Verso il replicatore: la stampante dei cibi digitali

Il replicatore, un gadget ipertecnologico ben noto a tutti i fan di Star Trek e ritenuto per anni un prodigioso sogno decisamente lontano dall’essere realizzabile, ha già compiuto i suoi primi passi in questo universo, anche se il resto del percorso è ancora lungo e tortuoso.

Il replicatore della Voyager. Imagecredit: Paramount (via Memory Alpha)

Un approccio futuristico che per ora è stato impiegato solo nel campo delle nanotecnologie, promette di replicare oggetti di modeste dimensioni, con applicazioni anche per le missioni spaziali. Si tratta di una vera e propria stampante tridimensionale ed è stata battezzata Electron Beam Freeform Fabrication (EBF3), un dispositivo che grazie ad un fascio di elettroni modella un materiale grezzo creando la forma desiderata, una parte meccanica, un ricambio o un utensile, con costi irrisori e soprattutto in tempi brevi.

La NASA afferma che questo metodo non solo potrà essere impiegato per le costruzioni aeronautiche sulla Terra, ma sarà anche utile per gli astronauti che potranno un giorno utilizzarlo per la sostituzione immediata di parti meccaniche durante le missioni.

La prossima tappa di questo percorso farà sicuramente scalo presso il replicatore di cibo, di cui recentemente è stato presentato un concept ancora grezzo nel suo sviluppo tecnico, ma assai promettente.

Cornucopia Digital Fabricator, la stampante alimentare. Imagecredit: Amit Zoran

Si tratta della Cornucopia, che prende il nome dal mitico  corno dell’abbondanza, una fabbrica digitale che “stampa” prelibatezze culinarie da ingredienti specifici, caldi o freddi, senza scarti di cottura o sprechi. Al momento il progetto comprende tre versioni, il Digital Fabricator, il Robotic Chef e il Virtuoso Mixer, che probabilmente verranno in seguito integrati in un dispositivo unico.

La personal food factory è ancora allo stadio embrionale, ma opererà immagazzinando e refrigerando gli ingredienti e mescolandoli al bisogno, cuocendoli con schemi prestabiliti, infine stampandoli letteralmente per presentarli in un apposito vassoio. Il progetto di questo dispositivo è stato ideato da due ricercatori di un laboratorio del MIT (Massachusetts Institute of Technology – Fluid Interfaces Group Media Lab), Amit Zoran e Marcelo Coelho.

Cornucopia Robotic Chef. Imagecredit: Amit Zoran

Il processo di stampa del cibo inizia con la selezione dei contenitori alimentari in cui sono conservati gli ingredienti anche refrigerati, se necessario. Gli ingredienti sono poi inseriti in una camera di miscelazione e l’impasto  ottenuto viene quindi  depositato in strati con numerose possibilità di combinazioni, anche  complesse. La versatilità del dispositivo permette di distribuire sia vivande fredde che calde, grazie al sistema di controllo della temperatura dei prodotti di cui è dotata la “testina di stampa“.

Secondo i due ricercatori, questo innovativo processo di stampa introduce a pieno titolo la tecnologia della cottura nell’era digitale, permettendo di “disegnare” texture alimentari completamente nuove e sapori inediti, oggi impensabili attraverso le tecniche culinarie tradizionali. Aggiungono inoltre  che gli utenti sarebbero in grado di controllare il valore nutrizionale,  la qualità e l’intensità dei sapori, o altri parametri come il contenuto di carboidrati o grassi, senza dimenticare le calorie complessive e il fabbisogno giornaliero che potrà essere programmato o selezionato da una libreria per qualunque tipo di dieta.

The Cornucopia Virtuoso Mixer. Imagecredit: Amit Zoran

Ogni pasto  potrà  quindi essere controllato attraverso un’interfaccia touch-screen o con comandi vocali ed è prevista anche la connettività internet, che permetterebbe addirittura di controllare da remoto  la preparazione della cena, e aggiungere un posto a tavola non sarà mai più un problema. Il progetto inoltre prevede che il dispositivo sarà in grado anche di ordinare automaticamente gli ingredienti in via di esaurimento o suggerire un ingrediente alternativo in caso di indisponibilità.

I ricercatori sperano che un giorno il loro concept “fornirà uno spunto alle nuove possibilità estetiche e culturali, che potranno essere portate  avanti grazie ad una nuova gastronomia digitale“.

Oltre a questo personalmente mi auguro che queste applicazioni riusciranno a trovare terreno fertile soprattutto nelle future missioni umanitarie o per attenuare la piaga delle carestie che affliggono anche oggi molte zone disagiate della Terra, ma potrebbero anche essere impiegate nell’esplorazione spaziale o a bordo delle stazioni orbitanti, anche se temo che questo dispositivo sarà in grado di muovere ben altri interessi. Sarà che ultimamente sono più prevenuto del solito? Mah, staremo a vedere!

Fonti: PhysOrg, MIT, ediblegeography

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