Punti di vista neutrali cercasi per valutazione ricerche su OGM, astenersi perditempo!

Dichiarazione di conflitti di interessi: come forse sapete sono abbastanza contrario alla sperimentazione animale indiscriminata, pertanto la mia opinione sugli studi scientifici che si avvalgono di questa pratica è decisamente negativa, sebbene ciò non esclude che vengano utilizzati diffusamente al fine di dimostrare qualunque cosa si desideri. Non sono pagato dalla Monsanto e devo ammettere che non provo grande simpatia per quest’azienda dagli introiti multimiliardari, ma nemmeno per altri protagonisti di questa storia, come l’EFSA o Monsieur Séralini, i quali neppure loro, ahimè, mi pagano per scrivere.

gmo_dees-500x444Facciamo il punto della situazione, l’ondata di criticismo scientifico che si è riversata sui risultati di uno studio francese che ha riscontrato gravi conseguenze sui ratti alimentati con mais geneticamente modificato, non accenna a sfumare, anzi promette di montare come l’albume di un uovo geneticamente inalterato.

Gli autori dello studio pubblicato sul numero di Novembre di Food and Chemical Toxicology, tra cui spicca Gilles-Eric Séralini ricercatore e professore di biologia molecolare, attualmente fronteggiano le pressioni intense da parte di coloro che vorrebbero esaminare la documentazione completa di tutti i dati che hanno portato alla discussa conclusione, ovvero che il gruppo dei ratti foraggiati per due anni con mais resistente al glifosato (un brevetto Monsanto caratterizzato dalla sigla NK603) hanno sviluppato molti più tumori e sono morti in anticipo rispetto al gruppo di controllo. A dirla tutta, dallo studio emerge che i topi manifestano tumori anche quando l’acqua somministrata conteneva una traccia (0,1 parti per miliardo) dell’erbicida incriminato. Proviamo ad approfondire…

File:GHS-pictogram-acid.svgFile:GHS-pictogram-pollu.svgFaccio una piccola parentesi. Il glifosato è un erbicida ad ampio spettro specializzato nelle infestanti annuali note per competere con le piantagioni commerciali di tutto il mondo. Fu scoperto nel 1970 dal chimico John E. Franz che allora lavorava in Monsanto, procurandole un brevetto sfruttato da allora fino al 2000, anno in cui è scaduto, con il nome commerciale di Roundup. Si trattava di un business da decine di migliaia di tonnellate annue per un prodotto che aveva del miracoloso, data l’indubbia efficacia e la presunta bassa tossicità residua dopo i trattamenti, che procurò non pochi grattacapi, tra le frodi scientifiche conclamate, le pubblicità ingannevoli condannate e le preoccupazioni sugli effetti a lungo termine sull’uomo e sull’ambiente che persistono tutt’oggi. D’altra parte i rischi sono anche evidenziati dai simboli e dalle frasi di rischio che lo marchiano (R 51/53: Tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente acquatico e R 41: Rischio di lesioni oculari gravi), quindi non si può dire sia proprio un agnellino.

Chimicamente il glifosato è un analogo amminofosfonico dell’aminoacido più semplice, la glicina, ovvero nella sua molecola un idrogeno del gruppo amminico è stato sostituito con un gruppo fosfato. La sua molecola tuttavia contiene ancora diversi atomi di idrogeno ancora dissociabili, specialmente quello del gruppo fosfato che va a finire sul gruppo amminico, al punto da conferire una certa bioreattività e a trasformare il glifosato in uno zwitterione, una specie neutra con cariche elettriche positive e negative localizzate in punti particolari della molecola (in corrispondenza dei gruppi funzionali) che assume così le proprietà tipiche delle molecole polari come la solubilità in acqua (circa 12 g/L a temperatura ambiente). Attenzione però a non confonderlo con un dipolo. Il glifosato uccide le piante interferendo con la sintesi degli aminoacidi aromatici: la fenilanina, la tirosina e il triptofano. Il suo effetto inibisce l’enzima EPSPS che catalizza una serie di reazioni che producono i precursori degli aminoacidi citati, i quali sono parte integrante della sintesi proteica e della produzione di metaboliti secondari come i folati, gli ubichinoni e il naftochinone, tutti step essenziali della biochimica vegetale e non solo. Esistono infatti altri studi che evidenziano gli effetti del glifosato e di altri fenossierbicidi sulle attività di trasformazioni epatiche e intestinali nei ratti che dovrebbero mettere in guardia da eventuali abusi della sostanza (anche se non stupefacente). Dato che il glifosato viene assorbito dalle foglie, esso è efficace solo per piante nella loro fase di crescita, quindi non è adatto a prevenire la germinazione dei semi. Chiudo la parentesi.

La settimana scorsa due stroncature “autorevoli” entrambe decise a rigettare il paper di Séralini, esordiscono bruscamente rigettando le conclusioni in quanto non supportate dai dati presentati. Il progetto, il rapporto e l’analisi, così come presentato, sono inadeguati e l’articolo risulta di insufficiente qualità scientifica per essere considerato valido al fine di una valutazione del rischio secondo l’EFSA e il BfR tedesco.

Il principale dissenso da entrambe le revisioni punta il dito verso il limitato impiego di ratti (solo dieci per ciascun sesso in ciascuno dei sei gruppi di osservazione), anche se il numero è simile a quello utilizzato nella maggior parte di test precedenti sulla tossicità degli alimenti OGM, compresi quelli operati sullo stesso mais NK603 dalla Monsanto che ne sancivano l’autorizzazione commerciale. Bisogna aggiungere tuttavia che questi test sono condotti con un osservazione che dura 90 giorni, a differenza dei due anni di Séralini, come da prescrizioni dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), le quali raccomandano almeno il doppio delle cavie per osservazioni di durata superiore e almeno 50 individui per studi sulla cancerogenicità.

rat cancerCome se non bastasse, i ratti utilizzati sono del tipo Sprague Dawley, una selezione tra animali albini non consanguinei che, come rilevano le due reviews, sono soggetti a sviluppare tumori spontanei. Secondo gli Harlan Laboratories che hanno provveduto alla fornitura, i dati attestano una sopravvivenza di un terzo dei maschi e della metà delle femmine per un periodo di 104 settimane. Sempre le linee guida dell’OECD in questi casi sanciscono un tasso di sopravvivenza minimo del 50%, altrimenti ogni gruppo deve aumentare almeno a 65 individui per ciascun genere.

Esiste un’elevata probabilità che i risultati correlati all’incidenza dei tumori siano dovuti al caso, dato il basso numero di animali e l’innata predisposizione spontanea ai tumori legata al ceppo Sprague Dawley, secondo il rapporto dei tecnici dell’EFSA a cui si aggiunge l’European Federation of Biotechnology, un’organizzazione con sede in Spagna che rappresenta i ricercatori biotecnologi, istituti e compagnie europee del settore, che invoca la ritrattazione, descrivendo lo studio di Séralini un pericoloso caso di fallimento del sistema di peer review.

Dall’altro lato della staccionata lo stesso Séralini auspica una ripetizione dello studio, una serie di osservazioni rinforzerà le sue conclusioni rispetto all’incidenza dei tumori e alla mortalità, ma concorda anche che più ratti avrebbero incrementato la potenza statistica del suo studio, anche se aggiunge che la sperimentazione non era espressamente progettata per mostrare differenze sull’incidenza dei tumori in quanto non se le aspettava proprio, nessun test sugli alimenti OGM aveva mai suggerito un rischio di cancro.

Va detto che Séralini però ha posto i risultati sul cancro in primo piano, orchestrando un’offensiva mediatica iniziata verso la fine di agosto e che culmina nella pubblicazione di un libro e un film sul suo lavoro. Solo un gruppo di giornalisti selezionati hanno avuto accesso al documento sotto embargo e ciascuno di loro è stato fatto firmare un insolito accordo confidenziale che impedisce il confronto con altri scienziati prima della sua scadenza. I giornalisti ricevono spesso articoli di questo tipo coperti da embargo, nel tentativo di sollecitare verifiche indipendenti prima della pubblicazione. In questo caso non vi era alcuna possibilità di apertura a fronte di una penalità pari al costo dello studio (diversi milioni di euro) per i danni causati da un rilascio prematuro della ricerca.

Il comitato etico del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese (CNRS) è tra i primi fra quelli che biasimano l’offensiva nelle pubbliche relazioni come del tutto inappropriata per un dibattito scientifico obiettivo e  di qualità e ricorda ai ricercatori che operano su argomenti controversi la necessità di riportare i risultati al pubblico in maniera responsabile.

Nel frattempo Séralini persevera nel suo diniego di rendere disponibile qualsiasi ulteriore dato all’EFSA (e al BfR) fino a quando questi non renderanno pubblici tutti i dati che hanno concretizzato l’approvazione del mais NK603 per il consumo umano e quello animale. Inoltre ha criticato l’EFSA, e molti altri detrattori del suo studio, per un presunto conflitto di interessi, secondo il quale egli è stato attaccato in modo estremamente disonesto dalle lobby che si celano dietro quella fetta particolare della comunità scientifica.

red herringAnche Indipendent Science News, parte del Bioscience Resource Project, scende in campo con una linkatissima lettera aperta su Séralini e la Scienza, di cui vi riporto le conclusioni dopo avervi consigliato di leggerla integralmente e di notare il numero e la qualità dei sottoscrittori.

“Quando coloro con certi interessi tentano di sollevare dubbi irragionevoli su risultati sconvenienti, o quando i governi prodigano opportunità politiche scartando e selezionando a piacere dalla ricerca scientifica, essi allora compromettono la confidenza del pubblico nel metodo scientifico e nelle istituzioni, oltre a mettere gli stessi cittadini in condizione di rischio. Test di sicurezza, regole basate sulla scienza e lo stesso processo scientifico dipendono in maniera cruciale dalla fiducia diffusa in una comunità di scienziati devoti all’interesse pubblico e all’integrità professionale. Altrimenti il punto d’inizio per gli accertamenti su un prodotto scientifico sarà un processo di approvazione manipolato in favore del proponente, e supportato dalla sistematica soppressione degli scienziati indipendenti che lavorano nell’interesse del pubblico, così da inibire un dibattito scientifico onesto e razionale.”

Dello stesso avviso John Vidal, che dal Guardian contrattacca con le inconvenienti risposte di Séralini a ciascuna critica, che precisa infine un particolare che pochi hanno notato in mezzo a tutto il cancan. Lo studio di Séralini non verteva espressamente sui pericoli della tecnologia genetica, bensì sulla tossicità del glifosato usato sulle colture e cita Ottoline Leyser, direttore associato del Sainsbury Laboratory, University of Cambridge:

“Come la maggior parte dei dibattiti sugli OGM, questo studio ha molto poco da spartire con gli OGM. Gli autori non suggeriscono che gli effetti siano provocati dalle modifiche genetiche, ma descrivono gli effetti dell’erbicida e quelli attribuiti all’attività dell’enzima introdotto nel mais resistente al glifosato. Ci sono buone evidenze che i geni introdotti con le tecniche di ingegneria genetica comportano piccoli cambiamenti alle piante rispetto a quelli derivanti dagli incroci convenzionali.”

L’ultimo episodio di questa serie lo scrive la Corte dei Conti Europea, che solleva dubbi (e infuoca la discussione) sulla direzione dell’EFSA (nonché di altre agenzie europee come l’EASA, l’ECHA e l’EMA) soprattutto sulle questioni inerenti i conflitti di interessi ed emette un corposo quanto opportuno rapporto sulla loro gestione che è un vero labirinto burocratico di note e prescrizioni che si spera prevengano futuri comportamenti scorretti, ma che probabilmente serviranno solo a far aumentare i mal di testa dei burocrati che dovranno sbrogliarsela. D’altronde sono noti da tempo molteplici casi accertati di collegamenti conflittuali tra i membri delle commissioni europee e i loro datori di lavoro occulti, come in questa interessante panoramica dell’organizzazione internazionale non governativa Pesticide Action Network (PAN) o in questa particolareggiata denuncia di Claire Robinson dell’Earth Open Source, tutti indipendenti che guarda caso non ci vedono troppo chiaro scrutando tra le fila dell’EFSA, un po’ come per il caso dell’aspartame, di cui attendiamo ancora gli esiti.

E allora di cosa stiamo parlando se non della nostra stessa salute che qualcuno sarebbe disposto a sacrificare per un tornaconto personale, piuttosto di approfondire scomodi allarmi che nel rispetto più minimale del principio di precauzione vengono sempre più disattesi? O forse basta tacciare semplicisticamente ogni dissenso come un esempio di estremismo popolare pseudotransecoambientalista (con scappellamento a destra!) contro la multinazionale di turno per esorcizzare qualsiasi spettro che insidi le nostre solide certezze?

Oooh, succeda quel che deve succedere, io mi sono sfogato… adesso sfogatevi pure voi!

ResearchBlogging.org
Declan Butler (2012). Hyped GM maize study faces growing scrutiny Nature DOI: 10.1038/490158a

Eino Hietanen,, Kaija Linnainmaa,, & Harri Vainio (2009). Effects of Phenoxyherbicides and Glyphosate on the Hepatic and Intestinal Biotransformation Activities in the Rat Acta Pharmacologica et Toxicologica DOI: 10.1111/j.1600-0773.1983.tb01876.x

Gilles-Eric Séralini,, Emilie Clair,, Robin Mesnage,, Steeve Gress,, Nicolas Defarge,, Manuela Malatesta,, Didier Hennequin,, & Joël Spiroux de Vendômois (2012). Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize Food and Chemical Toxicology DOI: 10.1016/j.fct.2012.08.005

European Food Safety Authority (2012). Review of the Séralini et al. (2012) publication on a 2-year rodent feeding study with glyphosate formulations and GM maize NK603 as published online on 19 September 2012 in Food and Chemical Toxicology EFSA Journal : 10.2903/j.efsa.2012.2910

18 thoughts on “Punti di vista neutrali cercasi per valutazione ricerche su OGM, astenersi perditempo!

  1. Ti sembrerà strano che, per il grande pubblico, la tanto decantata obiettività scientifica si riduca, in questo come in altri casi, a una pura questione di fede, vuoi per la complessità dei temi trattati e l’impossibilità di padroneggiarli da parte di un pubblico pure colto ma non specialistico, vuoi per la differenza di vedute tra gli stessi scienziati e, infine, per gli onnipresenti conflitti d’interesse. Solo il tempo dirà se i tumori nei ratti sono dovuti agli OGM, al pesticida, o sono naturale conseguenza del ceppo utilizzato. Per intanto viene, ancora una volta, aggredita la fiducia del cittadino nelle istituzioni, sia quelle pubbliche che quelle scientifiche per trasformare, come detto, la scienza in un atto di fede. La cosa non mi sembra presentare aspetti così positivi. Per intanto, noto profondità e rigore del tuo lavoro.

    • Caro Paolo, naturalmente condivido quanto rilevi e mi dolgo allo stesso modo, tuttavia mi consolo ringraziandoti per il tuo stimato (da parte mia) apprezzamento.🙂

  2. Un riassunto impeccabile; in effetti credo poco anche io alla tossicità di alcuni di questi organismi. Questo però non vuol dire che manchino i rischi: è anche una questione di tempo, ancora non sappiamo. Nell’immediato la possibile tossicità di glifosato e glufosinato terrà banco per ogni dove; paradossalmente il guaio grosso è che stanno smettendo di funzionare. Non se ne è parlato perché la siccità estiva ha momentaneamente oscurato il problema, ma le resistenze nelle malerbe erano una epidemia già nel 2010. Stiamo a vedere, ormai questa roba ha invaso buona parte della catena alimentare degli animali allevati.

    • Caro Fausto ti ringrazio per il commento. Come ben rilevi anche in questi casi l’assuefazione diventa un rischio che fomenta la tolleranza, quindi si torna punto e accapo con la differenza che una resistenza pregressa a un composto si evolve molto più rapidamente con i suoi derivati, un po’ come per gli antibiotici che hanno visto splendidi boom pirotecnici nel nostro passato farmacologico. Inutile aggiungere (a te poi), che alla fine i conti non tornano affatto!😉

  3. Ti ringrazio molto per la fondamentale precisazione, che purtroppo da quel che ho letto è mancata nei siti e blog in lingua italiana, sul fatto che lo studio in questione vertesse sulla tossicità del glifosato e non su quella degli OGM.
    In questo caso gli OGM entrano solo a causa del fatto che l’uso del mais resistente permette un uso intensivo del glifosato, che ,in mais non resistente, sarebbe altrimenti limitato proprio dalla tossicità per la coltura stessa.
    L’approccio “ideologico” all’argomento purtroppo trasforma qualunque discussione che sfiori questi argomenti, troppo spesso, in ascientifici “psicodrammi”.

  4. Pingback: Mais OGM resistente al glifosato e ideologia « Bernardodaleppo’s Weblog

  5. Sono un perito agrario. Coltivo vigna ed uso normalmente il glyphosate. Ho anche coltivato mais non GM evidentemente.
    Butto lì una domanda al volo. Séralini ha alimentato i ratti con granella di mais ottenuta con una varietà RR (Roundup Ready) su cui è stato evidentemente usato l’erbicida in esame.
    Ma voi date per scontato che quella granella contenesse quella molecola oppure qualche suo metabolita?

    • Dal paper di Séralini leggo che hanno usato mais transgenico trattato con una quantità di 3 litri per ettaro di una soluzione di glifosato da 540 g/L, un altro senza trattamento più un terzo campo non transgenico. Quindi si afferma che “tutte le formulazioni degli alimenti dei ratti consistevano in una dieta bilanciata, chimicamente misurata come sostanzialmente equivalente eccetto che per il transgenico, con nessun pesticida contaminante al di sopra dei limiti standard. Tutti i metaboliti secondari non possono essere conosciuti e misurati nella loro composizione, tuttavia sono stati misurati gli isoflavoni e gli acidi fenolici, acido ferulico compreso, tramite HPLC-UV.”
      Personalmente non do nulla per scontato, tuttavia leggo su Wikipedia che quando il glifosato viene a contatto con il suolo, è possibile che si leghi rapidamente con particelle del terreno e inattivarsi, mentre quello che rimane libero si degrada grazie ai batteri. Nei suoli l’emivita può variare da 3 giorni fino a 141 giorni, anche se è stato rilevato acido aminometilfosfonico (un altro metabolita) nel suolo della foresta svedese due anni dopo una singola applicazione del prodotto. Inoltre l’assorbimento del glifosato nel suolo può essere molto variabile a seconda della tipologia, composizione, porosità, ecc.

      Non so se sono riuscito a rispondere alla tua domanda, o se magari qualcuno possa aggiungere di più, in ogni caso ti ringrazio per il commento. Anzi, tu che lo hai usato, sono incuriosito, hai analizzato/fatto analizzare il terreno in cerca di residui o di metaboliti?

      • Grazie del link bacillus, me lo aveva già proposto Alberto Guidorzi sul blog di Bressanini, ma è ancora attuale? Lasciando perdere la LD orale nei ratti che per me ha un valore del tutto relativo, cosa si dice degli additivi tensioattivi che spesso lo accompagnano come il POEA? E sulle presunte interferenze con il ciclo enzimatico del testosterone, dei danni genetici, degli effetti teratogeni e dell’induzione di resistenza a lungo termine delle erbacce infestanti, senza contare altri eventuali effetti sull’ambiente e sugli ecosistemi? Tutti detrattori complottisti anti-multinazionali?

        Adesso non voglio infierire osannando Rachel Carson e propagandando “fate l’amore, non usate il DDT”, però quando una sostanza così attiva entra in un ecosistema qualsiasi, forse qualche sicurezza in più non è proprio del tutto sprecata. In altre parole, a me piace terminare una serie tv quando inizio a seguirla, non sopporterei fermarmi al quarto episodio.

        E infatti, ecco puntuale che arriva la replica di Séralini alle critiche piovute da ogni dove, manco fosse la principale minaccia per il futuro del pianeta e della buona scienza. Ohibò.

        Nella speranza di non essere risultato a mia volta troppo esplicitamente polemico, e se così fosse me ne scuso umilmente in quanto non era questa l’intenzione, attendo impaziente osservazioni e considerazioni, sempre benvenute da ogni fonte.🙂

    • Grazie Rodolfo, anche se proprio qualche giorno fa l’editore ha chiesto a Seralini di ritirare il suo articolo, altrimenti avrebbe provveduto a revocarlo d’ufficio per inconcludenza! Non per frode o manipolazione dei dati come certifica la post review, ma perché “contiene dati inconcludenti che non soddisfano i requisiti minimi necessari per la pubblicazione”. Naturalmente il Prof. Seralini non ha acconsentito quindi siamo in attesa di news. Intanto sembra che l’EFSA nel frattempo abbia deciso di “esplorare” le linee guida per studi biennali sull’alimentazione con cibo GM, che sia un presagio?
      E ancora mi è poco chiaro il ruolo di questo brav’uomo, Richard Goodman, ex stipendiato da Monsanto, il quale è appena stato accolto nel board editoriale dello sbadato Journal oggi pentito. Magari me ne faccio una ragione…
      Trovo comunque squallida l’esultanza di tutti i biotecnologi e venditori di semi diversamente naturali per questa triste vicenda di politica economica che inferisce questioni scientifiche rilevanti per la salute.

      • Scusa Gifh, ma mi pare tu stia cercando di menare il can per l’aia. La comunità scientifica aveva bocciato fin da subito il lavoro di Séralini, rilevando clamorose falle nel metodo adottato per la sperimentazione. Esistono dunque dei dati di fatto su cui sarebbe il caso di focalizzare l’attenzione.
        Tu però tiri fuori complotti orditi da certi “brav’uomini” (naturalmente ex Monsanto), dimenticando, tra l’altro lo squallido operato del Séralini antecedente la pubblicazione su quella rivista e facendo finta di nulla sui nomi dei finanziatori di quella (pseudo)ricerca. Non importa, tanto sappiamo, noi “fans delle biotecnologie” di che morte dobbiamo morire.🙂
        Nel frattempo ti butto lì una pacata riflessione di uno scienziato come tanti, uno che però, magari, alla scienza vuol bene davvero.
        http://www.formiche.net/2013/11/29/nuova-puntata-della-diatriba-sugli-ogm/

      • Guarda bacillus, ti stupirò, ma sono perfettamente d’accordo con alcune conclusioni del link che proponi, tanto che le riporto volentieri enfatizzando le parti migliori.

        Ora la rivista sostiene di averlo ritirato anche se non esiste nessuna evidenza di una contraffazione dei dati e che il percorso di revisione è stato imparziale. Questa è una cosa che non si fa: se non esiste una prova di un falso, di una truffa, quando un lavoro viene accettato rimane li per essere confutato da altri scienziati. Ci sono centinaia di casi ogni anno. Non si ripara ad un errore con un altro. Solo che qui c’è di mezzo la politica.

        Tuttavia, il fatto che l’articolo sia stato ritirato dalla rivista mi disturba quasi quanto il fatto che sia stato pubblicato. Preferivo che si favorisse una ricerca indipendente da contrapporre. Che si spingesse per migliorare il processo di revisione dei lavori come sta accadendo in molte riviste di più alto prestigio. Una grande pubblicità per una rivista con un modesto 3.0 di Impact Factor guardato con sospetto anche dalla Agenzia di valutazione dell’Università e ricerca italiana (ANVUR).

        Chissà, magari anche io voglio davvero bene alla scienza…

        In quanto ai complotti, di cui mi sento abbastanza estraneo, è innegabile che forti interessi economici giochino tutte le carte a disposizione per tutelarsi, e credo che entrambe le parti siano spinte da ottimi motivi per giocarsela fino in fondo con ogni mezzo possibile. Ma questo è ben lontano dalla ricerca scientifica, l’unica che possa far luce sulla diatriba, e l’unica cosa che davvero mi interessa, nonostante le apparenze.

      • Quanto ai “venditori di semi diversamente naturali”, scusami Gifh, non posso esimermi dall’esprimere tutto il mio scoramento per tale infelice espressione. E’ davvero avvilente. Ti butto lì un paio di note, chissà che non possano servire a farti scoprire un mondo diverso, interessante, pieno di virtù e niente affatto banale.

        http://www.prometeusmagazine.org/wordpress/2013/11/12/il-mito-del-seme-fatto-casa/

        http://www.prometeusmagazine.org/wordpress/2013/11/13/il-mito-del-seme-fatto-casa-il-guadagno/

      • Sono desolato che tu sia così colpito da una così innocua metafora, anche se penso che tu conosca bene gli appellativi ingiuriosi con cui la benpensante comunità scientifica si rivolge a chi dubita del pensiero mainstream, no? Di sicuro non reggo il confronto… o devo fare qualche esempio?

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