La travagliata storia del test di gravidanza

Costantino esamina le urine dei pazienti

Tra i tanti oggetti che diamo per scontati, quello stick tecnologico e un po’ magico che preannuncia l’arrivo di un bambino, è forse uno fra quelli di cui maggiormente ne ignoriamo l’evoluzione. Talvolta circondata da misteriosi aloni esoterici e pratiche al limite della stregoneria, la storia dei test di gravidanza affonda le sue origini addirittura ai tempi dell’antico Egitto e della magna Grecia, passando attraverso epoche in cui l’oroscopo e l’uroscopo avevano la stessa valenza di verità, fino ad arrivare al martirio di rospi, conigli e altri incolpevoli animali che pagavano la bramosia di certificare l’avvenuta fecondazione.

Prima di ottenere un metodo analitico pratico, veloce, economico e alla portata di chiunque, e soprattutto quasi del tutto infallibile, sono passati millenni, ma adesso possiamo affermare di aver trovato un sistema che difficilmente verrà superato nei decenni a venire, oppure no?

Le traduzioni esistenti di antichi papiri egizi rivelano che le strade intraprese per determinare lo stato di gravidanza, benché alcune sembrino chiaramente frutto di superstizioni, erano in genere basate sulla comparsa di sintomi clinici, mentre altre potrebbero essere descritte con un linguaggio moderno come “test di germinazione ormonale condotto con urine di gestante”, una sorta di predictor ante-litteram!

Sembra infatti che nei più antichi fra i testi medici mai ritrovati, il Papiro Ginecologico di Kahun e il Papiro di Berlino risalenti al 1800 b.C., siano stati riconosciuti passaggi dedicati proprio alla diagnostica. In un caso ad esempio, si suggerisce di cospargere braccia, spalle e … capezzoli del soggetto con grasso fresco prima di andare a letto. Al risveglio era sufficiente controllare se la pelle era secca o umida e assumeva una tonalità più o meno verdognola per capire se la gravidanza sarebbe stata normale, incerta o difficile. Bisogna dire che alcuni casi di iperpigmentazione sono effettivamente stati attribuiti alla produzione di ormoni presenti solo in condizioni interessanti.

Un altro metodo citato nei papiri prevedeva l’impiego del succo di un’anguria imbottigliato con latte di una neo-mamma (solo se aveva un figlio maschio, però). Un sorso di questo intruglio poteva scatenare un’innocua eruzione se la donna non era incinta, altrimenti avrebbe indotto il vomito, e qui non faccio nessuna fatica a crederci!

Fra i tanti sistemi, forse il più curioso era quello di innaffiare con l’urina dell’aspirante mamma un vaso di grano e uno di farro. Se il grano cresceva rigoglioso allora si trattava di un maschio, se cresceva il farro sarebbe stata una femmina, bisognava invece ritentare nel caso in cui le povere piantine si fossero accasciate, vittime rivelatrici di impregni escrementi. Curioso dicevo, per il fatto che accidentalmente è vero che l’urina delle donne incinte favorisce la crescita dei cereali, anche se nutro forti dubbi sulla reale efficacia di qualsiasi predizione precoce del sesso del nascituro, ciò sembra quasi far intendere che gli egizi dalle mille virtù avevano effettivamente compreso il verificarsi di un’alterazione fisiologica della composizione chimica dell’urina. Sorprendente, vero?

Anche ai tempi di Ippocrate esistevano pratiche molto simili, come l’osservazione dei postumi da una bevuta di idromele, bevanda diffusamente garantita alle coppie di giovani sposi così da assicurare felicità e fertilità. Una colica poteva diagnosticare il concepimento!

Nel 59° aforisma del Corpus Hippocraticum tra l’altro viene descritta la procedura per determinare la sterilità di una donna: bisogna semplicemente bruciare essenze profumate sotto le sue vesti! Se il profumo poteva essere percepito in uscita dalla bocca e dalle narici del soggetto, allora non si trattava di una donna sterile, ma qui stiamo divagando. Notevole tuttavia il fatto che molte delle tecniche descritte nell’opera greca, ricalcavano diffusamente quelle presenti negli antichi papiri egizi, con esili differenze.

Molto probabilmente le antiche conoscenze sono sopravvissute attraversando nei secoli il Mediterraneo e passando dalle colonie greche in Sicilia fino alla penisola greca e quindi ai romani. Plinio una volta raccontò che Livia, la moglie di Nerone, desiderosa di predire il sesso del suo bambino, prese un uovo e lo covò nel suo seno. Il pulcino si rivelò poi un gallo, e fu così che nacque Tiberio. Anche se questo metodo era indubbiamente basato sull’arte divinatoria, è notevole per il fatto che per la prima volta veniva usato un animale come tramite, cosa che non venne ripresa se non in tempi più recenti.

Ruota uroscopica da un manoscritto della biblioteca di Leipzig

Fino alla conclusione del Medio Evo e oltre, le cause e gli effetti diventarono sempre più confusi, e cominciò a diffondersi la pratica nota come uroscopia o uromanzia, che non si discosta molto dalla lettura dei fondi di caffè o da altri metodi per la previsione del futuro di stampo esoterico. Ad esempio era comune osservare gli effetti causati dalla reazione tra l’urina e altri liquidi, con relative interpretazioni a seconda se si verificava una dissoluzione, una stratificazione o altri fenomeni fisici, oltre a valutare il calore, l’odore, il colore, la densità, le sfumature, le trasparenze e le cosiddette nebulae (nebbie), ossia le forme nebulose che potevano apparire nell’urina al fine di ottenere un responso più accurato.

Un altro test diffuso era quello di immergere un ago di ferro nel liquido in esame e verificare se questo diventava nero o rosso dopo qualche tempo a causa della reazione con zolfo oppure con ossigeno. Altri testi suggerivano di mescolare l’urina con alcol o vino, fortunatamente non per assaggiarla, ma per verificare eventuali reazioni che potevano avvenire, e come si è verificato in seguito alcune proteine del vino possono effettivamente dare luogo a qualche reazione, anche se a quei tempi le soluzioni venivano ricercate nell’equilibrio dei quattro umori di base (bile nerabile giallaflegma e sangue), come sanciva la teoria umorale di ippocratica memoria.

A questo punto della storia, una voce discordante si levò dagli spalti. Era un tale Scipione Mercurio, medico influente e autore de La Commare o Riccoglitrice un testo proto-ginecologico ristampato molte volte dal 1595 in poi, da cui cito:

“Quanto poi a quel segno, che alcuni pensano che si vede nella vrine è tanto falso e bugiardo, che più presto conviene à Ciarlatani, che à Medici e perche più ha che fare la Luna cò Gambari, che l’vrina à mostrar le donne gravide.”

Lo scetticismo continuò a gettar discredito sull’uroscopia, che venne quindi ridimensionata in favore di una maggior attenzione alle più obiettive osservazioni cliniche, con la conseguenza che i vari test sul sesso e sulla gravidanza non vennero più accettati dalla medicina ufficiale in molti paesi. Questo progressivo abbandono dell’uroscopia durò più di un secolo, ma fu solo verso la fine del 1800 che il percorso della diagnostica pre-natale si orientò su metodi più scientifici, benché indubbiamente del tutto privi di qualsiasi etica nei confronti delle nuove vittime che stavano per entrare in scena.

D’altra parte un approccio più scientifico e razionale basato sull’osservazione dei sintomi consentì un notevole progresso nella comprensione di alcuni aspetti fondamentali, come l’igiene, la cura prenatale, e il benessere complessivo della gestante e del nascituro, anche se ciò non impedì lo sviluppo di strane teorie che spinse a osservare ancora l’urina, ma questa volta concentrandosi sulle strutture cristalline e i batteri che si potevano vedere con i primi microscopi ottici. Bisognerà però attendere il XX secolo per comprendere le basi dei moderni test di gravidanza.

Nel 1905 i fisiologi britannici Ernest Starling e William Bayliss furono i primi a isolare i marcatori speciali di un ormone trovati nelle urine di donne in gravidanza. Insieme scoprirono la secretina e introdussero il concetto di ormone. Questa scoperta importantissima aprì un nuovo universo sulla biochimica umana, e i ricercatori non avevano di che annoiarsi data l’abbondanza e la varietà di questi messaggeri chimici che circolano nei nostri corpi.

Steroidogenesi moderna. Imagecredit: Wikimedia Commons

Le gonadotropine corioniche (hCG) sono gli ormoni che vengono prodotti subito dopo il concepimento e furono scoperte una ventina di anni dopo dagli scienziati tedeschi Selmar Aschheim e  Bernhard Zondek, i quali annunciarono separatamente una prima comunicazione sull’esistenza degli ormoni gonadotropi nel 1926, affermando di essere riusciti a ottenere la pubertà precoce in topine mediante trapianti di adenoipofisi. Tuttavia il primo vero metodo scientifico per la diagnosi precoce della gravidanza fu reso noto nel 1928, chiamato appunto metodo di Aschheim-Zondek, e consiste nell’iniettare in topine impuberi l’urina della donna in esame. Se nel loro apparato genitale si manifestano segni di maturazione, ciò significa che l’urina contiene gonadotropine corioniche e quindi la donna è incinta. La steroidogenesi però non era ancora del tutto chiara.

Ovviamente questo metodo prevedeva che dopo qualche giorno la topina doveva essere dissezionata per verificarne la maturazione e per evitare che questa fosse di origine naturale (quindi un falso positivo), le candidate erano selezionate tra le più giovani. In seguito giunsero le conigliette, loro malgrado, seguite poco tempo dopo dalle ranocchie. Fortunatamente questi test non erano privi di fallacità, oltre al fatto che diventavano sempre più impopolari a causa della crudeltà della pratica autoctica sui poveri animali, che morivano sia che la donna fosse incinta oppure no. Questo però non impedì una crescente domanda di diagnosi negli anni trenta, con la conseguenza di un aumento ingente dell’importazione di rane che avevano il pregio di dimostrare la positività con la produzione di uova (Bufo test) consentendo il riutilizzo dell’animale, ma provocò anche un insidioso effetto collaterale, la diffusione di una letale micosi che minaccia ancora oggi l’estinzione di molte specie anfibie.

Il problema sulla scarsa affidabilità di questi test diventò chiaro quando si scoprì che le cavie non potevano distinguere la differenza tra l’ormone luteinizzante o LH (presente normalmente a livelli variabili durante il ciclo) e le gonadotropine corioniche, a meno che il livello di queste ultime non sia molto alto. Inoltre il costo del test era molto elevato e occorrevano giorni per ricevere l’esito, una serie di buoni motivi per cercare una valida alternativa. Qui potete leggere un curioso articolo di Stampasera del 1954 in cui vengono trattate queste tematiche e le aspettative dell’epoca.

Struttura 3D della gonadotropina corionica beta (hCG-beta)

L’alternativa arrivò con la scoperta delle tecniche del dosaggio radioimmunologico nel 1959, in cui si sfruttano anticorpi specifici per determinare la presenza di hCG (antigene, in questo caso), semplicemente mescolandoli in vitro. Sfortunatamente per questo test era necessario l’impiego di grandi e sofisticati macchinari e un bel po’ di manipolazioni in laboratorio, sebbene non vi fosse più necessità di alcuna cavia e il risultato poteva essere letto dopo qualche ora. Purtroppo l’affidabilità era ancora compromessa dalle affinità biochimiche tra gli ormoni LH e hCG, e ciò causava inevitabilmente troppi falsi positivi.

Nel 1963 uscivano articoli con titoli promettenti come questo, “La donna saprà se aspetta un bambino entro 4 o 5 giorni dal concepimento”. L’università di Roma ne vantava la paternità, sperimentato in duemila casi, si è rivelato corretto al 99,9%.

Finalmente negli anni ’70 la scoperta degli anticorpi monoclonali stabilisce l’inizio di una nuova era grazie allo sviluppo di nuovi metodi immunoenzimatici semplici ed economici che era possibile finalmente immettere sul mercato per soddisfare le esigenze delle donne più ansiose e facoltose. In un articolo del 9 febbraio del 1972 si annuncia la commercializzazione in farmacia del primo test di gravidanza al modico prezzo di 2900 delle vecchie lire (per confronto, il quotidiano costava 90 lire). Inutile dire che ciò nonostante andò letteralmente a ruba, per la prima volta era possibile sapere l’esito lontano da occhi indiscreti e con estrema sicurezza. In realtà l’attendibilità era del 97% nei casi positivi e meno dell’80% in quelli negativi, ammesso che il kit (composto da soluzioni, contagocce, provette e dispositivo a specchio per la verifica) venisse usato correttamente.

Da allora i progressi conseguiti hanno raggiunto affidabilità, velocità e semplicità di esecuzione tali da far diventare storici anche quei primi minilaboratori chimici, negli anni ’80 comparvero i primi test diretti (one-step test), mentre negli anni ’90 si passò all’utilizzo degli enzimi indicatori. Ora abbiamo display digitali e test di funzionalità precoce con tecnologia monoclonale multipla usati di norma dal primo giorno in cui salta il ciclo mestruale con risultati visualizzati in pochi minuti.

In futuro non credo che la ricerca scientifica possa migliorare ulteriormente l’efficacia dei test di gravidanza casalinghi, anche se a questo punto nulla si può dare per scontato, già immagino un rivelatore genetico-quantistico del livello gonadotropico, ma anche una sorta di ultrasonografia ostetrica per i-phone, con tanto di ecografia fetale visionabile sullo schermo da 4 pollici, che dite? C’è già? Opss!

Fonti:

www.archiviolastampa.it

ResearchBlogging.org

Bayon HP (1939). Ancient Pregnancy Tests in the Light of Contemporary Knowledge: (Section of History of Medicine). Proceedings of the Royal Society of Medicine, 32 (11), 1527-38 PMID: 19992140

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