La sindrome di Fukushima

La centrale di Fukushima. (Imagecredit: GreenPacks

Il terremoto di Sendai di ieri 11 marzo (東北地方太平洋沖地震, Tōhoku Chihō Taiheiyō-oki Jishin, letteralmente “Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell’Oceano Pacifico”) è stato un evento sismico di magnitudo 8,9 con epicentro in mare e con successivo tsunami. Si è generato a largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:45:23 locali (05:46 UTC, 06:46 in Italia), alla profondità di 24,4 km. Attualmente è il più potente sisma mai registrato in Giappone, il quinto sisma più forte registrato con i moderni sismografi, e l’ottavo di sempre.

La centrale nucleare di Fukushima n. 1, chiamata anche Fukushima Dai-ichi, è un impianto situato nella città di Okuma appartenente al  distretto di Futaba della prefettura di Fukushima. Con sei unità separate posizionate all’interno del sito con una potenza combinata di 4,7 GW, Fukushima I è uno dei 25 maggiori impianti di tutto il mondo, ed è stato il primo ad essere costruito e condotto dalla TEPCO (The Tokyo Electric Power Company).  Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati sulle cronache di questo reattore impazzito.

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Click chemistry, la pragmaticità della chimica in discussione?

Sintesi efficace di architetture molecolari meccanicamente interconnesse. Imagecredit: The Chemical Society of Japan (doi:10.1246/bcsj.80.1856)

In questi ultimi dieci anni le antologie di chimica organica si sono arricchite di un nuovo e importante capitolo. La click chemistry, forse traducibile come la “chimica a scatto”, è una filosofia della chimica moderna introdotta all’inizio di questo millennio da Karl Barry Sharpless (premio Nobel per la chimica nel 2001), distinguendo una categoria di sintesi molecolari condotte in maniera rapida ed efficace grazie all’impiego di quantità minime di reagenti.

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Le applicazioni sono molteplici e le tecniche mirano a soddisfare i più verdi auspici previsti dalle pratiche della Green Chemistry, tuttavia è necessario un certo equilibrio tra pragmaticità e sostenibilità, per evitare di scadere in un facile opportunismo, o peggio ancora, nella bieca speculazione.

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Appello ai chimicanti: siete tutti invitati al terzo carnevale della chimica!

Il logo creato da Davide P. per il 2° Carnevale della Chimica su Scientificando

La seconda edizione del nostro carnevale ospitata da Scientificando è ancora calda e fragrante, ma come i due atomi di idrogeno che inseguono l’ossigeno per stabilizzarsi liquidamente, così i due carnevali precedenti pretendono il loro successore per consolidare la continuità di questo nuovo stupendo appuntamento con la chimica.

Per questo motivo sono estasiato per l’opportunità di ospitare il prossimo 23 marzo, la terza edizione del Carnevale della Chimica sul mio blog, con un tema basato sul motto adottato per la diffusione delle attività programmate in occasione dell’Anno Internazionale della Chimica (IYC2011) ovvero:  “L’acqua: una soluzione chimica” (“Water: A Chemical Solution“), il leitmotiv dell’esperimento globale.

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Emergenza acqua biologicamente contaminata: una nuova soluzione

Esiste un’impellente necessità di trovare nuovi metodi per la potabilizzazione delle acque, più pratici ed economici di quanto disponiamo attualmente. Catastrofi naturali come alluvioni, tsunami, terremoti spesso sono accompagnate dalla diffusione di malattie anche letali, come la gastroenterite, la giardiasi e persino il colera, a causa della mancanza di una fonte immediata da cui attingere acqua potabile. Adesso un team di ricercatori della McGill University ha compiuto un passo fondamentale verso la creazione di un sistema portatile e a buon mercato, basato su un semplice filtro cartaceo rivestito da nanoparticelle di argento pronto per essere utilizzato in casi di emergenza, limitando il rischio di assumere acqua contaminata.

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Freeman Dyson e Steve Connor, epistole impertinenti sui cambiamenti climatici

Steve Connor e Freeman Dyson. Imagecredit: The Independent

Il professor Freeman Dyson, classe 1923, è un illustre fisico teorico e matematico statunitense di origine britannica, famoso per i suoi studi sulla teoria quantistica dei campi, sulla fisica dello stato solido, e molto altro ancora. I suoi amici lo descrivono come una persona timida e schiva, con una vena di contrappunto che i suoi amici trovano rinfrescante, ma che i suoi oppositori subiscono con esasperazione. Il suo amico, il neurologo e scrittore Oliver Sacks, ha detto che “la parola preferita da Freeman sul fare scienza ed essere creativi, è il termine ‘sovversivo‘. Egli non pensa solo che sia piuttosto importante non cadere nell’ortodossia, ma bisogna anche essere sovversivi, ed è proprio ciò che ha fatto per tutta la vita”. [1]

Su Steve Connor, ahimè, non sono riuscito a trovare molte informazioni, è attualmente science editor del noto tabloid britannico The Independent e qui potete trovare una panoramica del suo operato.  Ben Goldacre, editorialista della rubrica scientifica Bad Science, ospitata dal quotidiano The Guardian, scrive di lui sul suo blog, definendolo un uomo “arrabbiato” e associandolo addirittura agli omeopati quando si tratta di rabbia. Riconosco che questa presentazione possa risultare palesemente sbilanciata, tuttavia trovo più interessante riflettere sui contenuti dello scambio di e-mail in cui Steve Connor chiede allo scienziato ribelle perché egli sia uno dei pochi veri intellettuali ad essere così sprezzante sul diffuso consenso per il riscaldamento globale e la sua origine antropica.

Quanto segue è la traduzione, un po’ frettolosa in verità, dell’interessante botta e risposta tra i due, incentrata sullo scetticismo di Dyson nei confronti del Global Warming. [2]

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Prossimamente la settimana delle nanotecnologie

Ricevo e pubblico volentieri il comunicato relativo all’evento NANOWEEK Toscana, da inquadrarsi nell’ambito dell’Anno Internazionale della Chimica, e organizzato da ASEV, Egocreanet/LRE del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze. In programma vi sono tre conferenze-dibattito di 2 ore ciascuna e l’evento sarà gestito dal gruppo di esperti sulle nanotecnologie, coordinati per il primo ciclo di conferenze ad Empoli da Paolo Manzelli.

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Libero accesso alla ricerca, una ghiotta opportunità da Wiley

Quante volte vi è capitato di ricevere un regalo del tutto inatteso e al tempo stesso davvero interessante, come una chiave magica che solo per i vostri occhi, garantisce l’accesso ad uno scrigno ricolmo di preziosi documenti?

Wiley, anzi John Wiley & Sons, Inc. è una storica casa editrice statunitense molto nota, specializzata in testi di riferimento e pubblicazioni scientifiche di alto livello, suoi ad esempio sono i titoli diffusi anche in Italia sul tema “Something” … For Dummies. Nata nel 1807 a New York, quando Charles Wiley aprì un una tipografia in Manhattan per pubblicare testi di legge e nei primi anni pubblicò lavori di letteratura. Adottò il nome attuale nel 1875 e aggiunse alcuni testi scientifici e tecnici al suo catalogo, fino a occupare oggi più di 3500 impiegati in tutto il mondo, e ricavare un fatturato di oltre un miliardo di dollari (nel 2007).  In occasione dell’Anno Internazionale della Chimica, e per promuovere la cultura in chimica,  sono stati rilasciati in open access numerosi titoli, per un periodo limitato, e sono state rese disponibili per un trial gratuito alcune tra le opere di riferimento sulla chimica più prestigiose del settore. Ecco una breve rassegna dei doni di Wiley, mi auguro che approfitterete come ho avidamente fatto anch’io!

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Come misurare la velocità della luce e quella del … buio!

Una sfera integratrice da 3 metri per la misura di illuminanti di grandi dimensioni.

E’ molto facile, disponendo degli strumenti adatti, misurare le numerose caratteristiche fisiche associate alla luce e alla sua interazione con i materiali, intensità, tonalità, saturazione, coordinate tricromatiche, temperatura di colore, riflessione, rifrazione, lunghezza d’onda e frequenza sono solo alcuni esempi delle principali proprietà che si stimano con apparecchiature specialistiche, spesso sofisticate e molto costose.
Questi parametri sono ampiamente utilizzati da chimici, astronomi, grafici, carrozzieri e formulatori di vernici, dai tecnici video e dai fotografi, e da tutti coloro che operano nei settori in cui la fotometria e la colorimetria giocano un ruolo rilevante.
Misurare la velocità della luce invece, nonostante gli ordini di grandezza che la contraddistinguono, potrebbe rivelarsi un gioco da ragazzi.  E’ sufficiente munirsi di un comune forno a microonde e di un righello! Almeno questo è ciò che si trova con una ricerca superficiale, ma la questione è un po’ più complessa di così…

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Te la do io l’acqua minerale!

L’acqua minerale in bottiglia è un ode al consumismo più irrazionale che si possa concepire, gli italiani anche in questo non sono secondi a nessuno, con i loro bei 200 litrozzi e passa di varie effervescenze. Non si bada a spese, esistono acque minerali che superano perfino la soglia psicologica di un euro a bottiglia, forse tra gli oligoelementi contenuti vi sarà qualche traccia di metalli nobili, magari una pagliuzza d’oro ogni mille bottiglie? Chissà.

Eppure le vendite lievitano senza conoscere crisi, il polietilene tereftalato si accumula mescolandosi con altre plastiche che vanificano il riciclo e l’acqua in bottiglia continua a percorrere centinaia di chilometri fuori dagli acquedotti perché viaggia allegramente su gomma, senza contare che per  la produzione di ciascun contenitore trasparente occorrono ben 100 ml di petrolio e 600 ml di acqua!

Insomma in questa fiera del paradosso bagnato non manca proprio nulla, nemmeno che con questo comportamento ogni italiano in media produce ben 23 kg di CO2 all’anno, i quali non sono affatto compensati dal biossido di carbonio usato per rendere l’acqua innaturalmente frizzante!

Burp a parte, bastano due conti per accorgersi che investire in un gasatore da circa 80€ potrebbe rivelarsi una strategia vincente, se proprio non ci si accontenta della semplice acqua di rubinetto. Tuttavia lo scoglio da superare è tutt’altro che semplice, la giuria è di quelle più terribili: il nostro gusto personale e la nostra imperscrutabile psiche, i fondamenti dell’organolettica! Già, perché, checché se ne dica, l’acqua che sgorga dalle fonti casalinghe, sebbene ipercontrollata, è ben lungi dal possedere un gusto competitivo, e tutte le alternative diventano presto dei meri surrogati per le acque imbottigliate che si acquistano al supermercato.

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La differenza si percepisce soprattutto tra i palati più sensibili, anche a causa del diverso contenuto di sali minerali, spesso le nostre potabili sono ricche di calcio e magnesio, e le loro concentrazioni, insieme a un certo retrogusto cloroso, riescono a scoraggiare anche il meno sensibile degli assaggiatori.

Per questo, molti chimici si sono chiesti se è possibile riprodurre esattamente il sapore delle acque naturali aggiungendo un sapiente cocktail di sali, eventualmente concludendo l’opera con un’opportuna gasatura, una vera e propria acqua minerale fai-da-te, insomma. Con un po’ di googling, si trovano facilmente alcune ricette, dalle più semplici che suggeriscono l’innocua aggiunta di qualche granello di bicarbonato di sodio, a quelle più elaborate che si “cucinano” con solfato di magnesio, cloruro di calcio e bicarbonato di potassio, ve ne è perfino una che prevede la produzione di bicarbonato di magnesio, ottenuto neutralizzando l’idrossido di magnesio con acido carbonico.

Qualcuno però è andato ben oltre, ecco il calcolatore stechiometrico per clonare qualsiasi acqua minerale! Incuriositi?

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La sostanza tra chimica e filosofia, una sintesi impertinente

La forma della sostanza ... P! (source: Wikipedia)

Molti dei concetti analizzati dalla filosofia affondano le loro origini nel linguaggio ordinario. Percezione, conoscenza, causalità e mente sono solo alcuni esempi, ma il concetto di sostanza essenzialmente è un termine che la filosofia associa all’arte. Il suo utilizzo nel linguaggio ordinario tende a provenire, spesso anche in maniera distorta, dal senso filosofico. Espressioni come una “persona di sostanza” o una “ragione sostanziale”, vanno intese in tal senso, mentre “sostanza illegale” ad esempio è più affine ad un uso strettamente filosofico, anche se non è il più importante.

Qui entra in gioco il concetto più ordinario di “oggetto” o “cosa”, quando è possibile contraddistinguerlo da eventi o proprietà associabili. Tuttavia, al di fuori del ristretto ambito filosofico, il termine “sostanza” non viene quasi mai impiegato, se non per indicazioni di tipo generale e imprecisato, favorendo sinonimi più precisi o specialistici. Si potrebbe dire che esistono due modi molto diversi per caratterizzare il concetto filosofico di sostanza. Il primo, più generico, identifica “sostanza” con una corrispondenza al greco ousia, che significa ‘essenza’, poi trasmessa attraverso il latino substantia e traducibile con “ciò che sta sotto”. Pertanto, nel senso comune le sostanze in un dato sistema filosofico sono quelle cose che, secondo tale sistema, rappresentano i fondamenti o le entità fondamentali della realtà.

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Ed è  così che per un atomista, come potevano esserlo Democrito o Leucippo, nelle rispettive essenziali sfumature, le sostanze sono nient’altro che atomi, elementi basilari di  cui ogni cosa è composta, mentre nel sistema critico di David Hume, un eminente filosofo del ‘700, la sostanza era solo una “collezione di qualità particolari” ovvero un insieme di stimoli e di sensazioni empiriche provenienti dall’esterno cementate dal nostro intelletto fino a creare un’idea di ciò che stiamo analizzando, creandoci l’impressione che ciò esista anche nel momento in cui noi non lo percepiamo, idee e impressioni quindi per spiegare la materia.

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Nucleare? Un futuro da precario!

Le ultime notizie sull’energia che circolano in rete a volte sconfinano nel paradossale. Certo, quando si tratta di propinare dati improbabili oppure complicate dimostrazioni matematiche sulle millemila velleità del comparto nucleare, è facilissimo costruirsi delle ottime figure. Il problema è che qualcuno potrebbe crederci davvero, e allora non è proprio colpa sua se poi si propaganda di 10-12.000 fantasiosi posti di lavoro, quando negli Stati Uniti l’industria nucleare occupa, indotto compreso, meno di 500 persone per reattore. Cari aspiranti ingegneri nucleari e volenterosi operatori che auspicate di procurarvi qualche vantaggio dalle promesse del carrozzone nucleare che si vorrebbe impiantare sul nostro Bel Paese, non illudetevi, per voi non ci sarà posto!

Già, perché è uso comune impiegare operai che parlano lingue diverse, forse per preservare il segreto industriale, chissà. Ad Olkiluoto, in Finlandia, circa il 30% della forza lavoro è di origine polacca e questo, naturalmente, ha creato grossi problemi di comunicazione, rallentando enormemente i lavori.

La crisi del nucleare non conosce tregue, e i baluardi designati a rappresentare questa tendenza sono proprio gli ultimi nati della cosiddetta terza generazione, il CANDU, l’EPR e l’AP1000, tanto per citare quelli che hanno preso più piede. Proseguite a vostro rischio e pericolo, e naturalmente con un pizzico di capsaicina!

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Fantaomeopatie: nanoparticelle, teletrasporto, DNA e memoria dell’acqua

Qualcuno già grida all’assedio, scandalizzati i puristi fedeli alla farmacopea tradizionale si affannano nella resistenza più serrata, inermi di fronte al recente imperversare di strani passaggi pubblicitari ed autorevoli prese di posizione tanto decantate dai media generalisti, accomunati nello strenuo tentativo di insidiarsi subliminalmente nel profondo dei subcoscienti più fragili. Una lotta impari che adesso come non mai deve fare i conti anche con la ricerca scientifica e il suo più agguerrito garante: il processo di peer review.

Ma perché un rimedio alternativo senza alcuna pretesa di plausibilità scientifica, riesce a riscuotere un tale successo, perché viene promosso, prescritto,  assunto con fede incondizionata, rimborsato come un normale farmaco classico, propagandato come una panacea supportata dall’ambiguo motto Similia similibus curantur?? Questo forse è il vero mistero…

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Un depuratore che va a … piselli!

La chimica verde talvolta può sorprendere per la sua capacità di stravolgere le consuete regole del gioco applicate alla sostenibilità ambientale. Ricordate il cotone nanotech e gli alberi dei miracoli?

Il trattamento tradizionale delle acque reflue contaminate da metalli pesanti provenienti da processi industriali come le concerie, trattamenti galvanici e comparto tessile, in cui è previsto l’impiego di abbondanti quantità di reagenti chimici, spesso deve fare i conti con costi e manipolazioni che comportano diverse criticità.

In particolare quando si rende necessario separare il cromo, le soluzioni consistono in una serie di passaggi intermedi generalmente distinti in acidificazione, riduzione dei cromati e successiva precipitazione in ambiente basico. Il tutto avviene con l’utilizzo di sostanze chimiche non proprio del tutto innocue, come acido solforico, cloruro di ferro (III), idrossido di sodio o di calcio, oltre ad una pletora di vari additivi.

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Adesso però un team di ricercatori della University of the Punjab di Lahore, Pakistan, propone un nuovo sistema che sfrutta le proprietà degli scarti agricoli, soprattutto di piselli (Pisum sativum), i quali sono ricchi di gruppi carbossilici e fenolici particolarmente adatti all’impiego come adsorbenti di metalli nelle acque di scarico. Il sistema è particolarmente vantaggioso, in quanto risolve agevolmente due problematiche (la depurazione dei reflui e lo smaltimento dei cascami), a cui vanno aggiunti la disponibilità, il basso costo e una ragionevole capacità di rimozione degli inquinanti, in piena compatibilità con gli auspici della chimica sostenibile. La ricerca è stata pubblicata nel terzo volume del 2010 di Green Chemistry.

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Contagiato dai Sunshine Award!

Con tutta la nebbia che ho mangiato oggi, pensavo di beccarmi un provvidenziale raffreddore, giusto per farmi il venerdì tranquillo a casa rintanato nel mio caldo lettuccio, e invece no, niente, domani mi tocca lavorare! Di tutt’altra natura invece, il viral che inaspettatamente mi ha contagiato, non una, ma addirittura due volte in queste ultime 12 ore!

Ecco, vedo già qualcuno là in fondo chiosare di deliri febbrili e visioni ancestrali  dovuti all’insorgere di un qualche stato di alterazione psicopatologico. Attenti, o voi che state leggendo dietro a quello schermo: potreste essere i prossimi veicoli di questa incontenibile infezione!

Immagino che a questo punto la vostra curiosità abbia preso il sopravvento, e in molti si domanderanno di cosa si tratti. Calma e gesso, dicevano i professionisti della stecca, basta solo leggere il resto!

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The global experiment!

Allora, siete tutti pronti per assistere al più grande esperimento chimico di tutti i tempi? Come? Non ne sapevate nulla? Bene, allora è il vostro giorno fortunato perché se continuerete a leggere, scoprirete tutti i dettagli relativi all’evento che accompagnerà l’anno internazionale della chimica.

IYC2011, questo è l’acronimo per International Year of Chemistry, il 2011 appunto, il quale verrà inaugurato ufficialmente con una cerimonia di apertura il prossimo 27 gennaio a Parigi presso il Quartier Generale dell’UNESCO, in Place de Fontenoy, con la partecipazione di note personalità ed eminenti scienziati provenienti da tutto il mondo.

Fabienne Meyers, direttore associato della IUPAC, si augura che la partecipazione al progetto dell’esperimento epocale coinvolgerà almeno 10.000 scuole in tutto il pianeta, e in effetti le sottoscrizioni per l’iniziativa arrivano copiose dai quattro angoli del globo. L’invito è rivolto a tutti gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori tramite i loro docenti, ed esploreranno per l’occasione una delle risorse della Terra più critiche e importanti per il nostro futuro: l’acqua.

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Come ti analizzo l’acqua con la webcam… (e un po’ di ingegno!)

Per la serie, “la chimica dei nerd“, e dopo il successo del frequentatissimo topic dal titolo “Come trasformare un cellulare in uno spettrofotometro“, pubblichiamo in anteprima assoluta il secondo episodio, un viaggio alla scoperta di un nuovo metodo analitico che si applica alle analisi delle acque, specialmente indicato quando non si dispone di strumenti sofisticati o di un laboratorio ben attrezzato.

Exploit impertinenti a parte,  nella semplicità quotidiana a volte si nasconde quell’idea speciale che può fare la differenza, e deve essere andata proprio così quando un assortito gruppo di ricercatori brasiliani ha deciso di sviluppare un metodo semplice, rapido e soprattutto economico per la determinazione dei solfati nelle acque tramite un comune sensore CCD, quello di cui sono dotati telefonini e webcam, per intenderci.

ResearchBlogging.orgIl metodo preso in esame dal team, sorprendentemente, si è rivelato non solo in grado di competere con i limiti di sensibilità dei metodi classici, ma i risultati hanno evidenziato che è possibile determinare con precisione anche piccolissime quantità di solfati in sospensione, dimostrandone l’applicabilità analitica e aprendo la strada ad una possibile implementazione per i sistemi di automazione nel campo delle analisi e monitoraggi industriali, per la ricerca sulla cinetica di precipitazione dei sali inorganici e per l’osservazione della cristallizzazione di composti organici.

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Chi è il più grande chimico della storia?

Il contest del momento come da titolo, è stato lanciato su Twitter da NatureChemistry un paio di giorni fa, scaturito da una conversazione improvvisata tra alcuni big di Nature, che per primi (quest’anno) si sono posti la fatidica questione: quali sono le principali icone nella storia della fisica e naturalmente della chimica?

Ben presto i quattro [1] si rendono conto che per la fisica (non se la prendano gli estimatori) il problema è di facile e immediata soluzione. Fra i contendenti ne spiccano due, Einstein e Newton, che da soli raccolgono senza indugi la maggior parte delle preferenze, a questo link, con la “modica spesa” di una registrazione gratuita potrete trovarne qualche testimonianza.

Il testo originale del sondaggio recita:

…time for an unscientific & arbitrary Twitter poll – Who is the greatest chemist of all time? #IYC2011

Nel contempo emerge la consapevolezza che per la chimica la faccenda si complica, e parecchio. Bisogna riconoscere che la notorietà tra i chimici è molto più ripartita, certo esistono alcuni nomi più noti di altri, ma per questa disciplina siamo di fronte ad un insolita quanto democratica condivisione della fama. La preferenza in questo frangente diventa quasi sempre principalmente soggettiva, spesso viene pilotata dalle comuni origini territoriali, oppure viene rievocata da reminescenze scolastiche scolpite indelebilmente nelle profondità della memoria, talvolta è la semplice comunanza del settore della ricerca o dello specifico ambito lavorativo che ne decreta un certo favoritismo, quasi partigianistico.

Per gli sprovveduti, i curiosi e tutti quelli a cui il nome di un chimico celebre non sovviene immediatamente, vorrei dedicare questa selezionata rassegna, un elenco (ahimè) fin troppo breve e tutt’altro che esaustivo di chimici memorabili, che conosco meglio o che trovo più significativi e simpatici. [2] Lascio ai miei lettori la gradita facoltà di commentare la propria preferenza, lasciare un contributo aggiuntivo o segnalare involontarie omissioni.

Lo han fatto quelli di Nature, subito seguiti da un noto blog di chimica ispanico, e da chissà quanti altri in futuro. Ebbene, da buon impertinente, potevo io sottrarmi dal rilanciare un così opportuno e interessante sondaggio? In parallelo vorrei anche lanciare un contest nostrano, proprio in onore dell’Anno Internazionale della Chimica (IYC2011, per gli amici) visto dal belpaese, ma soprattutto per inaugurare l’ultimo arrivato tra i carnevali scientifici: il  neonato carnevale della chimica!

Dunque, la seconda importante domanda, in estrema sintesi, è: qual è il più grande chimico italiano  della storia?

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Fotosintesi alternative: la Vespa orientale e la xantopterina

Passatemi l’incipit fin troppo stereotipato di questi tempi, ma la recente e controversa rivelazione della NASA sulla biochimica all’arsenico di certi batteri,  impone una straordinaria cautela nel trattare argomenti che infrangono il limite delle conoscenze ormai date per assodate. Fin dalle scuole dell’obbligo ci insegnano che la fotosintesi è un processo biologico veicolato dalla luce del sole allo scopo di sostenere la vita vegetale. Sebbene alcuni dei passaggi della fotosintesi non siano ancora stati del tutto chiariti o esplorati, il quadro complessivo del sistema biochimico è ben noto fin dal 19° secolo.

ResearchBlogging.orgPossiamo pertanto accettare con sincera flessibilità la scoperta di una nuova variante della clorofilla in grado di utilizzare la parte infrarossa dello spettro elettromagnetico, possiamo stupirci con razionalità quando si presentano curiose simbiosi tra cianobatteri e specie animali che ne traggono qualche vantaggio, come i coralli, le spugne e le anemoni marine, perfino le salamandre possono vantare un caso!

Come si reagisce invece alla notizia che un tipo di vespide monta sul suo posteriore un paio di sfavillanti pannelli solari gialli in grado di assicurare il necessario supporto energetico durante le frenetiche e incessanti attività edili diurne?

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