Offresi tecnico di Laboratorio

Cerco lavoro. Disperatamente.
Sono in possesso di una lunga esperienza aziendale, capacità di leadership con esperienza nella guida e coordinamento di una squadra di collaboratori, determinato al raggiungimento degli obiettivi; problem solving, disponibilità all’apprendimento di nuove tecniche, flessibilità mentale, umiltà, ho inoltre una solida esperienza pluriennale come tecnico coordinatore di laboratorio con competenze in analisi chimica strumentale, gascromatografia e tecniche di estrazione in fase solida (SPE), spettrofotometria, analisi ottiche colorimetriche, gravimetria, reologia, tecniche di microscopia, depurazione acque reflue (come conduttore impianto di trattamento), analisi bagni galvanici, gestione, taratura e manutenzione parco strumenti e organizzazione di un laboratorio dedicato al controllo delle materie prime, analisi ambientali e dei semilavorati. Conosco le normative internazionali (UNI EN ISO) sulla certificazione di qualità e ambientale, metodi di prova, procedure e progettazione sistema ambiente e qualità.
Nel  tempo  libero  ho  scritto  circa  200  articoli  scientifici originali  a  scopo  divulgativo  sul  mio  blog  personale ottenendo  un  discreto successo e inserendomi nel network internazionale di blogger scientifici Research Blogger; ho  partecipato  come  editor  di  news  scientifiche  su  tematiche chimiche  per  un’associazione  culturale (Chimicare); sono inoltre entrato a far parte di un team di traduttori sottotitolando  in italiano  alcuni  video  scientifici divulgativi  per  TED –  ideas  worth  spreading.

Sono orientato a impiegarmi nuovamente in un laboratorio di analisi, accetto tuttavia mansioni di controllo qualità, conduzione impianti di depurazione o qualsiasi altro impiego adatto alle mie competenze. Sono disponibile ad effettuare turni, straordinari (anche notturni e festivi), reperibilità, trasferte e a qualsiasi tipologia di contratto. La mia ricerca è rivolta al Piemonte e zone limitrofe, ma sono anche disponibile a trasferirmi ovunque in Italia o all’estero.

Ho sempre amato la Scienza, fin da bambino ho creduto fermamente che il mio destino vi fosse legato indissolubilmente per motivi che ancora ignoro, o forse solo perché mi sembrava di capirla. Ho iniziato a lavorare come lavapiatti a sedici anni in una birreria fino alle 3 di notte per riuscire a mantenermi durante gli ultimi anni della scuola secondaria, pur di ottenere l’ambìto diploma da tecnico di laboratorio. Già, perché partivo con il comune svantaggio di essere nato povero e senza genitori.

Dopo il servizio militare ho trovato subito lavoro in una grande azienda. Ero al settimo cielo, anche se si trattava di un semplice impiego come operaio addetto alle linee galvaniche. Mi trovavo a mio agio anche durante i lunghi turni di notte, ero circondato da sostanze chimiche: il solfato di rame, l’anidride cromica, l’acido solforico e la soda inebriavano l’atmosfera di rassicuranti futuri. Quelle vecchie vasche con i contatori analogici e gli amperometri a lancetta mi erano amiche al punto che giravano come orologi svizzeri. Approfondii subito le indispensabili leggi di Faraday direttamente sul campo, mentre le reazioni di ossido-riduzione che avvenivano durante le elettrodeposizioni non rappresentavano alcun mistero per me, le ho sempre padroneggiate con maestria data la mia innata passione per le trasformazioni chimiche, in particolare le redox, al punto che i coefficienti mi venivano spontanei, senza nemmeno soffermarmi a calcolarli.

lab3Un anno e mezzo dopo, mi convocano in ufficio. L’allora responsabile del laboratorio aziendale mi aveva adocchiato come candidato a lavorare per lui. Non potevo chiedere di meglio, finalmente ero nel mio ambiente prediletto, un vero laboratorio pieno di strumenti straordinari, scintillanti alambicchi, potenti computer  e soprattutto colleghi amichevoli. Inutile aggiungere che ho dato tutto me stesso in quel laboratorio dove ho passato 25 anni fantastici e pieni di soddisfazioni. Nel tempo la mia esperienza cresceva in modo trasversale, data la molteplicità di problemi che mi trovavo ad affrontare. Dalle semplici titolazioni alla spettrofotometria UV-visibile, dalla reologia con un viscosimetro manuale che esprimeva ancora i risultati in Poise alle analisi merceologiche delle materie prime con dinamometri, abrasimetri, rigidometri, sclerometri, ruvidimetri, porosimetri e decine di altri strumenti di misura tanto insoliti quanto affascinanti.

E poi venne la gascromatografia, un vero e proprio colpo di fulmine. Credo di essere stato uno dei primi a pretendere un’apparecchiatura simile assolutamente priva di bombole di gas sotto pressione. Ricordo che nemmeno il fornitore ci credeva. Proposi infatti di includere un generatore di idrogeno che fungesse sia da carrier che da combustibile per il rilevatore FID e nonostante lo scetticismo diffuso, alla fine funzionava egregiamente. Le analisi risultavano performanti e il risparmio dovuto al mancato approvvigionamento continuo di bombole (compresa la costruzione di una cella a loro dedicata per la sicurezza), sostituite con pura e semplice acqua distillata mi riempivano di orgoglio.

depuDurante questo periodo sono stato anche conduttore dell’impianto interno di trattamento acque reflue, con piena responsabilità. Mi sono occupato di ogni singolo aspetto che riguardava quell’impianto, dalle manutenzioni che venivano sistematicamente procrastinate mio malgrado, ai miglioramenti nell’ottica di risparmio delle risorse e aumento dell’efficienza, affinando i dosaggi dei reattivi, curando le tarature delle sonde elettrochimiche, studiando possibili modifiche che venivano costantemente bocciate semplicemente perché avevano un costo, incuranti dei benefici anche economici che potevano apportare. Ciò nonostante ho rappresentato in prima persona l’azienda durante i controlli ambientali con gli ispettori istituzionali uscendone sempre egregiamente al punto da ottenere il famoso bollino blu per la tutela delle acque per molti anni fino alla conversione del sistema alla certificazione ambientale ISO 14001 prima e  all’autorizzazione integrata ambientale (AIA) in seguito. La mia sensibilità per l’ambiente, il mio senso di responsabilità e il mio solido impegno in tal senso non mi hanno mai abbandonato.

E infine arrivò la crisi. Ho visto l’azienda smembrarsi a poco a poco, perdendo reparti che venivano inspiegabilmente smantellati, colleghi e competenze sacrificati nel nome dello snellimento aziendale per poter competere e agonizzare ancora un po’ in un mercato sempre più concorrenziale. Una corsa al ribasso senza sconti né pietà per nessuno fino all’improvvisa chiusura definitiva e senza appello. E nemmeno un cenno di sdegno da parte delle istituzioni quando si è saputo che l’intera produzione era stata delocalizzata altrove per evidenti interessi economici. A nessuno importava nulla della perdita di una delle principali realtà italiane del settore che scompariva del territorio nel più assordante silenzio mai udito.

Deciso a non seppellire la mia esperienza nell’oblio, ho sondato la possibilità di trasferirmi insieme alla produzione nel centro-sud iniziando un insostenibile calvario da pendolare durato quasi un anno e mezzo in un ambiente deleterio, al punto da rischiare la mia integrità psicologica consapevole che di li a poco sarei stato comunque di troppo. La mia funzione aveva perso ogni importanza, qualità e ambiente diventavano ogni giorno più irrilevanti e io cominciavo a cercare sempre più assiduamente soluzioni alternative che non arrivavano mai.

Ho passato un anno intero percependo il misero sussidio di disoccupazione con tutti i sensi di colpa annessi per poi decidere di rischiare l’ultima carta. Ho quindi azzardato la via della partita IVA, aprendo uno studio grafico artigianale, mica potevo aprire un laboratorio chimico, no? All’inizio sembrava promettente, i clienti arrivavano titubanti, ma ne uscivano soddisfatti. Ho creato layout per biglietti da visita, volantini, locandine, manifesti, calendari, ho stampato magliette, felpe, indumenti da lavoro, borse di cotone con i loghi proposti. Centinaia di preventivi, ma poche richieste concrete. Amen, non sono mai stato un buon venditore e le imposte hanno fatto il resto. L’attività non era sostenibile e sono stato costretto a chiuderla con infinita vergogna e disappunto.

nucleoOra sono qui sul divano, aspettando una chiamata che non arriverà mai. Ho una figlia all’università, un’altra in infortunio, una moglie deliziosa che mi da tanta forza con la sua volontà oltre a un vecchio ma adorabile cagnone salvato da un canile. Sono iscritto al centro per l’impiego e a tutte le agenzie per il lavoro da tempo, oltre ad aver mandato il mio curriculum a tutte le aziende del territorio in cui vivo tramite i loro siti nella sezione “lavora con noi”. In questi ultimi quattro mesi ho inviato  715 candidature rispondendo a 653 annunci e autocandidandomi a 62 aziende private, collezionando pochissime di quelle risposte automatiche che recitano ““la ringraziamo per averci contattato, se interessati le faremo sapere…” e centinaia di inspiegabili “non idoneo” e “purtroppo il suo profilo non risponde ai requisiti richiesti”. Sono stato contattato per un colloquio conoscitivo una sola volta, probabilmente perché l’agenzia aveva bisogno di raggiungere un minimo numero di candidati da presentare all’azienda committente. Naturalmente oltre a ogni ricerca di personale del mio campo, ho risposto anche a posizioni non inerenti la mia specifica attitudine, ma che tuttavia avrei potuto assolvere senza problemi: operaio generico, magazziniere, autista, grafico, fattorino, corriere, portiere, centralinista, custode e perfino necroforo senza alcun riscontro. Anche le mie poche conoscenze influenti si sono eclissate in seguito alle mie richieste di aiuto. Inutile aggiungere che quei numeri aumentano ogni giorno che passa in un indomabile  virgulto di speranza.

Sono arrivato alla conclusione che il sistema dei centri per l’impiego e le agenzie private non sono all’altezza della loro missione. L’offerta non arriva alla domanda, oppure vi arriva offuscata. La discriminazione in favore delle categorie protette o dei giovani che possono beneficiare dei bonus fiscali è elevatissima, anche se l’annuncio riporta che l’offerta è destinata ad ambosessi di qualunque età a norma di legge. In ultima analisi l’azienda seleziona chi più gli conviene, mica chi è più qualificato. Anche la distanza dalle aziende che cercano è determinante al punto che diventa un requisito più importante delle capacità individuali, contro qualsiasi logica.

Sono alla frutta, ricevo costantemente ingiunzioni di pagamento e le bollette si stanno accumulando pericolosamente. Ho già saltato due rate del mutuo acceso in un periodo florido, quando non c’era alcun segnale di un tale decadimento. La disperazione ha ormai lasciato il posto alla rassegnazione. Questo sicuramente sarà il mio ultimo grido di speranza su questo blog e ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini e che mi hanno seguito, scusandomi per le mancate risposte alle vostre domande di quest’ultimo periodo.

Se desiderate contattarmi per un lavoro, lasciate un messaggio: vi risponderò quanto prima allegando un curriculum aggiornato.

Annunci

Punti di vista neutrali cercasi per valutazione ricerche su OGM, astenersi perditempo!

Dichiarazione di conflitti di interessi: come forse sapete sono abbastanza contrario alla sperimentazione animale indiscriminata, pertanto la mia opinione sugli studi scientifici che si avvalgono di questa pratica è decisamente negativa, sebbene ciò non esclude che vengano utilizzati diffusamente al fine di dimostrare qualunque cosa si desideri. Non sono pagato dalla Monsanto e devo ammettere che non provo grande simpatia per quest’azienda dagli introiti multimiliardari, ma nemmeno per altri protagonisti di questa storia, come l’EFSA o Monsieur Séralini, i quali neppure loro, ahimè, mi pagano per scrivere.

gmo_dees-500x444Facciamo il punto della situazione, l’ondata di criticismo scientifico che si è riversata sui risultati di uno studio francese che ha riscontrato gravi conseguenze sui ratti alimentati con mais geneticamente modificato, non accenna a sfumare, anzi promette di montare come l’albume di un uovo geneticamente inalterato.

Gli autori dello studio pubblicato sul numero di Novembre di Food and Chemical Toxicology, tra cui spicca Gilles-Eric Séralini ricercatore e professore di biologia molecolare, attualmente fronteggiano le pressioni intense da parte di coloro che vorrebbero esaminare la documentazione completa di tutti i dati che hanno portato alla discussa conclusione, ovvero che il gruppo dei ratti foraggiati per due anni con mais resistente al glifosato (un brevetto Monsanto caratterizzato dalla sigla NK603) hanno sviluppato molti più tumori e sono morti in anticipo rispetto al gruppo di controllo. A dirla tutta, dallo studio emerge che i topi manifestano tumori anche quando l’acqua somministrata conteneva una traccia (0,1 parti per miliardo) dell’erbicida incriminato. Proviamo ad approfondire…

Continua a leggere

Carpe Carbo Diem (La guerra impossibile contro il carbonio)

Dum loquimur fugerit invida

aetas: carpe [carbo] diem, quam minimum credula postero

(Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse.

cogli l’attimo [e il carbonio], confidando il meno possibile nel domani)

In tutto il mondo durante il 2011 sono state prodotte almeno 35 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio, questo significa che ogni giorno dell’anno circa cento milioni di tonnellate di CO2 arricchiscono l’atmosfera di uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra. Una produzione che diventa sempre più preoccupante e genera allarme per gli effetti a lungo termine che potrebbe generare. Urge quindi una ricerca rivolta alla risoluzione di questo impellente problema, con tutti i mezzi a disposizione, ma soprattutto che assicuri la sua sostenibilità evitando di intraprendere percorsi che comportino rischi che potrebbero rivelarsi peggiori della situazione attuale.

Una ricerca che non è affatto semplificata dall’incessante dibattito più che altro politico (e patetico, il più delle volte) o ideologico che contamina la scienza con reazioni sicuramente controproducenti. Il problema però sembra essere molto più complesso di quanto inizialmente delineato, e i rimedi proposti finora si perdono spesso nel bilanciamento poco equilibrato tra i pro e i contro.

Proviamo ad approfondire con qualche riflessione, evitando di scadere nelle annose diatribe come la causalità tra concentrazione atmosferica di CO2 e aumento delle temperature e soprattutto nel poco noto paradosso verde, il quale è di natura prettamente economica esulando pertanto dai nostri scopi.

Continua a leggere

Tutto il fascino della chimica nelle candele di Natale

Tanto tempo fa, quando l’illuminazione casalinga era dominata da tremolanti fiammelle che consumavano un timido stoppino immerso in un cilindro di cera solida, forse era più facile viaggiare all’interno di quel mondo fantastico generato da chi osava curiosare in quegli strani “meccanismi” della natura, scoprendo al termine di un lungo percorso anche i più piccoli segreti chimici che una misera candela nascondeva dietro la sua scontata semplicità!

Dalla cera delle api, all’estratto di cannella, dal grasso dei pesci candela al sebo dei mammiferi, numerosi e diversi sono stati i materiali utilizzati per la manifattura delle candele, eppure per tutti quanti è possibile riassumere la reazione di combustione in una singola formula esaustiva che li comprende indiscriminatamente:

Un’equazione come questa fornisce in modo diretto e semplificato l’informazione di come inizia e come termina una qualsiasi combustione che si verifica accendendo (anche) una candela, tuttavia possiamo facilmente immaginare che le cose siano un tantino più complesse, e si potranno (ri)scoprire proseguendo nella lettura, ma solo se siete altrettanto curiosi di quanto lo furono i fortunati allievi di Faraday durante le sue lezioni …

Continua a leggere

La previsione degli effetti delle molecole bioattive

Nel romanzo “The Minority Reportdi P.K.Dick la prevenzione dei crimini era affidata ad una squadra di tre mutanti, i precog, veggenti in grado di prevedere il futuro, anche se non tutti lo prevedevano allo stesso modo. Nel mondo reale, sostituendo il crimine con la malattia, diventa invece sempre più realistico l’impiego dell’analisi predittiva come modello di ricerca per la caratterizzazione delle attività biologiche di molecole naturali e artificiali, rivolto alla creazione di nuovi farmaci e principi attivi dalle proprietà inedite.

Il coinvolgimento di diverse aree di competenza come la chimica, la biochimica, la biologia molecolare, l’immunologia e naturalmente la bioinformatica naturalmente richiede la stretta collaborazione di esperti in ciascun campo specifico e la crescita dell’interesse per le parole chiave “predictive analytics” è evidente, soprattutto in questi ultimi due – tre anni, e non solo in campo terapeutico, occupando sempre più spazio anche nelle pubblicazioni scientifiche con impact factor assolutamente rispettabili.

ResearchBlogging.orgIn linea generale, esaminando la letteratura disponibile sull’argomento, è possibile accorgersi che molti prodotti naturali, come gli estratti o gli oli essenziali, spesso rivelano nuove e interessanti proprietà terapeutiche, esprimendo ad esempio attività antitumorali, antivirali, antiinfiammatorie e altro ancora.
Continua a leggere

Fermentazioni alternative: lo strano rapporto fra batteri e idrogeno

Rendering strutturale molecolare dell'enzima Fe-Ni Idrogenasi. Imagecredit: Instituto de Tecnologia Química e Biológica

Tra le diverse tecnologie conosciute per la produzione di idrogeno, l’impiego dei batteri e delle biotecnologie applicate, forse rappresenta l’alternativa più promettente per sostituire i combustibili fossili e altri sistemi di accumulo energetico basati sull’energia chimica. Oggi quasi la metà del fabbisogno di idrogeno viene soddisfatto tramite il reforming del gas naturale, il 30% deriva da oli pesanti e nafta, il 18% da carbone, solo il 4% da elettrolisi e infine circa l’1% è prodotto da biomassa. Una situazione che affonda la sua insostenibilità nello scarso rendimento energetico delle tecniche più gettonate, e nella contemporanea produzione di biossido di carbonio, il fatidico e gravoso residuo finale di ogni ossidazione organica.

Con questi presupposti non è difficile indovinare che per liberarsi dalla produzione collaterale di anidride carbonica nello sfruttamento dei vettori energetici come l’idrogeno, bisogna necessariamente modificare il paradigma produttivo, riducendo o addirittura eliminando del tutto le fonti non rinnovabili e incentivando la ricerca in una direzione che permetta di sganciarsi da questo abuso delle risorse naturali e che allo stesso tempo consenta di operare a temperatura ambiente.

La scoperta che alcune alghe verdi producono idrogeno in particolari condizioni risale addirittura al 1939, quando Hans Gaffron si accorse che la Chlamydomonas reinhardtii sospendeva la generazione di ossigeno (tramite la fotosintesi) per emettere idrogeno, ma non fu mai in grado di spiegarne il meccanismo. Solo 60 anni dopo, nel 1999, il professor Anastasios Melis dell’Università di Berkeley in California svelò l’arcano: privando l’alga di zolfo e ossigeno si crea la condizione ideale per sostenere la produzione di idrogeno per un certo periodo. Chiaramente l’interesse per questo tipo di ricerche è sempre stato offuscato dalle priorità in voga nell’ultima metà dello scorso secolo, principalmente di stampo nucleare e petrolifero per intenderci, altrimenti in questo momento ci troveremmo ad utilizzare agevolmente sistemi a impatto zero per i nostri fabbisogni energetici. Qualcuno azzarda che un impegno pari a quello del progetto Manhattan avrebbe risolto da tempo ogni ostacolo tecnico, e che a quest’ora un’economia dell’idrogeno sarebbe stata ampiamente sostenibile comportando un progresso senza pari e in totale rispetto dell’ambiente.

Continua a leggere

Carnevale della Chimica #3 – L’acqua: una soluzione chimica!

Volevamo stupirvi con effetti speciali, ma questo è il carnevale della chimica, per cui ne uscimmo completamente bagnati…

È per me un immenso piacere porgervi un caloroso benvenuto alla lettura di questa terza edizione del Carnevale della Chimica, strepitosamente inondata dalle partecipazioni di un gran numero di illustri ospiti e  amici e sono davvero onorato di avere l’opportunità di presentarvi una rassegna di tutti i loro eccellenti contributi! Per me questa è la prima volta che ricopro il ruolo di “conduttore” per un carnevale, pertanto vi chiederei di essere indulgenti se commetterò qualche leggerezza, e mi raccomando, fatemelo notare!

Colgo l’occasione anche per esporre per la prima volta il bellissimo nuovo logo disegnato da Francesco che ha superato con successo la selezione, un emblema che aiuterà la “chimica da divulgare” a emergere dalla sua immeritata ombra di anonimato, interessando così anche il grande pubblico, nella speranza di esorcizzare antiche, radicate e irrazionali paure, una materia, una filosofia,  la chimica, che non può non coinvolgere da vicino ognuno di noi nelle quotidianità e nelle singolarità delle nostre esistenze materiali.

Come eloquentemente anticipato dal titolo, il filo conduttore del carnevale di questo mese verte sulle soluzioni offerte da una molecola comunissima e per niente banale come l’H2O.  Non saprei cosa potrebbe rappresentare meglio la chimica se non l’approfondimento di ciò che sta dietro alla semplice coniugazione covalente e un po’ polare che si verifica quando un atomo di ossigeno accoglie nel suo angolare abbraccio due vivaci atomi di idrogeno.

Ladies and gentleman … “Taca banda”!

Continua a leggere

La sindrome di Fukushima

La centrale di Fukushima. (Imagecredit: GreenPacks

Il terremoto di Sendai di ieri 11 marzo (東北地方太平洋沖地震, Tōhoku Chihō Taiheiyō-oki Jishin, letteralmente “Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell’Oceano Pacifico”) è stato un evento sismico di magnitudo 8,9 con epicentro in mare e con successivo tsunami. Si è generato a largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:45:23 locali (05:46 UTC, 06:46 in Italia), alla profondità di 24,4 km. Attualmente è il più potente sisma mai registrato in Giappone, il quinto sisma più forte registrato con i moderni sismografi, e l’ottavo di sempre.

La centrale nucleare di Fukushima n. 1, chiamata anche Fukushima Dai-ichi, è un impianto situato nella città di Okuma appartenente al  distretto di Futaba della prefettura di Fukushima. Con sei unità separate posizionate all’interno del sito con una potenza combinata di 4,7 GW, Fukushima I è uno dei 25 maggiori impianti di tutto il mondo, ed è stato il primo ad essere costruito e condotto dalla TEPCO (The Tokyo Electric Power Company).  Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati sulle cronache di questo reattore impazzito.

Continua a leggere

Click chemistry, la pragmaticità della chimica in discussione?

Sintesi efficace di architetture molecolari meccanicamente interconnesse. Imagecredit: The Chemical Society of Japan (doi:10.1246/bcsj.80.1856)

In questi ultimi dieci anni le antologie di chimica organica si sono arricchite di un nuovo e importante capitolo. La click chemistry, forse traducibile come la “chimica a scatto”, è una filosofia della chimica moderna introdotta all’inizio di questo millennio da Karl Barry Sharpless (premio Nobel per la chimica nel 2001), distinguendo una categoria di sintesi molecolari condotte in maniera rapida ed efficace grazie all’impiego di quantità minime di reagenti.

ResearchBlogging.org

Le applicazioni sono molteplici e le tecniche mirano a soddisfare i più verdi auspici previsti dalle pratiche della Green Chemistry, tuttavia è necessario un certo equilibrio tra pragmaticità e sostenibilità, per evitare di scadere in un facile opportunismo, o peggio ancora, nella bieca speculazione.

Continua a leggere

Emergenza acqua biologicamente contaminata: una nuova soluzione

Esiste un’impellente necessità di trovare nuovi metodi per la potabilizzazione delle acque, più pratici ed economici di quanto disponiamo attualmente. Catastrofi naturali come alluvioni, tsunami, terremoti spesso sono accompagnate dalla diffusione di malattie anche letali, come la gastroenterite, la giardiasi e persino il colera, a causa della mancanza di una fonte immediata da cui attingere acqua potabile. Adesso un team di ricercatori della McGill University ha compiuto un passo fondamentale verso la creazione di un sistema portatile e a buon mercato, basato su un semplice filtro cartaceo rivestito da nanoparticelle di argento pronto per essere utilizzato in casi di emergenza, limitando il rischio di assumere acqua contaminata.

Continua a leggere

Freeman Dyson e Steve Connor, epistole impertinenti sui cambiamenti climatici

Steve Connor e Freeman Dyson. Imagecredit: The Independent

Il professor Freeman Dyson, classe 1923, è un illustre fisico teorico e matematico statunitense di origine britannica, famoso per i suoi studi sulla teoria quantistica dei campi, sulla fisica dello stato solido, e molto altro ancora. I suoi amici lo descrivono come una persona timida e schiva, con una vena di contrappunto che i suoi amici trovano rinfrescante, ma che i suoi oppositori subiscono con esasperazione. Il suo amico, il neurologo e scrittore Oliver Sacks, ha detto che “la parola preferita da Freeman sul fare scienza ed essere creativi, è il termine ‘sovversivo‘. Egli non pensa solo che sia piuttosto importante non cadere nell’ortodossia, ma bisogna anche essere sovversivi, ed è proprio ciò che ha fatto per tutta la vita”. [1]

Su Steve Connor, ahimè, non sono riuscito a trovare molte informazioni, è attualmente science editor del noto tabloid britannico The Independent e qui potete trovare una panoramica del suo operato.  Ben Goldacre, editorialista della rubrica scientifica Bad Science, ospitata dal quotidiano The Guardian, scrive di lui sul suo blog, definendolo un uomo “arrabbiato” e associandolo addirittura agli omeopati quando si tratta di rabbia. Riconosco che questa presentazione possa risultare palesemente sbilanciata, tuttavia trovo più interessante riflettere sui contenuti dello scambio di e-mail in cui Steve Connor chiede allo scienziato ribelle perché egli sia uno dei pochi veri intellettuali ad essere così sprezzante sul diffuso consenso per il riscaldamento globale e la sua origine antropica.

Quanto segue è la traduzione, un po’ frettolosa in verità, dell’interessante botta e risposta tra i due, incentrata sullo scetticismo di Dyson nei confronti del Global Warming. [2]

Continua a leggere

Te la do io l’acqua minerale!

L’acqua minerale in bottiglia è un ode al consumismo più irrazionale che si possa concepire, gli italiani anche in questo non sono secondi a nessuno, con i loro bei 200 litrozzi e passa di varie effervescenze. Non si bada a spese, esistono acque minerali che superano perfino la soglia psicologica di un euro a bottiglia, forse tra gli oligoelementi contenuti vi sarà qualche traccia di metalli nobili, magari una pagliuzza d’oro ogni mille bottiglie? Chissà.

Eppure le vendite lievitano senza conoscere crisi, il polietilene tereftalato si accumula mescolandosi con altre plastiche che vanificano il riciclo e l’acqua in bottiglia continua a percorrere centinaia di chilometri fuori dagli acquedotti perché viaggia allegramente su gomma, senza contare che per  la produzione di ciascun contenitore trasparente occorrono ben 100 ml di petrolio e 600 ml di acqua!

Insomma in questa fiera del paradosso bagnato non manca proprio nulla, nemmeno che con questo comportamento ogni italiano in media produce ben 23 kg di CO2 all’anno, i quali non sono affatto compensati dal biossido di carbonio usato per rendere l’acqua innaturalmente frizzante!

Burp a parte, bastano due conti per accorgersi che investire in un gasatore da circa 80€ potrebbe rivelarsi una strategia vincente, se proprio non ci si accontenta della semplice acqua di rubinetto. Tuttavia lo scoglio da superare è tutt’altro che semplice, la giuria è di quelle più terribili: il nostro gusto personale e la nostra imperscrutabile psiche, i fondamenti dell’organolettica! Già, perché, checché se ne dica, l’acqua che sgorga dalle fonti casalinghe, sebbene ipercontrollata, è ben lungi dal possedere un gusto competitivo, e tutte le alternative diventano presto dei meri surrogati per le acque imbottigliate che si acquistano al supermercato.

ResearchBlogging.org

La differenza si percepisce soprattutto tra i palati più sensibili, anche a causa del diverso contenuto di sali minerali, spesso le nostre potabili sono ricche di calcio e magnesio, e le loro concentrazioni, insieme a un certo retrogusto cloroso, riescono a scoraggiare anche il meno sensibile degli assaggiatori.

Per questo, molti chimici si sono chiesti se è possibile riprodurre esattamente il sapore delle acque naturali aggiungendo un sapiente cocktail di sali, eventualmente concludendo l’opera con un’opportuna gasatura, una vera e propria acqua minerale fai-da-te, insomma. Con un po’ di googling, si trovano facilmente alcune ricette, dalle più semplici che suggeriscono l’innocua aggiunta di qualche granello di bicarbonato di sodio, a quelle più elaborate che si “cucinano” con solfato di magnesio, cloruro di calcio e bicarbonato di potassio, ve ne è perfino una che prevede la produzione di bicarbonato di magnesio, ottenuto neutralizzando l’idrossido di magnesio con acido carbonico.

Qualcuno però è andato ben oltre, ecco il calcolatore stechiometrico per clonare qualsiasi acqua minerale! Incuriositi?

Continua a leggere

Nucleare? Un futuro da precario!

Le ultime notizie sull’energia che circolano in rete a volte sconfinano nel paradossale. Certo, quando si tratta di propinare dati improbabili oppure complicate dimostrazioni matematiche sulle millemila velleità del comparto nucleare, è facilissimo costruirsi delle ottime figure. Il problema è che qualcuno potrebbe crederci davvero, e allora non è proprio colpa sua se poi si propaganda di 10-12.000 fantasiosi posti di lavoro, quando negli Stati Uniti l’industria nucleare occupa, indotto compreso, meno di 500 persone per reattore. Cari aspiranti ingegneri nucleari e volenterosi operatori che auspicate di procurarvi qualche vantaggio dalle promesse del carrozzone nucleare che si vorrebbe impiantare sul nostro Bel Paese, non illudetevi, per voi non ci sarà posto!

Già, perché è uso comune impiegare operai che parlano lingue diverse, forse per preservare il segreto industriale, chissà. Ad Olkiluoto, in Finlandia, circa il 30% della forza lavoro è di origine polacca e questo, naturalmente, ha creato grossi problemi di comunicazione, rallentando enormemente i lavori.

La crisi del nucleare non conosce tregue, e i baluardi designati a rappresentare questa tendenza sono proprio gli ultimi nati della cosiddetta terza generazione, il CANDU, l’EPR e l’AP1000, tanto per citare quelli che hanno preso più piede. Proseguite a vostro rischio e pericolo, e naturalmente con un pizzico di capsaicina!

Continua a leggere

Un depuratore che va a … piselli!

La chimica verde talvolta può sorprendere per la sua capacità di stravolgere le consuete regole del gioco applicate alla sostenibilità ambientale. Ricordate il cotone nanotech e gli alberi dei miracoli?

Il trattamento tradizionale delle acque reflue contaminate da metalli pesanti provenienti da processi industriali come le concerie, trattamenti galvanici e comparto tessile, in cui è previsto l’impiego di abbondanti quantità di reagenti chimici, spesso deve fare i conti con costi e manipolazioni che comportano diverse criticità.

In particolare quando si rende necessario separare il cromo, le soluzioni consistono in una serie di passaggi intermedi generalmente distinti in acidificazione, riduzione dei cromati e successiva precipitazione in ambiente basico. Il tutto avviene con l’utilizzo di sostanze chimiche non proprio del tutto innocue, come acido solforico, cloruro di ferro (III), idrossido di sodio o di calcio, oltre ad una pletora di vari additivi.

ResearchBlogging.org

Adesso però un team di ricercatori della University of the Punjab di Lahore, Pakistan, propone un nuovo sistema che sfrutta le proprietà degli scarti agricoli, soprattutto di piselli (Pisum sativum), i quali sono ricchi di gruppi carbossilici e fenolici particolarmente adatti all’impiego come adsorbenti di metalli nelle acque di scarico. Il sistema è particolarmente vantaggioso, in quanto risolve agevolmente due problematiche (la depurazione dei reflui e lo smaltimento dei cascami), a cui vanno aggiunti la disponibilità, il basso costo e una ragionevole capacità di rimozione degli inquinanti, in piena compatibilità con gli auspici della chimica sostenibile. La ricerca è stata pubblicata nel terzo volume del 2010 di Green Chemistry.

Continua a leggere

The global experiment!

Allora, siete tutti pronti per assistere al più grande esperimento chimico di tutti i tempi? Come? Non ne sapevate nulla? Bene, allora è il vostro giorno fortunato perché se continuerete a leggere, scoprirete tutti i dettagli relativi all’evento che accompagnerà l’anno internazionale della chimica.

IYC2011, questo è l’acronimo per International Year of Chemistry, il 2011 appunto, il quale verrà inaugurato ufficialmente con una cerimonia di apertura il prossimo 27 gennaio a Parigi presso il Quartier Generale dell’UNESCO, in Place de Fontenoy, con la partecipazione di note personalità ed eminenti scienziati provenienti da tutto il mondo.

Fabienne Meyers, direttore associato della IUPAC, si augura che la partecipazione al progetto dell’esperimento epocale coinvolgerà almeno 10.000 scuole in tutto il pianeta, e in effetti le sottoscrizioni per l’iniziativa arrivano copiose dai quattro angoli del globo. L’invito è rivolto a tutti gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori tramite i loro docenti, ed esploreranno per l’occasione una delle risorse della Terra più critiche e importanti per il nostro futuro: l’acqua.

Continua a leggere

Fotosintesi alternative: la Vespa orientale e la xantopterina

Passatemi l’incipit fin troppo stereotipato di questi tempi, ma la recente e controversa rivelazione della NASA sulla biochimica all’arsenico di certi batteri,  impone una straordinaria cautela nel trattare argomenti che infrangono il limite delle conoscenze ormai date per assodate. Fin dalle scuole dell’obbligo ci insegnano che la fotosintesi è un processo biologico veicolato dalla luce del sole allo scopo di sostenere la vita vegetale. Sebbene alcuni dei passaggi della fotosintesi non siano ancora stati del tutto chiariti o esplorati, il quadro complessivo del sistema biochimico è ben noto fin dal 19° secolo.

ResearchBlogging.orgPossiamo pertanto accettare con sincera flessibilità la scoperta di una nuova variante della clorofilla in grado di utilizzare la parte infrarossa dello spettro elettromagnetico, possiamo stupirci con razionalità quando si presentano curiose simbiosi tra cianobatteri e specie animali che ne traggono qualche vantaggio, come i coralli, le spugne e le anemoni marine, perfino le salamandre possono vantare un caso!

Come si reagisce invece alla notizia che un tipo di vespide monta sul suo posteriore un paio di sfavillanti pannelli solari gialli in grado di assicurare il necessario supporto energetico durante le frenetiche e incessanti attività edili diurne?

Continua a leggere

La biochimica velenosa della NASA

Un ingrandimento dei batteri GFAJ-1 coltivati con arsenico. Imagecredit: Wikimedia Commons

Finalmente la NASA ha ammesso di aver raccolto incontestabili prove dell’esistenza di microorganismi alieni terrestri che riescono a metabolizzare anche l’arsenico!
Ecco la notizi(ol)a che avrà deluso intere schiere di esobiologi in erba e non solo. E giù di nuovo a sentenziare inverosimili ipotesi di complotti per occultare le prove e insabbiamenti Roswell-style ad esclusivo impiego di chi frigge la solita aria. Tuttavia la ‘scoperta’ è in ogni caso degna di essere approfondita e va giustamente evidenziata, anche con questi metodi che ne esaltano una certa spettacolarità. In fondo la scienza va divulgata con ogni mezzo possibile, e ben vengano questi metodi che rompono gli schemi usuali del comunicato stampa arido, impersonale e monocorde dedicato ad un pubblico di soli addetti. Ma cosa c’è di veramente nuovo, cosa sfugge allo spettatore medio, cosa si nasconde nelle verità nei dettagli che i media generalisti non ci dicono, o non sanno dirci?

Continua a leggere

Benzina dalle formiche!

Un catalizzatore basato sul ferro per la riduzione di bicarbonato a formiato. Imagecredit: WILEY-VCH

Sembra talmente banale, una di quelle idee spiazzanti e sotto gli occhi di tutti, che tuttavia a causa di quell’ottica vigente totalmente stereotipata che nasconde anche l’intuizione più evidente, rimane sempre in secondo piano.

La domanda è semplicissima e non nascondo di essermela posta molte volte anche io: le formiche sono la chiave per il carburante del futuro?

L’acido formico (HCOOH) il più semplice acido organico che deve il suo nome proprio alle formiche, nel cui organismo viene sintetizzato e che lo usano come veleno urticante, rappresenta una delle molecole ideali per immagazzinare l’idrogeno, in maniera efficace e sicura e potrebbe diventare il “serbatoio” energetico rifocillato da energie rinnovabili per alimentare le automobili del XXI secolo, che è già iniziato, non dimentichiamolo, anche se forse non sembrerebbe…

Continua a leggere