Scoperta una pulsar nello spazio profondo grazie al progetto Einsten@Home

Lo screensaver di Einstein@Home

Chi l’ha detto che è necessario diventare uno scienziato per fare una grande scoperta?

Proprio a questo devono aver pensato un bel giorno i ricercatori che lavorano presso i laboratori di Berkeley (University di California), e fu così che il calcolo distribuito in forma volontaria rese partecipi in poco tempo migliaia di utenti, certo, una partecipazione poco impegnativa, ma sufficiente a fornire una potenza di calcolo globale che raggiunge gli strabilianti 5400 petaFLOPS, una misura che indica il numero di operazioni al secondo eseguite dalla CPU, una velocità quasi tripla rispetto ai supercomputer più moderni e veloci come il Cray XT5 (Jaguar).


Il BOINC, che sta per Berkeley Open Infrastructure for Network Computing, è il sistema informatico che consente la partecipazione a numerosi progetti, una vera e propria piattaforma che spalanca le porte della ricerca a chiunque desideri mettere a disposizione una porzione della potenza di calcolo del proprio personal computer al servizio della ricerca scientifica.

Dopo questa lpremessa, passiamo al sorprendente risultato ottenuto da tre volontari che ospitavano sul proprio pc il programma Einsten@Home, il software dedicato all’elaborazione dei dati acquisiti tramite il LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), il programma congiunto tra  Caltec e MIT che tenta di confermare le ipotesi sulle onde gravitazionali.

L’analisi di questi segnali ha lo scopo di confermare i rilevamenti diretti di un’onda gravitazionale, che in questo caso costituiscono una pietra miliare nel campo della cosmologia, dato che è la prima rilevazione da parte del progetto di un oggetto astronomico fino ad ora sconosciuto, avvenuta solo tramite questo particolare tipo di radiazione gravitazionale.

L’osservatorio portoricano di Arecibo

I due computer protagonisti della scoperta, uno in Iowa , USA (condiviso da due persone) e l’altro in Germania, hanno scaricato ed elaborato i dati provenienti dalle registrazioni di segnali come quelli dell’osservatorio di Arecibo, che in questo caso fortuito contenevano le tracce della pulsar situata nella Via Lattea a circa 17.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Volpetta.

La nuova pulsar, chiamata PSR J2007+2722, è una stella di neutroni con una velocità di rotazione sul proprio asse di 41 rivoluzioni al secondo e possiede un campo magnetico insolitamente debole. Le pulsar sono generate da stelle grandi da cinque a dieci volte il nostro sole, che esplodono in una supernova per poi collassare in un astro composto quasi interamente da neutroni, e solitamente accompagnato da un compagno a formare un sistema binario.

Jim Cordes, professore di astronomia alla Cornell University di Ithaca, Stati Uniti, ha detto che l ‘oggetto una volta aveva una stella compagna dalla quale ha acquisito ulteriore massa, ma questo compagno è collassato liberando la pulsar superstite che così è diventata una sorta di fenomeno errante molto interessante e insolito.

La scoperta ha così dimostrato efficacemente l’importanza del calcolo distribuito, che spazia con i suoi progetti in svariate aree scientifiche come la matematica, la medicina, la biologia molecolare, l’astrofisica e la climatologia. Un ottimo motivo per farne parte, e, chissà, in un mondo dove le lauree honoris causa sono oramai fin troppo inflazionate, possiamo anche considerarci tutti un po’ ricercatori ad honorem!

Menzione d’onore per il portale Boinc.Italy, che supporta, collabora, aiuta e divulga l’iniziativa con news, forum e preziose informazioni relative ai progetti di calcolo distribuito.

Fonti: BBC, Wired

One thought on “Scoperta una pulsar nello spazio profondo grazie al progetto Einsten@Home

  1. Bell’articolo, ottimo che se ne parli!
    I ricercatori hanno anche preannunciato una seconda scoperta ma non hanno ancora reso noto tutti i particolari, ne vedremo delle belle.

    Per unirsi al progetto: http://einstein.phys.uwm.edu/ (poi seguire le istruzioni al paragrafo “JOIN Einstein@home”

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