Dalla telepatia sintetica alla tecnopatia: le macchine controllate dal cervello

Micah Sanders, il tecnopate di Heroes. Imagecredit: Wikimedia Commons

Tecnopatia e telepatia non sono (solo) malattie che colpiscono chi guarda troppo la TV o passa troppe ore davanti al computer, ma in questi ultimi tempi sembra che l’argomento non sia più solo appannaggio della pura fantascienza e rappresentano una stupefacente realtà tecnologica.

L’interfaccia cervello-computer, meglio nota con il termine inglese brain-computer interfaceBCI), è un vero e proprio mezzo tecnologico di trasmissione del pensiero, acquisito ad esempio tramite un segnale elettroencefalografico, che viene “tradotto” in un flusso di bit da un computer, per inviare una serie di comandi destinati al dispositivo finale.

Ogni giorno vengono implementate nuove applicazioni, dall’interfaccia per una sedia semovente per disabili agli inevitabili sfruttamenti militari, ma sempre più ci mettono di fronte a importanti problemi etici.

Le ultime da questo settore, anche se apparentemente futili, sono degne di nota: Robert Schneider, leader del gruppo indie rock indipendente The Apples in Stereo, ama “giocare” con il suo sintetizzatore, al punto da essere riuscito a interfacciarne uno direttamente con le sue onde cerebrali!

In sostanza ha connesso il suo sintetizzatore Moog ad un gioco che si chiama Mind Flex riuscendo a stimolare un sintetizzatore analogico che aumenta o diminuisce l’ampiezza di un suono con il pensiero. Il video non è molto entusiasmante, ma considerate che l’interfaccia è un giocattolo venduto su Amazon a poco più di 60$.  Forse la parte migliore è quando Robert è talmente gongolante che gli viene difficile rilassarsi abbastanza da abbassare il tono del suono!

Robert dice che è una modifica facile da eseguire, e che presto posterà le istruzioni nel caso qualcuno voglia imitarlo. Il gioco che ha usato, è dotato di un sensore che misura l’attività delle onde theta direttamente correlate al livello di concentrazione e di attenzione, utilizzate per guidare una pallina attraverso un percorso ad ostacoli tramite una ventola che regola il flusso di aria. I sensori della cuffietta registrano l’attività delle onde theta, la traducono in un segnale digitale e la trasmettono in forma di onde radio al ricevitore del Mind Flex. Uno sviluppo di questo metodo potrebbe ridonare la parola alle persone affette da mutismo con maggiori diffusioni.

Più seriamente, la ricerca attuale è arrivata a risultati incredibili, con tecniche più o meno invasive. Le BCI invasive consistono nell’impianto diretto nella materia grigia con un intervento  neurochirurgico. Questo metodo produce i segnali di più alta qualità dai BCI, ma possono scatenare un possibile rigetto, e il segnale diventa sempre più debole o cessa a causa della reazione verso l’oggetto estraneo nel cervello. Il sistema si presta per essere sfruttato nel trattamento della cecità non congenita, grazie alle ricerche di William Dobelle, il quale costruì il suo primo prototipo già nel 1978. Solo nel 2002 però, 16 volontari paganti riuscirono a ricevere un impianto di seconda generazione.

Interfacce non invasive, con tecnologie di neuroimaging (una tecnica di generazione di immagini, usata prevalentemente a scopi diagnostici in campo medico e basato sul principio fisico della risonanza magnetica nucleare) sembrano molto promettenti.

I segnali registrati in questo modo sono stati utilizzati per alimentare impianti muscolari e ripristinare un parziale movimento in un esperimento con un volontario. Anche se sono semplicemente indossabili, gli impianti non invasivi producono una risoluzione molto bassa, perché il cranio smorza i segnali, disperdendo e sfocando le onde elettromagnetiche create dai neuroni. Anche se le onde possono essere ancora captate, è molto difficile determinare l’area del cervello che li crea e non si può nemmeno considerare una risoluzione tale da rilevare le azioni dei singoli neuroni.

Nel video seguente tratto da una conferenza TED, assistiamo ad una dimostrazione di come il pensiero possa controllare oggetti virtuali e reali secondo la speaker Tan Le, che ne discute anche l’ampia portata e le possibili applicazioni. Il video è sottotitolato in italiano, selezionabile da menu.

Sono anche  in corso ricerche sulla telepatia sintetica o telepatia mediata dal computer che consentono la comunicazione da utente a utente attraverso l’analisi dei segnali neurali. Non poteva trattarsi che del DARPA.  La ricerca si propone di individuare e analizzare i segnali neurali di parole specifiche, utilizzando l’EEG, che si verificano prima del processo di vocalizzazione del discorso. Naturalmente è ancora complesso l’obiettivo di trovare una soluzione generalizzabile, in pratica adattabile a tutti. A partire dal 2009, la ricerca è focalizzata per scopi militari, ma potrebbe anche sfociare in applicazioni mediche abilitando la comunicazione con persone che soffrono della perdita del coordinamento motorio.

Il dibattito sulle implicazioni etiche dei BCI non è molto vivace, anche se ci sono diversi sistemi in commercio come i pacemaker cerebrali usati per trattare alcune condizioni neurologiche, e potrebbero anche teoricamente essere utilizzati per modificare il comportamento altrui.

I temi più importanti nel dibattito neuroetico sono:

  1. Ottenere il consenso da parte delle persone che hanno difficoltà di comunicazione.
  2. Analisi del rapporto rischio/benefici.
  3. Condivisione delle responsabilità dei vincoli e delle decisioni da intraprendere.
  4. Conseguenze della tecnologia BCI per la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
  5. Eventuali effetti collaterali (per esempio, la qualità del sonno è influenzata dall’intensità delle riabilitazioni del ritmo sensomotorio).
  6. Questioni riguardanti la personalità e la sua eventuale alterazione.
  7. Applicazioni terapeutiche e il loro possibile superamento.
  8. Questioni di etica della ricerca che insorgono dal progresso della sperimentazione animale al passaggio verso soggetti umani.
  9. Lettura della mente e tutela della privacy.
  10. Controllo mentale e a distanza.
  11. Miglioramento selettivo e la stratificazione sociale.
  12. Comunicazione con i media.

Il professor Michael Crutcher ha espresso la sua preoccupazione per questa tecnologia, in particolare per gli impianti oculari e auditivi: “Se solo i ricchi possono permetterselo, tutti gli altri saranno in condizioni di svantaggio.” Jens Clausen ha concluso nel 2009 che “i BCI pongono sfide etiche, ma queste sono concettualmente simili a quelle affrontate dalla bioetica per altri settori terapeutici”. Inoltre, suggerisce che la bioetica è ben preparata per affrontare i problemi generati da queste tecnologie. Pim Haselager e i suoi colleghi hanno sottolineato che le aspettative di efficacia e il valore dei BCI giocano un grande ruolo nella analisi etica e nel modo in cui gli scienziati dovrebbero introdurre i dispositivi ai media.

I ricercatori sanno bene che sono necessari orientamenti etici, bisogna moderare l’entusiasmo nella comunicazione mediatica e sostenere la formazione su questi sistemi, questo sarà della massima importanza per l’accettazione sociale in futuro di questa tecnologia.

Interessante la condivisione da parte dei francesi dell’INRIA che hanno deciso di rendere open-source il loro software per la visualizzazione e la gestione dei segnali cranici: OpenVIBE. Un gesto molto onorevole da parte loro.

HIM - Hardware Interface Module. Imagecredit: Politecnico di Milano

L’attuale commercializzazione è sostenuta da numerose società che producono dispositivi ad uso medico, ludico o a scopo di ricerca, come ad esempio NeuroSky, Emotiv Systems, gli spagnoli della Starlab, gli austriaci della Guger Technologies. In Italia un ottimo lavoro viene condotto presso il Sensibilab del Politecnico di Milano con lo sviluppo di un interfaccia hardware modulare basata su un motore grafico 3D ad alte prestazioni.

Secondo la lista dei superpoteri dei fumetti di Wikipedia la tecnopatia è la capacità di manipolare la tecnologia, si manifesta come una forma particolare di manipolazione energetica/telecinetica, una specie di “morphing”, che consente l’interazione fisica con le macchine, o anche una capacità psichica che permette di interfacciarsi mentalmente con un computer. Probabilmente è giunta l’ora di aggiungere una definizione più realistica!

Fonti: Wikipedia – brain–computer interface

Altre letture:

E naturalmente c’è sempre qualcuno che mette in mezzo gli extraterrestri…

2 thoughts on “Dalla telepatia sintetica alla tecnopatia: le macchine controllate dal cervello

  1. Dopo ore e ore di connessione non sono riuscita a diventare nè tecnopatica nè telepatica purtroppo…o per fortuna:)…Non vedo l’ora che Robert posti le istruzioni così ci provo pure io. Ovviamente ci farò poi un video da liberare su youtube… chissà che ne esce. Articolo eccellente!

    Buona domenica
    Lucy

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