Il ritorno di Oliver con l’occhio della mente

Oliver Wolf Sacks. Imagecredit: Wikimedia Commons

Un ritorno sospirato, quello di Oliver Sacks,  a tre anni dalla sua ultima fatica, Musicofilia – Racconti sulla musica e il cervello, ecco che si comincia già a parlare del suo prossimo libro, The Mind’s Eye che uscirà il prossimo ottobre per tutti gli anglofoni.

Come per la maggior parte dei libri del neurologo (oltre che  scrittore e professore di neurologia e psichiatria alla Columbia University) – tra i quali vi sono bestseller come Awakenings (Risvegli), The Man Who Mistook His Wife for a Hat e anche An Anthropologist on Mars – il suo recente lavoro è una collezione di osservazioni minuziose e storie delle esperienze di empatia che illustrano la capacità dei suoi pazienti di adattarsi e prosperare, nonostante le serie lesioni neurali sofferte e le incredibili sfide che affrontano nella vita di tutti i giorni.

Il tema di questo libro è la visione, ed i pazienti raccontati in The Mind’s Eye sono alle prese con problemi di cecità, alessìa (l’incapacità di leggere), prosopagnosia (l’incapacità di riconoscere i volti), e altri disturbi delle diverse capacità che abbiamo per dare un senso al mondo. Uno dei pazienti è un pianista famoso che è diventato incapace di leggere gli spartiti musicali, ma è ancora determinato a dare concerti, un altro è un neurobiologo, nato con un grave strabismo, e che improvvisamente acquisisce  la facoltà di vedere in 3-D.

Diversamente dalla maggior parte dei libri di Sacks, tuttavia, The Mind’s Eye affronta anche un brutto capitolo della sua vita, quando la normalità quotidiana  viene profondamente alterata a causa di una malattia. Nel 2005 gli è stato diagnosticato un melanoma oculare all’occhio destro e, anche se il tumore è stato rimosso con l’ausilio della radioterapia, Sacks è ancora alle prese con profondi cambiamenti al suo campo visivo causati dalla malattia e dalla conseguente terapia.

Il rude neurologo di 77 anni – che vive a due passi dal suo ufficio presso il Greenwich Village – non ha parlato molto con la stampa della sua malattia, ma la situazione è destinata a cambiare con la pubblicazione del suo nuovo libro.

Il momento clou corrisponde al periodo di degenza di Sacks in ospedale, quando gli era vietato lasciare la sua stanza perché il suo oculista aveva incorporato un chip di iodio radioattivo nel suo bulbo oculare, nella speranza di curare il tumore. La piccola placchetta che riportava il simbolo  I-125, scatenava una tempesta di allucinazioni – ivi comprese  stelle marine, margherite, e protoplasmi purpurei – così come frequenti dolori devastanti.

Nel mezzo di tutto questo, Sacks medita di chiedere al suo editore e amico di lunga data, Kate Edgar, di andare a prendere la sua amata collezione di minerali fluorescenti, in modo da poter condurre un esperimento. “Forse  potrei farli brillare, fissandoli con il mio occhio radioattivo, i miei raggi su di loro”, scrive. “Sarebbe un trucco sorprendente!”

Questo è Sacks: il pensiero di un chimico sovversivo del 18° secolo inserito nelle situazioni più disparate, ansioso di portare la luce della scienza nelle  nicchie inesplorate del regno naturale.

Fra i libri di Oliver Sacks, degno di nota è anche Zio Tungsteno – Ricordi di un infanzia chimica, l’autobiografia con cui l’ho conosciuto, e che ogni chimico dovrebbe custodire avidamente fra i migliori tomi della sua biblioteca personale (accanto al bellissimo sistema periodico di Primo Levi, perché no?), e che tratta delle sue migliori esperienze nostalgiche di quando ebbe a che fare con problemi legati al mondo della chimica applicata. Se desiderate leggerne qualche stralcio, potete trovare un buon numero di estratti da Zio Tungsteno sul sito ilpalo.com! Tranquilli, non è necessariamente richiesto di essere chimici provetti per apprezzare la lettura di queste opere.

A corollario di questa inattesa recensione che ho tratto da un articolo del nuovo blog della Public Library of Science (Blogs.PLOS), inserisco un video tratto dalla conferenza TED del 2009, sottotitolato anche in italiano, in cui Sacks porta la nostra attenzione sulla sindrome di Charles Bonnet — persone con problemi visivi che hanno allucinazioni nitide. Descrive le esperienze dei suoi pazienti con dettagli appassionati e ci conduce all’interno della biologia di questo fenomeno poco riportato, forse in prospettiva del suo nuovo libro. Speriamo che la traduzione di quest’ultimo sia celere come i suoi numerosi lettori italiani si aspettano.

L’articolo originale contiene anche una lunga intervista condotta da Steve Silberman, che affronta la parte oscura della malattia di Oliver, e si trova a questo link: Oliver Sacks on Vision, His Next Book, and Surviving Cancer

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3 pensieri su “Il ritorno di Oliver con l’occhio della mente

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