Acqua asciutta contro il global warming?

L'acqua in polvere assorbe tre volte tanto!

Direttamente dal meeting della American Chemical Society svoltosi ieri, arriva l’annuncio di uno sviluppo interessante relativo ad una sostanza chiamata dry water, un ossimoro che si può tradurre (più o meno impropriamente) con “acqua secca”, o meglio “acqua asciutta”. Si tratta di un materiale che sembra zucchero in polvere e possiede interessanti peculiarità, ad esempio quella di assorbire grandi quantità di gas, come l’anidride carbonica o il metano.

Fra le sue insolite proprietà figurano, oltre all’elevato adsorbimento gassoso, anche il comodo rilascio successivo del gas catturato, che richiede energie relativamente limitate come una lieve agitazione. L’acqua secca al tatto risulta unta e lascia una sensazione di freddo, proprio come l’alcool, e la sua preparazione non è nemmeno troppo complessa o costosa.

Questo materiale infatti, consiste in microgoccioline di acqua circondate da uno strato idrofobo di biossido di silicio (il maggiore componente della sabbia silicea) opportunamente trattato, in un rapporto di massa pari a 1:19. Questa particolare configurazione, ottenuta semplicemente con l’ausilio di un miscelatore, consente secondo gli autori, di assorbire tre volte la quantità di biossido di carbonio catturata dai singoli componenti separati, e potrebbe rappresentare una soluzione ideale per contrastare i crescenti livelli di CO2 atmosferici che si registrano giorno dopo giorno, per ora solo in laboratorio.

L’acqua secca è stata scoperta nel 1968, attirando l’attenzione inizialmente soprattutto nel campo della cosmesi. Di recente è stata riportata alla ribalta, quando nel 2006 un team guidato dal Dr. Andrew Cooper dell’Università di Liverpool esplora alcune delle proprietà inedite di questo materiale, le quali hanno portato alla scoperta delle promettenti capacità adsorbenti per i gas, concentrandosi inizialmente sul gas naturale.

Tuttavia, dopo gli entusiasmi iniziali, emerge che gli idrati così ottenuti necessitano di temperature molto basse (-70°C) o elevate pressioni per rimanere stabili, e che il processo di adsorbimento non è proprio quel che si definisce “istantaneo”. Inoltre, lo stesso team nel 2008 divulga un possibile utilizzo per il sequestro della CO2.

Un anno dopo Cooper, descrive in un aggiornamento, un metodo di preparazione che rende l’acqua secca riciclabile e gli dona la caratteristica di separatore di gas grazie all’aggiunta di un agente gelificante.

A questo punto,  la vera news va ricercata nelle appendici, infatti a corredo del roboante annuncio della ACS relativo all’abbattimento del GW, trovano spazio alcune applicazioni inedite che sembrano altrettanto interessanti.

Infatti viene svelato come l’acqua secca sia un ausilio promettente per accelerare la cinetica di una reazione catalitica tra idrogeno e acido maleico, nella produzione di acido succinico, un diffuso precursore di farmaci, additivi alimentari e altri prodotti di consumo. Il miglioramento di questo processo industriale si tradurrebbe in un immediato risparmio energetico mirato ad un processo più efficiente ed ecologico.

Si prospetta infine la possibilità che questa tecnologia potrebbe anche essere applicata per immagazzinare altri liquidi, in particolare le emulsioni. Le emulsioni sono miscugli di due o più liquidi immiscibili, come avviene nella maionese con olio e acqua. Gli scienziati hanno dimostrato è possibile trasformare una semplice emulsione in una polvere simile all’acqua secca. Un metodo che consentirebbe di rendere più semplice e sicuro l’immagazzinamento e il trasporto di liquidi potenzialmente pericolosi.

Segno dei tempi, evidentemente le notizie è bene leggerle fino in fondo!

Fonti: ACerS, PhysOrg

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