Il nonno delle terre rare

Johan Gadolin

Esattamente 250 anni fa, il 5 giugno del 1760, nacque Johan Gadolin, un chimico finlandese, noto soprattutto per la sua scoperta dell’ittrio e per l’elemento che porta il suo nome, il gadolinio.

Erano anni difficili per la chimica, la tavola periodica non era stata ancora nemmeno ipotizzata, la stessa disciplina scientifica stava percorrendo i suoi primi passi per allontanarsi dall’alchimia e dai suoi falsi profeti che la professavano. In questo contesto, Gadolin seppe muoversi con destrezza, agevolato dalle discendenze accademiche del padre e dei suoi nonni, nonché inseriti appieno nelle file del clero luterano scandinavo, come ministri e vescovi. Era un predestinato, suo padre, professore di fisica, astronomia e teologia, gli assicurò un tutore privato che iniziò a seguirlo quando aveva solo 5 anni per 10 ore al giorno. Le sue lezioni erano prettamente delle noiose memorizzazioni, che lui affrontava con estrema difficoltà, ma questo non gli impedì di fare il suo ingresso nella carriera universitaria all’età di 14 anni, dopo aver già appreso interamente le opere di Archimede e di Euclide.

La concentrazione intensa richiesta dagli studi matematici gli provocava vertigini e forti capogiri, e per questo motivo scelse di dedicarsi alla chimica, sicuramente più interessante e meno problematica per i suoi gusti. Nonostante i suoi meriti accademici e le influenze di amici e familiari, non riuscì inizialmente a ottenere incarichi corrispondenti alle sue qualifiche, e forse per questo motivo partì per un lungo viaggio attraverso il nord Europa, dove visitò le facoltà più prestigiose e presentò alla comunità scientifica le sue teorie sull’importanza dell’ossigeno nella combustione, un passo fondamentale per l’abbandono della teoria del flogisto, l’ultimo baluardo delle deliranti cognizioni alchemiche. Il flogisto era un ‘elemento’ esoterico discendente diretto dal fuoco dei quattro elementi primordiali, insieme all’acqua, aria e terra, ed era ritenuto responsabile delle  reazioni di ossidazione come la combustione e la formazione della ruggine.

Gadolin scriveva in latino, tedesco, inglese, francese, russo, svedese e finlandese, era in contatto per corrispondenza con i principali scienziati dell’epoca e fu autore del primo libro di testo della chimica moderna, utilizzato per oltre un secolo. Fu uno dei primi chimici a dare esercizi di laboratorio agli studenti, arrivando perfino a permettere agli studenti di usare il suo fantastico laboratorio privato.

Egli fu il primo chimico scandinavo a sostenere e diffondere le teorie di Lavoisier sulla combustione. Si accorse della presenza di ossido di ittrio, la prima terra rara scoperta, in alcune rocce che stava analizzando, un minerale nero e pesante proveniente da una cava situata nel villaggio svedese di Ytterby, nei dintorni di Stoccolma.  Da questo luogo derivano i nomi degli elementi ittrio (Y), itterbio (Yb), terbio (Tb) ed erbio (Er).

Descrisse con accuratezza le reazioni di dismutazione, studiò i calori specifici e i calori latenti e fu anche l’ideatore dimenticato della distillazione “controcorrente”, un  pratico ed elegante principio che rivoluzionò i metodi allora conosciuti per le distillazioni alcoliche ed una delle basi della chimica industriale.

Un vero uomo del Rinascimento, un pioniere della scienza attivo in diversi campi: matematica, fisica, mineralogia, metallurgia e industrializzazione, gli onori accademici non si contano. Fu il secondo scienziato ad avere un elemento chimico che porta il suo nome, dopo il geologo russo W. Samarski (per il samario), e il gadolinio è l’unico elemento chimico naturale non radioattivo battezzato con il nome di qualcuno.

Oggi ho scoperto di avere l’onore di essere nato nello stesso giorno di questo grandissimo personaggio poco noto, e per questo motivo ho deciso di dedicare a lui questo lungo post commemorativo, con sincera riconoscenza per quanto ci ha regalato.

Fonte: http://docs.google.com/viewer?url=http://web.me.com/dtrapp/people/JGadolin.pdf

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