Freeman Dyson e Steve Connor, epistole impertinenti sui cambiamenti climatici

Steve Connor e Freeman Dyson. Imagecredit: The Independent

Il professor Freeman Dyson, classe 1923, è un illustre fisico teorico e matematico statunitense di origine britannica, famoso per i suoi studi sulla teoria quantistica dei campi, sulla fisica dello stato solido, e molto altro ancora. I suoi amici lo descrivono come una persona timida e schiva, con una vena di contrappunto che i suoi amici trovano rinfrescante, ma che i suoi oppositori subiscono con esasperazione. Il suo amico, il neurologo e scrittore Oliver Sacks, ha detto che “la parola preferita da Freeman sul fare scienza ed essere creativi, è il termine ‘sovversivo‘. Egli non pensa solo che sia piuttosto importante non cadere nell’ortodossia, ma bisogna anche essere sovversivi, ed è proprio ciò che ha fatto per tutta la vita”. [1]

Su Steve Connor, ahimè, non sono riuscito a trovare molte informazioni, è attualmente science editor del noto tabloid britannico The Independent e qui potete trovare una panoramica del suo operato.  Ben Goldacre, editorialista della rubrica scientifica Bad Science, ospitata dal quotidiano The Guardian, scrive di lui sul suo blog, definendolo un uomo “arrabbiato” e associandolo addirittura agli omeopati quando si tratta di rabbia. Riconosco che questa presentazione possa risultare palesemente sbilanciata, tuttavia trovo più interessante riflettere sui contenuti dello scambio di e-mail in cui Steve Connor chiede allo scienziato ribelle perché egli sia uno dei pochi veri intellettuali ad essere così sprezzante sul diffuso consenso per il riscaldamento globale e la sua origine antropica.

Quanto segue è la traduzione, un po’ frettolosa in verità, dell’interessante botta e risposta tra i due, incentrata sullo scetticismo di Dyson nei confronti del Global Warming. [2]

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

Lei è uno dei più illustri scienziati viventi, accreditato come un visionario che ha rimodellato il pensiero scientifico. Alcuni la reputano come “erede di Einstein”, ma è anche un “climate sceptic” che mette in discussione il consenso sul riscaldamento globale e il suo legame con le emissioni di anidride carbonica. Si potrebbe iniziare definendo quali siano i punti in cui siamo d’accordo? Suppongo che lei accetti, ad esempio, che:

  1. il biossido di carbonio è un potente gas serra che riscalda il pianeta
  2. le concentrazioni atmosferiche di CO2 sono aumentate da quando le misure dirette iniziarono alcuni decenni fa
  3. la concentrazione di CO2 è quasi certamente più elevata oggi, almeno rispetto a quella degli ultimi 800.000 anni, se si considerano i dati ottenuti dai carotaggi nel ghiaccio
  4. i livelli di CO2 stanno aumentando a causa della combustione di combustibili fossili e le temperature globali sono aumentate almeno negli ultimi 50 anni
  5. i modelli al computer hanno dimostrato che l’aumento delle temperature globali non può che essere spiegato con l’aumento della concentrazione atmosferica di CO2
  6. i climatologi dicono che non c’è altra spiegazione ragionevole per il riscaldamento, il quale insistono che sia in corso
  7. il punto precedente spiega il motivo per il quale dobbiamo considerare di fare qualcosa al riguardo

Quali di questi punti ritiene accettabile e quali rifiuta?

Da: Freeman Dyson a: Steve Connor

L'ultima opera di Freeman Dyson

Prima di tutto, la prego di ritrattare la citazione su Einstein. Paragonare me ad Einstein è sciocco e quantomeno seccante. Le risposte alle sue domande sono: sì (1), sì (2), sì (3), forse (4), no (5), no (6), no (7).

Ci sono sei buoni motivi per dire no alle ultime tre affermazioni. In primo luogo, i modelli al computer sono ottimi per risolvere le equazioni della dinamica dei fluidi, ma descrivono pessimamente il mondo reale, così pieno di cose come le nuvole, la vegetazione, il suolo e la polvere, cose che i modelli inquadrano in termini sommari. In secondo luogo, non sappiamo in che modo i recenti cambiamenti climatici siano in equilibrio, causando più male che bene. Il surriscaldamento maggiore si verifica nei luoghi freddi, come la Groenlandia. Più persone muoiono di freddo in inverno di quante ne muoiano a causa del caldo estivo. In terzo luogo, vi sono molte altre cause imputate dei cambiamenti climatici, oltre a quelle assoggettabili alle attività umane, come sappiamo studiando il passato. Quarto, l’anidride carbonica nell’atmosfera è fortemente associata ad altri serbatoi di carbonio nella biosfera, nella vegetazione e nel primo strato del suolo, che sono altrettanto grandi o forse anche di più. È fuorviante considerare solo l’atmosfera e gli oceani, come fanno i modelli, ignorando il resto. Quinto, gli effetti biologici del CO2 nell’atmosfera sono benefici, sia per le colture alimentari che per la vegetazione naturale. Gli effetti biologici sono meglio noti e probabilmente più importanti rispetto agli effetti climatici. Sesto, riassumendo gli altri cinque motivi, il clima della Terra è un sistema estremamente complesso e nessuno si è ancora avvicinato alla sua comprensione.

Questo in risposta alla prima serie di domande, adesso tocca a lei.

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

Così per lei è accettabile che l’anidride carbonica sia un potente gas serra che riscalda il pianeta, che la sua concentrazione nell’atmosfera sia aumentata da quando sono iniziate le misure dirette alcuni decenni fa, e che i livelli di CO2 siano quasi certamente più elevati oggi rispetto agli ultimi 800.000 anni. Pensa che “forse” sia corretto che i livelli di CO2 siano aumentati a causa della combustione di fossili, ma non accetta che le temperature globali siano aumentate, né che l’aumento di anidride carbonica abbia qualcosa a che vedere con questa supposta tendenza. E, per finire, ripone poca o nessuna fiducia nei modelli climatici al computer.

In qualità di fisico, lei deve conoscere i calcoli sugli aumenti stimati delle temperature medie globali a causa del forzante radiativo positivo generato della CO2 in più nell’atmosfera – il calore “catturato” dalla CO2. Le stime considerate mainstream, suggeriscono che il raddoppio della concentrazione di CO2 rispetto ai livelli pre-industriali, avrebbe aumentato la temperatura media globale di circa 3°C. Se accetta che i livelli di CO2 non siano mai stati così elevati, ma non che le temperature medie globali siano aumentate, allora dov’è rimasto intrappolato il calore in eccesso? Possiamo affrontare questo punto prima di procedere?

Da: Freeman Dyson a: Steve Connor

No, grazie!  Il punto centrale di questa discussione è che io sono interessato a una gamma più ampia di domande, mentre lei sta cercando di continuare a discutere su questioni strettamente tecniche, che io considero meno importanti.

Lei mi chiede dove sia finito il calore in eccesso intrappolato, ma io non sono d’accordo con i modelli che dicono che questo esista. Non posso rispondere alla sua domanda perché non concordo con la tua ipotesi.

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

Dispiace che la pensi così, spero che potremo ritornarci. Stavo solo cercando di scoprire dove si colloca il suo problema nei confronti del consenso scientifico sul riscaldamento globale. Come lei sa, questi modelli sono utilizzati da grandi e prestigiose organizzazioni scientifiche come la NASA, il NOAA ed il Met Office per fare previsioni meteorologiche abbastanza accurate ogni giorno. Gli scienziati che si occupano di questi modelli, precisano che possono correlare con precisione le corrispondenze con i reali trend climatici del passato, e che solo quando si aggiungono le influenze dovute alla CO2 nei loro algoritmi, si riesce a spiegare il recente surriscaldamento globale. Esiste un certo consenso scientifico sul fatto che le emissioni di CO2 influenzino il clima in modo rilevante e stavo tentando di scoprire precisamente perché si dissocia da questo consenso.

Lei ha scritto in maniera eloquente sul bisogno degli eretici della scienza di mettere in dubbio il dogma accettato. Esistono diversi casi importanti nel campo scientifico, in cui gli eretici hanno infatti dimostrato di essere nel giusto (Alfred Wegener e la deriva dei continenti), tuttavia molti di più sono gli esempi che si sono rivelati erronei e, nel tempo, finiscono nel dimenticatoio (ricorda Peter Duesberg o Andrew Wakefield?). Così, alla luce della sua posizione eretica nei confronti della climatologia, mi piacerebbe sapere perché dovremmo credere a un paio di eretici solitari – seppur eminenti, come lo è lei – piuttosto che al vasto gruppo di scienziati che annovera una pletora di pubblicazioni a sostegno dei loro argomenti? È una domanda importante per noi che siamo il pubblico, poiché risponde ai quesiti di chi vuol sapere a chi dovremmo affidarci sulle questioni scientifiche e per quali motivi.

Da: Freeman Dyson a: Steve Connor

Quando ero al liceo in Inghilterra negli anni ’30, appresi della deriva dei continenti, secondo le prove raccolte da Wegener. È stato arduo capire come ciò sia avvenuto, ma non avevo molti dubbi che fosse davvero andata così. Pertanto è stata una vera sorpresa per me apprendere in seguito che vi era stato un largo consenso contro le teorie di Wegener. Se esisteva un consenso a favore, questo era da ricondursi a un piccolo gruppo di esperti, piuttosto che tra un pubblico più ampio. Credo che oggi la situazione con il riscaldamento globale sia simile. Tra i miei amici, non riscontro molti consensi. Molti di noi sono scettici e non pretendono di essere esperti. La mia impressione è che gli esperti si sbagliano, perché hanno studiato i dettagli dei modelli climatici per 30 anni e sono giunti a concludere che i modelli sono realistici. Dopo 30 anni essi hanno perso la facoltà di pensare fuori dagli schemi, ed è normale per esperti in un campo così ristretto, pensare nello stesso modo e sviluppare un dogma ormai consolidato. Il dogma a volte è corretto, talvolta è sbagliato. In astronomia ciò si verifica continuamente, ed è molto divertente constatare che le nuove osservazioni, spesso dimostrano come i vecchi dogmi siano fallaci.

Sfortunatamente le cose sono differenti nella scienza del clima, perché gli argomenti sono diventati fortemente politicizzati. Affermare che i dogmi sono sbagliati è diventato politicamente scorretto. Come risultato, i media in genere esagerano sul grado di consenso e esagerano anche sull’importanza della questione.

Sono felice che adesso parliamo di questioni più generali e non di dettagli tecnici. Non pretendo affatto di essere un esperto in merito ai dettagli.

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

Bene, cercherò di tenermi sul generale, ma non escludo che potrebbe anche comportare di entrare nello specifico. Uno dei miei mentori accademici, una volta mi spiegò che la scienza in realtà è solo uno strumento intellettuale molto utile per imparare com’è il mondo, così come la filosofia ci insegna a pensare. Il guaio per noi, non-scienziati, è che dobbiamo affidarci agli scienziati professionisti che ci dicono ciò che stanno scoprendo. Ma, come dice lei stesso, a volte è persino difficile per gli scienziati impegnati in un certo campo, avere a che fare con tutti i  dettagli di una diversa disciplina. Così, da profano, vedo l’abbondanza di prove che mi si presentano sui cambiamenti climatici, così come le qualifiche e le referenze acquisite da coloro che presentano i loro risultati nella letteratura peer-reviewed, e mi faccio un opinione. Dovrei credere alla piccola minoranza di anticonformisti, molti dei quali non hanno alcun background di pubblicazioni, o alla stragrande maggioranza che invece possono vantarne? Devo seguire gli eterodossi o gli ortodossi?

I politici naturalmente devono fare lo stesso, ma devono prendere o meno decisioni molto importanti, a seconda dei casi, e il problema con i cambiamenti climatici, come lei sa, è che se noi aspettiamo di essere assolutamente certi al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, che le temperature globali siano pericolosamente in aumento a causa delle emissioni di anidride carbonica, sarà troppo tardi per fare qualsiasi cosa, in virtù dell’inerzia intrinseca del sistema climatico. Anche se cesseremo immediatamente qualsiasi emissione di anidride carbonica, le temperature aumenterebbero ancora per molti anni a venire, prima di stabilizzarsi.

Quindi ipotizzo che la mia domanda dovrebbe essere: cosa fare se voi sbagliate? E se tutti gli altri scienziati correlati con l’IPCC, il Met Office del Regno Unito, la NASA, il NOAA, l’Organizzazione meteorologica mondiale, e quasi tutte le stimate università e istituti che fanno ricerca sulla scienza del clima, fossero nel giusto? Non è forse un po’ rischioso per me e per il resto del pubblico, respingere questo diffuso canone della scienza del clima come un semplice “chiasso” sul global warming, quando tutto quello che ho in mano per procedere è un parere di minoranza?

Da: Freeman Dyson a: Steve Connor

Io ho questa sfortunata abitudine di rispondere immediatamente alle e-mail, che a lungo andare non è più sostenibile. Quindi risponderò a questa e poi rimarrò in silenzio per tre giorni.

Naturalmente non mi aspetto che lei sia d’accordo con me. Il massimo che posso aspettarmi è che possa ascoltare ciò che le sto dicendo. Io sostengo che tutte le previsioni riguardanti il clima, siano accompagnate da un’elevata incertezza. D’altra parte, i rimedi proposti dagli esperti sono enormemente costosi e dannosi, soprattutto nei confronti della Cina e degli altri paesi in via di sviluppo. Su una scala più piccola, abbiamo visto i gravi danni a carico dei poveri di tutto il mondo per la conversione del mais da coltura alimentare a coltura energetica. Questo è il risultato conseguente dalle alleanze politiche tra gli agricoltori americani e i politici del riscaldamento globale. Purtroppo l’isterismo sul riscaldamento globale, come la vedo io, è pilotato dalla politica più che dalla scienza. Nel caso in cui sia io a sbagliare e gli esperti del clima abbiano ragione, rimane ancora vero che i rimedi sono di gran lunga peggiore dei mali che si propongono di curare.

Mi piacerebbe che The Independent faccia onore al suo nome presentando una visione meno unilaterale della questione.

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

The scientific method slide

Giusto per tornare un attimo su Alfred Wegener, anche se non fu il primo a notare che i continenti sembravano combaciare come i pezzi di un puzzle, come la costa occidentale dell’Africa e la costa orientale del Sud America, egli fu un visionario che effettivamente si impegnò per trovare la prova geologica in supporto alla proprie idee sulla deriva dei continenti. Tuttavia, come lei dice, non disponeva di un meccanismo tale da descrivere come questa “deriva” sia avvenuta. Così forse è comprensibile che molti dei suoi coetanei abbiano respinto la sua teoria nel 1930. Fu solo con la scoperta della tettonica a zolle, 30 anni dopo, che tutti riuscirono a concordare sul meccanismo reale, in sostituzione della teoria screditata di Wegener, in cui i continenti plasmavano in qualche modo il loro percorso attraverso la crosta dei bacini oceanici. Questo non pregiudica in alcun modo il suo eroico contributo alla scienza, e dico eroico nel vero senso della parola, dato che morì nel 1930 nel suo 50° compleanno, mentre era intento nel trekking attraverso la Groenlandia – il suo corpo non fu mai recuperato e ora presumibilmente è intrappolato nel ghiaccio, muovendosi lentamente verso il mare.

Il punto che vorrei sostenere è che egli poteva anche avere ragione rispetto all’inquadramento scientifico stabilito nel 1930, che portava ad essere scettici sulla teoria di Wegener in assenza di prove più convincenti, che tuttavia alla fine trovò. Gli esperti, piuttosto che il pubblico, potevano vedere le debolezze nelle argomentazioni di Wegener, il che spiega come ebbe luogo un consenso scientifico a lui avverso. Lei sta dicendo che oggi la situazione con il riscaldamento globale è simile. Tuttavia, l’importante differenza questa volta sicuramente risiede nel fatto che è proprio il consenso scientifico a metterci in guardia sul pericolo di continuare con le emissioni di anidride carbonica, e tale consenso è piuttosto categorico nel sostenere che se si aspetta fino al momento in cui emerga una prova assolutamente definitiva sul pericolo del cambiamento climatico, sarà troppo tardi.

Uno dei problemi che ho con gli scettici del clima è che continuano a cambiare i loro argomenti. Prima dicono che non esiste una cosa come il riscaldamento globale, respingendo così tutte le molte migliaia di dati inerenti le temperature terrestri e marine degli ultimi cento anni, o giù di lì. Poi dicono che le emissioni di anidride carbonica non sono la causa del surriscaldamento globale, sfidando la fisica di base. Se sbagliano, sostengono che un po’ di calore o di biossido di carbonio in più, potrebbe non essere poi così negativo – è vero che più persone muoiono di freddo che di caldo, ma quanti muoiono di siccità e carestia? È vero, l’anidride carbonica stimola la crescita delle piante, ma ha visto la recente ricerca che suggerisce un possibile legame tra due periodi di siccità atipici in Amazzonia nel 2005 e nel 2010, quando la foresta pluviale è diventata un emettitore netto di anidride carbonica, con temperature più elevate della superficie del mare dell’Atlantico tropicale? Le piante hanno bisogno di acqua, non solo l’anidride carbonica.

E se tutto il resto sembra fallire, l’ultima battuta della tesi degli “scettici” è che, “OK, il biossido di carbonio può avere qualcosa a che fare con l’aumento delle temperature, ma che diamine, non possiamo farci niente perché la cura è peggiore del male “. Mi sembra che, sebbene sussistano ancora molte incertezze, gran parte della scienza del cambiamento climatico è piuttosto consolidata, più di quanto non si ammetta. Per continuare a mantenere una par condicio su “entrambe le parti”, come lei suggerisce, è un po’ come chiamare la Flat Earth Society chiedendo loro di commentare le ultime scoperte sulla tettonica a zolle.

Da: Freeman Dyson a: Steve Connor

I miei tre giorni di silenzio sono finiti, e ho deciso che non voglio continuare questa discussione. Il suo ultimo messaggio ripete solo la stessa linea del vecchio partito di cui abbiamo molti buoni motivi per diffidare. Lei si duole che le persone che sono scettiche circa la linea del partito non siano d’accordo su altre cose. Perché dovremmo accettarlo? Il punto fondamentale della scienza è quello di incoraggiare il disaccordo e mantenere una mente aperta. Per questo motivo biasimo The Independent per essere gravemente fuorviante per i suoi lettori. Voi fornite loro la linea di partito, scoraggiandone ogni dissenso.

Con tutto il dovuto rispetto, le dico addio, esprimendo la speranza che un giorno possa entrare a far parte degli scettici. Lo scetticismo è tanto importante per un buon giornalista come lo è per un bravo scienziato.

Yours sincerely, Freeman Dyson

Da: Steve Connor a: Freeman Dyson

Mi dispiace che la pensi così. Grazie comunque.

Steve Connor

 

Personalmente sono anch’io dispiaciuto che il professor Dyson abbia interrotto così bruscamente la sua serie di risposte. Mi ritengo uno scettico ignorante in materia, e il mio scetticismo vacilla sempre più in assenza di solide tesi che contrastino il mainstream, un dubbio maturato dopo anni di riflessioni su quanto è disponibile in rete come un semplice lettore assolutamente profano può fare. Ed è per questo che sostengo la necessità di un dibattito meno aggressivo da entrambe le parti su un argomento che accende facilmente gli animi più impulsivi, un atteggiamento più tollerante rispetto alle idee altrui cosicché il confronto sia proficuo senza necessità di issare inutili e controproducenti barriere, o peggio, dato che il fine ultimo è caro a tutti, o perlomeno a quasi tutti noi.

Come qualche volta mi piace ricordare, nella scienza non vale la democrazia, la maggioranza non determina la verità, quindi il numero di persone che sostengono una tesi non è direttamente correlato con l’esattezza della tesi stessa e un dibattito pacifico e onesto vale più di qualsiasi guerra.

 

[1] Dawidoff, Nicholas. The Civil HereticThe New York Times. March 25, 2009

[2] The Independent – Letters to a heretic: An email conversation with climate change sceptic Professor Freeman Dyson

14 thoughts on “Freeman Dyson e Steve Connor, epistole impertinenti sui cambiamenti climatici

    • Caro Paolo, non vorrei essere travisato per quanto ho scritto. Come sai, non sono un climatologo, né sono in possesso di crediti tali da consentirmi una contestazione efficace del cosiddetto consenso. Come però giustamente sottolinea il Prof. Bardi (stavolta sono io a citarlo!) nel suo ultimo post, “un vizio di molti giornalisti è quello di trattare un po’ tutti gli argomenti come se fossero un dibattito politico o, peggio, calcistico.” E’ normale che poi anche gli scienziati più disponibili al confronto si difendano ostracizzandosi nel loro snobismo, anzi mi stupirei del contrario.

      Credo che uno scienziato abbia tutto il diritto di dissentire, secondo la propria coscienza, anche a costo di essere appellato come un climate sceptic, nella minor lusinghiera accezione del termine. Un atteggiamento coraggioso da intraprendere, considerando il “clima” attuale, e non solo in campo climatico. Gli scienziati dovrebbero essere scettici di natura, pertanto mi piacerebbe avere la possibilità di ascoltarli quando lo sono, per comprendere le loro argomentazioni, soprattutto quando ammettono di essere fallibili essi stessi, i miei dubbi non si dissolvono ascoltando solo la campana che suona più forte, anzi si moltiplicano in casi come questi.

      Pertanto per bilanciare i tuoi due autorevolissimi link, allego quanto avrei voluto leggere su The Independent e magari riuscire a dubitare pure su quello:

      Heretical thoughts about science and society

      The Question of Global Warming

      • Gifh, credo che gli scienziati ‘scettici’ abbiano ancora a disposizione un ottimo metodo per far valere le proprie ragioni: presentarle – adeguatamente supportate dai dati – in articoli peer-reviewed. Mi pare sia stata data questa possibilità – senza censure – a molti ‘impertinenti’ come Lindzen, Scafetta, ecc. ma sinora le loro teorie (a differenza di quella ‘dominante’ dell’AGW) non hanno trovato conferme. Dyson – se è davvero convinto di quanto sostiene – poptrebbe presentare i propri studi e vedere se reggono alla prova; ma ho il sospetto che sia più comodo per lui non sottoporre le sue idee al vaglio della comunità scientifica. Mi spiace davvero per questo suo atteggiamento, che non gli fa onore.

        Buona serata.

    • Rimedio subito:

      p.s. ho già letto cosa scrive Bardi a riguardo!😉

      E ancora: ‘Execute’ Skeptics! oppure Global Warming Skeptics Under Attack, Labeled as Having Mental Disorder

      Ah, ma forse volevi una lista. Eccone una addirittura peer reviewed…

      Siamo così sicuri, Scafetta a parte, che tutti gli scienziati ‘seri’ e scettici, si precipitino davvero a bruciare la propria reputazione e non solo, arrischiandosi in una rivoluzione sulle teorie del GW, anche se ne possedessero prove inconfutabili? (E’ un’ipotesi provocatoria, neh!)

      • Se ne possedessero prove inconfutabilli (e non se ne son viste sinora, nonostante i generosi finaziamenti delle lobby dei combustibili fossili) vincerebbero un premio Nobel, come accadde a Molina, Rowland e Crutzen nel ’95 per gli studi sull’ozono:
        http://nobelprize.org/nobel_prizes/chemistry/laureates/1995/

        E sarei il primo a festeggiare.

        P.S.: l’articolo dei PNAS mi sembra più che sensato.

      • Si, ma le prove inconfutabili non vengono per grazia ricevuta…

        Guarda, nonostante quello che ho visto negli ultimi anni, credo nella scienza, credo nella capacità della comunità scientifica di superare le ostilità e di risolvere le controversie grazie ad argomenti razionali basati sulle prove disponibili. So bene che il solo fatto di sollevare tali questioni, potrebbe irritare alcuni miei amici, posso soltanto ribadire che non scrivo per attaccare quanti vi credono, ma per ammirazione nei loro confronti, e soprattutto come espressione di fede nella comunità scientifica. I disaccordi e le controversie sono necessari per il progresso della scienza, e servono per formarsi una opinione meno condizionata, tuttavia immagino come possano essere incentivati i giovani scienziati se, qualora si azzardassero a perseguire una teoria antidogmatica, si vedrebbero immediatamente stroncare la carriera per essere andati contro il pensier comune, il che va contro a tutto ciò che ci ha portati all’attuale livello di progresso scientifico.

        Tornando a Dyson, trovo assolutamente scorretta l’insistenza e l’arroganza del giornalista con il suo modo sciocco di fare cronaca e (tentare di) ridicolizzare lo scienziato con domande quasi inquisitorie e ridondanti su dettagli non pertinenti. Si sa che Dyson non ha peer sul clima, invece di ascoltare ciò che era ben disposto ad aggiungere, da una persona abituata a vedere un quadro più ampio della situazione, Connor ha fatto di tutto per metterlo in una posizione oltremodo imbarazzante, un po’ di rispetto, e che diamine!

        Pensa che ho appena terminato la lettura del suo ultimo libro (lo scienziato come ribelle), e mi è venuta quasi voglia di rileggerlo dall’inizio!😀

  1. Lo scienziato come ribelle deve abituarsi ad accettare ogni tipo di critica, non nascondersi dietro a “non ne voglio discutere”, e soprattutto non fare filosofia, quella attività per cui i tuoi perfetti ragionamenti logici sono presentati con grande classe, prima di essere distrutti da squallidi fatti. Dyson rivendica un atteggiamento scettico a priori, non basandosi su nessuna prova concreta (non esistono studi che vadano contro l’intera costruzione dell’Agw, se non su Energy and environment, una rivista NON peer review). Ma persino Wegener si basava su intuizioni evidenti, e aveva avanzato ipotesi di un meccanismo di azione per la sua idea. Se vai a vedere tutti gli scettici che avevano ragione, da Galileo in poi a Darwin a Warren e Marshall) avevano le prove di ciò che sostenevano. Dyson non ha niente.
    Spezzo poi una lancia in favore del giornalista, proprio perché non ha avuto rispetto per Dyson. Così si fa giornalismo, anche quello scientifico, ribattendo ai castelli in aria di uno scettico con domande che lo mettano in imbarazzo.

  2. Gifh, capisco il tuo punto di vista ma mi domando se sei consapevole del laborioso procceso che ha portato alla nascita e allo sviluppo della teoria dell’AGW. Cito dal libro di Luca Mercalli (lettura consigliata): “Fourier, Tyndall, Arrhenius, Callendar, Plass, Revelle, Keeling, Budyko, Smagorinsky, Manabe, Bolin e tanti altri […] hanno dovuto lottare per far accettare le loro idee basate su solidi ragionamenti e dati pazientemente misurati”. “Chi oggi si erge a novello Copernico è come se in realtà difendesse l’ipotesi di un sistema geocentrico solo perché ormai diventata minoritaria rispetto alla visione eliocentrica, ignorando le prove che hanno portato alla formulazione – sempre sofferta – di una nuova teoria”. (Luca Mercalli, “Che tempo che farà”, Rizzoli, 2009).
    Gli scettici dovrebbero prima avere l’umiltà di studiare tutto quanto ha preceduto l’attuale formulazione della teoria e come vi si è giunti: allora forse sarebbero più cauti e potrebbero offrire il loro contributo senza smania di protagonismo e a beneficio della comunità scientifica e del futuro del pianeta.

  3. Caro Marco, innanzitutto vorrei sottolineare che nutro estremo rispetto e attenzione verso le altrui opinioni, soprattutto quando divergono in tutto o in parte dalle mie, e in particolare quando sono così garbate, come in questa intera discussione.
    Per quanto ne capisco, e non è molto in verità, non mi è sembrato che Dyson volesse demolire l’intero costrutto dell’AGW, infatti concorda senza dubbi sui primi tre punti della prima mail di Connor. Ha qualche dubbio sul quarto, e rifiuta gli ultimi argomentando le sue posizioni. Io non sono in grado di valutare l’esperienza che Dyson dice di aver vissuto quando si è occupato di modelli climatici e sono conscio che non è un’esperto in materia, per cui continuo a chiedermi, allora perché intervistarlo? Sicuramente non è l’unico eminente scienziato non specialista del clima che dubita sui modelli climatici e tutto il resto. Forse l’intenzione era quella di screditarlo di fronte all’opinione pubblica cercando di provocarne la resa o semplicemente aggiungere un trofeo nella sua vetrina? Allora forse poteva trovarsi una vittima più agguerrita e competente … Dyson è ben consapevole che la sua “eresia” sul riscaldamento globale è fortemente criticata, d’altronde le sue risposte fanno notare che le obiezioni alla propaganda sul riscaldamento globale non risiedano solo nei tecnicismi, di cui ammette di non sapere molto, piuttosto contro il modello di comportamento e il genere di intolleranza alla critica che molti esprimono, oltre alla innegabile contaminazione politica della controversia (qui si può leggere un’intervista più equilibrata: http://e360.yale.edu/content/feature.msp?id=2151)

    @Paolo
    Grazie del consiglio per la lettura, cercherò sicuramente di provvedere infilandolo nella mia corposa scaletta. Credo di essere abbastanza consapevole delle fatiche di migliaia di ricercatori in tutto il mondo che si prodigano per il beneficio della comunità scientifica e il futuro del pianeta, ma non mi sento di ritenere Dyson uno con la smania di protagonismo. Pensi che ne abbia davvero bisogno?
    Perfino Klaus Hasselmann, un noto modellista climatico, riconosce che è poco saggio rifiutare il dialogo con gli scettici sulla base del fatto che essi non siano esperti e ritenendo che l’unico loro intento sia quello di costruire prove false per screditare la controparte, cosa che accade sempre più spesso, senza esclusione di colpi da ambo le parti, quasi rasentando un’atteggiamento fideistico.
    E’ da un po’ che vorrei avere il tempo per fare una piccola analisi sulle incertezze intrinseche (sempre troppo poco evidenziate) cui sono affette le decine (centinaia?) di modelli climatici in voga, da un punto di vista molto profano e (spero) obiettivo, inserendo la questione dell’amplificazione polare, l’effetto delle nubi, ecc. Purtroppo esistono migliaia di paper che trattano i modelli, e buona parte di questi meritevoli sforzi sono rivolti al continuo miglioramento degli algoritmi computazionali, il che significa che sono perfezionabili e non necessariamente errati, ma nemmeno oro colato, diciamo che sono in evoluzione. Secondo i modelli, l’entità precisa dei cambiamenti futuri del clima è ancora incerto, con stime sul riscaldamento che vanno da +1.3 a +4.5 °C per la fine del secolo, ma non è nota neanche l’incertezza su quest’’incertezza, date le entità delle incognite citate, ma anche delle previsioni sulle emissioni in rapporto ai futuri scenari energetici e le relative emissioni, (Fonti: http://dx.doi.org/10.1126%2Fscience.292.5515.192 e Atmospheric Model Intercomparison Project.). I rischi, che spero si scongiurino presto, sono boutade preoccupanti come quelle che ho letto negli ultimi giorni (http://planetsave.com/2011/03/02/limited-nuclear-war-could-halt-global-warming-nasa-predicts/), o che diventino l’alibi per i nuovi risorgimenti nucleari, di cui abbiamo anche discusso, per non parlare di estremi rimedi per invertire il GW, come l’uso di pericolosi chemicals per pilotare i trend atmosferici e così via…

    (Adesso mi lincerete lo so! :D)

    • Ci mancherebbe, Gifh, nessun linciaggio. So che sei in perfetta buona fede, e sarebbe l’ideale poter discutere sempre di certi argomenti con persone come te: ci si potrebbe concentrare sui punti controversi che non inficiano la teoria nel suo complesso, ma che vengono facilmente strumentalizzati dai deniers. Una delle loro affermazioni preferite – implicita o esplicita – è: “Ci sono delle incertezze, quindi l’intera teoria è fallace.” Ma non è così che funziona. I punti fondamentali son ben saldi, a meno che non si vogliano riscrivere le leggi della fisica. Se poi gli scenari che si prospettano – stante la situazione attuale – li possiamo dividere in “bad” e “worse”, credo che ce ne sia abbastanza per agire, non credi? E mi rammarico che a Cancun, dove si è stati molto chiari sulla questione [il cambiamento climatico è definito come “inequivocabile” e dovuto all’uomo, inclusi gli eventi estremi e gli eventi a svolgimento graduale (innalzamento delle temperature, del livello del mare, acidificazione degli oceani, riduzione delle masse ghiacciate e impatti relativi, salinizzazione e degradazione delle foreste, perdita di biodiversità e desertificazione)] non si sia ancora giunti ad obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. Sarà perché, come dice la nostra amica Sylvie Coyaud con la solita ironia: “Il principio di precauzione in questo caso non ha alcun fondamento scientifico, mentre la libertà di inquinare è un diritto scientificamente fondato sul profitto.”

  4. Già, perché l’ha intervistato? Me lo sono chiesto anch’io e mi sono dato alcune risposte. Premetto che la posizione degli scettici si fa sempre più insostenibile man mano che passano gli anni, e quindi chi si schiera tra i negazionisti ha senz’altro un bel coraggio. Premetto anche che le tue obiezioni sono fondate, ma per esempio quelli di Realclimate hanno risposte piuttosto approfondite su ogni punto (se vuoi vado a cercare i post). Dyson, rispetto ad altri scettici, per esempio Montford, Monkton, Singer Baliunas eccetera ha un pregio – e un difetto – è una persona che sa discutere, che non irrita con quello che nelle discussioni tra evoluzionisti e creazionisti si chiama Gish gallop (la continua sparata di assurdità cui non si può rispondere nel breve tempo a disposizione), ed è piuttosto intelligente. Se conosco i miei colleghi, secondo me Connor si è detto (o ha detto al caporedattore) “Intervistiamo Dyson, è fuori dalla mischia vera e propria, magari ci dice qualcosa di interessante”. Oppure, come dici tu, sapeva benissimo che le risposte sarebbero state carenti, e ha colpito un bersaglio debole. Non lo so, so solo che in ogni caso l’intervista dimostra la scarsa conoscenza del problema da parte di Dyson, l’aggressività del giornalista (giustificata? in parte sì, in parte no) e un diverso modo di fare giornalismo nei Paesi anglosassoni. Ha portato a casa una bella preda? Può darsi, ma dimostrando che anche le persone intelligenti ed esperte in un campo possono essere deboli nel ragionamento, e che se sono questi gli scettici più autorevoli sul riscaldamento globale, possiamo stare tranquilli che i dubbi si scioglieranno in poco tempo.
    Una nota: tu dici “non mi è sembrato che Dyson volesse demolire l’intero costrutto dell’AGW”. No, voleva solo demolire la parte più controversa, la A, ma proprio su questo si è dimostrato particolarmente debole.
    Qui puoi trovare alcune interessanti osservazioni su Dyson e sulla sua psicologia di scienziato scettico.

  5. Pingback: Freeman Dyson e Steve Connor, epistole impertinenti sui cambiamenti climatici | Notizione.Net

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