Il nucleare non è la risposta al Global Warming!

Oggi ho una sola certezza: il dibattito sul Global Warming è strettamente correlato con la stagionalità. Quando la tarda primavera e l’imminente estate iniziano a diffondere i primi caldi, il timido mormorio dei mesi freddi diventa improvvisamente un martello pneumatico da 100 decibel, ingloriosamente amplificato dalle vampate di calore, come una cassa di risonanza globale.

Per il resto, nel mio modesto scetticismo, cerco di barcamenarmi come meglio posso nell’oceano di informazioni che un non addetto ai lavori può trovare in rete, per cercare di dare una risposta ai miei dubbi, spesso invano. Sarà che ormai la diffidenza è sovrana, a mo’ di anticorpo contro la pandemia di bufale e disinformazione che affligge gli argomenti più controversi, ma orientarsi in questo frangente non è affatto facile, e lo è ancor meno schierarsi con sicurezza.

A meno che …

A meno che non vi siano interessi precisi che inducano una presa di posizione, incondizionata, aprioristica, e con l’unico scopo di trarne vantaggio.

Non credo sia un mistero che fra i molteplici tipi di interessi, quelli che prevalgono sono legati indissolubilmente al potere economico e politico-decisionale. Indubbiamente chi prende uno stipendio dalle lobby del carbone o dalle sette sorelle difficilmente ammetterà senza resistenza anche la più piccola responsabilità a carico dei sistemi energetici basati sulla combustione, anzi si prodigherà per produrre una mole di dati e di pubblicazioni almeno equivalente e competitiva rispetto a quelle degli antagonisti.

E’ fin troppo facile scovare i negazionisti, l’epiteto elegantemente dispregiativo che si sono guadagnati, basta fare una semplice googlata, e parole chiavi come Exxon e Heartland portano alla luce anche il più piccolo peccato, magari commesso ingenuamente o per bisogno di esistere, ma questo non è importante come l’aver attribuito l’ignobile titolo al malcapitato.

Non importa più la buona fede e l’impegno o la validità nella ricerca, ciò che conta davvero è l’etichetta, una specie di discriminazione che va in qualche modo oltre la verità scientifica. Sempre più spesso anche lo scetticismo verso i mainstream, viene identificato in maniera quasi eretica, a prescindere e senza appello.

Ok, dopo lo sfogo di rito, e di cui spero riuscirete a perdonarmi, passiamo a qualche confessione. Confesso di essere fazioso quando si parla di nucleare, ai tempi del disastro di Černobyl’ ero poco più di un bambino, e quell’evento minò fortemente la mia fiducia per la scienza. Fortunatamente mi ripresi presto, ma qualche traccia, anche se non radioattiva, è rimasta indelebile nella mia formazione.

Di recente è tornato in auge il “rimedio nucleare”, come la rinnovata panacea contro il surriscaldamento globale, accompagnato da altri improbabili e discutibili sistemi, e la cosa non mi piace per niente.

Obama in questo, è stata la mia prima grande delusione, anche se posso comprendere che sia frutto di inevitabili compromessi che fanno capo alla sua posizione e di come ci è arrivato, ma non illudiamoci: una centrale nucleare non fa primavera, e la CO2 non guarda in faccia a nessuno.

Benjamin K. Sovacool, ricercatore all’Università di Singapore, (presumo) autorevole in questo campo, ha pubblicato più di 90 lavori accademici, oltre ad altre opere interessanti come Energy and American Society: Thirteen Myths e The Dirty Energy Dilemma, quest’ultimo gli ha regalato nel 2009 anche un Nautilus Award.

In uno dei suoi lavori, (Valuing the greenhouse gas emissions from nuclear power: A critical survey), conclude:

[…] Il valore medio delle emissioni nel corso della vita di un reattore nucleare è  66 g CO2 e/kWh, un valore che indica l’emissione di 66 grammi di anidride carbonica per chilowattora prodotto, a causa della dipendenza per la loro costruzione dalle infrastrutture esistenti, le quali consumano ancora carburanti fossili. Inoltre questo valore è dovuto anche allo smantellamento, che non compare di solito nei preventivi e incomberà sicuramente sui posteri, e all’estrazione e all’arricchimento del materiale fissile. Pertanto, l’energia nucleare non è in alcun modo ‘‘carbon free’’ o ‘‘emissions free’,’ anche se è migliore di un impianto a carbone, olio, e gas naturale con potenzialità produttiva equivalente, non regge il confronto con l’energia rinnovabile e con piccoli generatori dislocati. In un analisi recente è stato determinato che per il fotovoltaico si raggiungono al massimo 35 g CO2e/kWh. […]

La seconda (e forse anche fin troppo ovvia) conclusione è che studi dei cicli delle emissioni di gas serra associati con il ciclo del combustibile fissile necessitano di diventare più accurate, trasparenti, responsabili ed esaustive. Il 39% di questi studi risalgono a più di 10 anni fa. Il 9%, dove citato, è inaccessibile, il 34% non dettaglia la metodica adottata, fa completo riferimento a fonti secondarie e non esplicita dettagliando la distribuzione delle emissioni. In totale abbiamo l’81% di ricerche e studi che ormai servono a ben poco. […]

Quindi attenzione a dire nucleare pulito, e a questo si aggiunge il mai  risolto problema delle scorie e del rischio intrinseco, direttamente proporzionale alla proliferazione nucleare che incombe.

Tornando al discorso iniziale, vi è una folta schiera di insospettabili che fanno propendere verso la costruzione di nuove centrali nucleari,  il mercato dell’uranio è più florido che mai e gli interessi che ruotano attorno a questa tecnologia sono immensi, a giudicare anche dalla scarsità di notizie che lo rende un argomento quasi tabù.  Infatti, come volevasi dimostrare, i promotori nuclearisti non vengono mai allo scoperto prima delle elezioni. Chissà perché.

Ci mancherebbe solo che un alibi potente come quello del GW spiani la strada incondizionata ad una scellerata rincorsa al rinascimento di un rischioso nucleare globale, anche se per l’Italia questo problema non sussiste.  O forse sbaglio?

Qualche buona lettura:

Il blog di Mario Tozzi

Le opere di Helen Caldicott

12 thoughts on “Il nucleare non è la risposta al Global Warming!

  1. Pochi minuti dopo aver pubblicato questo post, ho scoperto che anche Beppe Grillo ne ha pubblicato uno con un titolo simile 3 giorni fa, e in maniera del tutto indipendente ho incluso una delle sue fonti, Helen Caldicott.

  2. Carissimo Essence, fino a quando non si prenderà coscienza dell’enorme errore a lungo tempo insito nelle scelte per abbracciare il nucleare da parte di coloro che tirano i fili, temo che possiamo considerarci nient’altro che un popolo di masochisti ignoranti.
    Il kitegen e molti altri sistemi veramente puliti sarebbero una vera manna, peccato non attirino che una piccola parte di capitali e interessi. Questo è il loro più grande difetto…
    Quale governo rinuncerebbe facilmente al controllo delle energie di massa?

  3. @ Gifh Bè, in un altro studio del marzo 2001, sempre di IEA e NEA, sono state prese in esame 190 centrali elettriche in 17 Paesi occidentali e ha analizzato i costi di dell’energia prodotta usando carbone, gas naturale, nucleare, idroelettrico, eolico, biomasse, solare fotovoltaico, solare a concentrazione, onde e maree. La conclusione è che nessuna fonte è preferibile a tutte le altre in tutti i luoghi e da tutti i punti di vista: ognuna ha lati positivi e altri negativi, legati in gran parte alle specifiche caratteristiche dei mercati locali. Tuttavia, la competitività del nucleare è innegabile, con un costo che è mediamente sui 5 centesimi di euro per kWh. Una competitività – sottolinea il rapporto – che diventa decisiva se si considerano i costi delle emissioni di anidride carbonica (che il nucleare non ha) e il fatto che produce a prezzi stabili nel tempo: per esempio, nel caso di una unità EPR si ha un costo medio di generazione pari all’incirca a 5,5 centesimi di euro per kWh, inclusi i costi previsti appunto per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi che tu citi.

    • Ciao e benvenuto sul mio blog!
      Concordo perfettamente sul fatto che qualunque metodo di produzione energetica sia affetto da pro e contro, e spesso l’ideologia fa pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra, ma credo che proprio a causa della variabilità delle caratteristiche locali, economiche, territoriali, politiche e ambientali, ecc., nonché dell’immensa incertezza (matematica) che accompagna qualunque tentativo di quantificare economicamente il (presunto) costo dell’energia proveniente da risorse differenti, non riesco a non sorridere di fronte a una stima così arditamente precisa.
      Attualmente l’unica cifra sul quale sono sicuro è il prezzo che pago per ogni kWh che consumo: 23 €c. Chi può dire se il nucleare diminuirà questo importo senza considerare il costo assicurativo per il rischio nucleare (componente che pesa per una parte cospicua del prezzo finale) se in Italia (e in Europa) non vi è neppure un indizio per poterlo stimare?
      Tuttavia, il dibattito in corso volge sulle emissioni di CO2, e oltre a quanto citato nel presente articolo, vorrei far riflettere su una questione che non emerge mai: in Francia nel 2006 il raffreddamento delle centrali ha assorbito più di metà dei prelievi totali d’acqua del paese, una parte viene restituita ai fiumi ed ai mari surriscaldata ed inquinata da anticorrosivi ed additivi vari, il resto dispersa in atmosfera tramite torri evaporative con conseguente aumento dell’effetto Serra. Bene qualcuno è in grado di stimare quanto biossido di carbonio viene liberato dall’acqua in cui era disciolto per effetto dell’innalzamento della temperatura???

  4. Pingback: Come costruire un reattore nucleare in giardino « Il chimico impertinente

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