Scoprendo cosa bevi, capirò dove sei stato

Acqua, birra e altre bevande contengono tracce di sostanze chimiche naturali che rappresentano una vera e propria impronta tracciabile in stretta relazione con la posizione geografica di provenienza. Un database apposito, adesso potrebbe essere d’aiuto per  rintracciare l’origine delle bevande assunte, coadiuvando ad esempio un’indagine volta a stabilire l’itinerario di un sospetto.

Acqua in bottiglia, bevande gassate, birra e quant’altro, a seconda della loro provenienza, possono essere caratterizzate e geolocalizzate con una certa precisione. L’assunzione di una certa quantità di liquido, lascia una distinta impronta chimica nei capelli, i quali potrebbero essere analizzati per ottenere un monitoraggio cronologico dei luoghi visitati, come  suggerisce uno studio recente. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Agricultural and Food Chemistry dell’American Chemical Society.

Lesley Chesson et al., spiegano che l’organismo rimuove atomi di idrogeno e ossigeno dall’acqua e dalle bevande che la contengono,  integrandoli nelle proteine, come ad es. nella proteina dei capelli, la cheratina. L’idrogeno e l’ossigeno esistono in diverse forme, chiamati isotopi, le cui proporzioni  variano in modo prevedibile secondo l’ubicazione, con valori più elevati a basse latitudini e altitudini o nelle regioni costiere, mentre presentano valori sensibilmente inferiori altrove. Dal momento che i produttori di solito usano fonti di acqua locale o regionale nella produzione delle bevande, le concentrazioni isotopiche rilevate nei capelli, come una virtuosa impronta chimica, potrebbero tracciare il percorso o la provenienza di un soggetto sottoposto a indagine.

Gli scienziati hanno analizzato gli schemi isotopici dell’acqua in bottiglia,  di bevande gassate e birra provenienti da 33 città statunitensi, scoprendo che  le proporzioni degli isotopi nelle bevande in genere corrispondevano a quelli già noti per l’acqua potabile erogata dall’acquedotto locale. Inoltre, hanno rilevato che gli isotopi (presenti in concentrazioni percettibili solo per via strumentale e non organolettica) nelle bevande, tendono a variare da città a città, in modo da assegnare a ciascuna una “firma” caratteristica.

Una tecnica che va ad aggiungersi alle moderne applicazioni delle metodologie scientifiche per combattere il crimine, in pieno stile C.S.I., la chimica forense potrà sicuramente beneficiarne, intanto però diventiamo sempre più trasparenti e facilmente tracciabili, e non saprei proprio dire se questo è un bene.

Ulteriori informazioni:   “Links between Purchase Location and Stable Isotope Ratios of Bottled Water, Soda, and Beer in the United States”, Journal of Agricultural and Food Chemistry.

Provided by American Chemical Society (newsweb)

Fonte: PhysOrg

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