I geni di Matusalemme

Henry Allingham, 111 anni nel 2007.

Una recente ricerca effettuata su 3.500 novantenni olandesi, condotta dal team di Eline Slagboom dell’Università di Leiden, svela una caratteristica genetica che consentirebbe il raggiungimento di un’età veneranda anche in soggetti che non siano proprio dei salutisti sfegatati. Il segreto consiste in un particolare assortimento di geni che proteggono l’individuo dagli effetti del fumo, da diete poco moderate e stili di vita sconsiderati, intervenendo addirittura nell’inibizione di alcune patologie tipiche dell’età avanzata, come il cancro e disturbi cardiaci.

La “suite” di geni che consentirebbe queste virtù, tuttavia, è una combinazione molto rara, solo una persona su 10.000 raggiunge il secolo di vita, e fra questi si è riscontrata un’elevata probabilità di possedere questo cocktail cromosomico, evidenziando che la longevità è strettamente correlata alla genetica ed all’ereditarietà.

I soggetti esaminati sono dotati di un metabolismo in grado di assimilare grassi e zuccheri in maniera differente dalla norma, la loro pelle invecchia più lentamente e risultano meno colpiti da diabete, ipertensione e altri disturbi della circolazione.

Si ritiene che i “geni di Matusalemme“, così chiamati dal patriarca biblico che visse 969 anni, influenzino la produzione di un ormone, l’adiponectina, che è presente nel 10% dei giovani, ma arriva al 30% nel sangue dei centenari, e di altre proteine plasmatiche come il CETP (Cholesteryl ester transfer protein) e l’ApoC3 (Apolipoprotein C-III), tutte strettamente implicate nei processi metabolici.

Alcuni dei geni coinvolti nella produzione di queste proteine, sono stati scoperti dal Prof Nir Barzilai dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, in uno studio precedente su circa 500 centenari e loro discendenti.

Rendering della proteina CETP

Il dottor Barzilai durante una conferenza della Royal Society, ha affermato che la scoperta di tali geni indica agli scienziati obiettivi chiari per lo sviluppo di farmaci che potrebbero impedire o ritardare l’insorgenza delle malattie legate all’età, allungando potenzialmente la vita delle persone preservandole in salute più a lungo.

Il dottor David Gems, un ricercatore sulla longevità all’University College di Londra, ritiene che i trattamenti per rallentare l’invecchiamento presto verranno diffusi.  Farmaci mirati per persone oltre i cinquanta anni, potrebbero ridurre enormemente le sofferenze causate dall’invecchiamento, diventando i futuri blockbuster dell’industria farmaceutica. Naturalmente anche le anomalie genetiche come l’invecchiamento precoce o la sindrome X di cui è affetta la diciassettenne americana Brooke Greenberg, che a causa di questo disordine genetico vive in un corpo che non vuole crescere (ha l’aspetto e l’età mentale di una bimba di pochi mesi), potrebbero avere qualche chance terapeutica.

La speranza è che gli interessi economici e le speculazioni delle industrie farmaceutiche non pregiudichino l’avanzare e la diffusione di queste ricerche.

Fonte: Timesonline

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