscopicamente, tramite un linguaggio di programmazione che permette ad ogni componente del materiale da elaborare le singole informazioni.

A metà strada fra un Terminator T-1000 e un Transformer, le nuove frontiere dei materiali programmabili e a memoria di forma prospettano incredibili applicazioni: mutaforma intelligenti, flessibili, indistruttibili, inossidabili, adattabili, mimetici, immuni, infaticabili. La nostra perfetta nemesi, insomma, oppure un altro miracolo della scienza? Fate spazio ai posteri…

Fonti:

The Daily Galaxy

Programma DARPA