Zucchero? Lo preferisce di barbabietola, di canna o fotosintetico?

Alcuni ricercatori del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering e della Medical School, due dipartimenti dell’Università di Harvard,  hanno bioingegnerizzato un ceppo di batteri fotosintetici rendendoli capaci di produrre zuccheri semplici ed acido lattico. Questa innovazione potrebbe condurre alla progettazione di nuovi metodi ecocompatibili per la produzione di sostanze chimiche di base in grande quantità.

Questa incredibile “fabbrica fotosintetica” potrebbe anche essere in grado di ridurre le emissioni di biossido di carbonio associate al trasporto dello zucchero a livello globale dai paesi produttori, oltre a contribuire alla produzione di plastiche biodegradabili, dove l’acido lattico riveste un ruolo importante, e infine a consentire il sequestro delle emissioni nocive di CO2 dalle centrali elettriche e altri impianti industriali, gas di cui questi batteri sono ghiotti.

In particolare, l’acido lattico viene utilizzato come monomero per la produzione di acido polilattico (PLA), a cui segue l’applicazione come plastica biodegradabile. Questo tipo di plastica è un’ottima alternativa per sostituire la plastica tradizionale prodotta dal petrolio,  oltre alla sua elevata biodegradabilità, anche per le minori emissioni di anidride carbonica della fase produttiva, normalmente espletata tramite un processo di fermentazione.

Oltre al suo positivo e indubbio impatto ambientale quindi, questa tecnologia offre anche discreti vantaggi economici. Infatti, grazie a questo metodo basato interamente sulla fotosintesi, il costo di produzione di zuccheri, acido lattico e altri composti diventerebbe decisamente competitivo rispetto ai metodi tradizionali.

Le attuali ricerche del Dr. Jeffrey Way e del team della dottoressa Pamela Silver, rappresenta solo l’ultima delle innovazioni di un programma ad ampio spettro in cui l’Istituto Wyss, in collaborazione con diversi partner, è impegnato nello sviluppo di metodi ambientalmente sostenibili per la produzione di biocarburanti, di idrogeno, di additivi alimentari e di altri prodotti chimici ad alto valore aggiunto.

Inutile ricordare che i batteri sono degli instancabili lavoratori, non hanno sindacati e non scioperano, non si mettono in mutua, non chiedono un salario, ma soprattutto non ti fanno le scarpe per inseguire la propria carriera! :D

Fonte: PhysOrg

Bei tempi, quando la radioattività era solo un gioco!

Correvano i gloriosi anni ’50, e molti ragazzini sognavano di diventare un bel giorno, affermati scienziati atomici in stretta concorrenza con gli aspiranti astronauti, altra nuova moda dei teen-ager americani. A quei tempi si poteva addirittura giocare con l’atomo, questa strabiliante scatola conteneva ben quattro campioni di minerali di uranio,  e permetteva l’esecuzione di 150 eccitanti esperimenti, ma ecco l’elenco completo dei componenti:

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Non può piovere petrolio!

Siamo tutti in sdegnata apprensione per l’immane disastro ambientale che nei giorni scorsi ha devastato il golfo del Messico, e che la BP sta cercando di contenere, con discutibili risultati, purtroppo.

Fra le migliaia di proposte che in queste settimane sono state inoltrate, nella speranza che i vertici dell’azienda rimangano colpiti da qualche brillante intuizione (anche se io li vedrei bene colpiti da qualcos’altro), spicca sicuramente quella di qualche sedicente esperto che suggerisce di far scoppiare una bella bombetta atomica per sigillare definitivamente la copiosa e impietosa perdita di petrolio.

Come dire: mi hanno avvelenato il gatto, mi passi la stricnina per favore?

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La favola del nucleare sicuro

Il ciclo radioattivo per l'uomo (image credit: Wikimedia Commons)

Questo articolo è dedicato a tutti i nuclearisti convinti della sicurezza delle nuove tecnologie nucleari, forse sarà per questo che invocano la clausola del NIMBY palleggiandosi l’imminente patata radioattiva, e intanto propagandano con assoluta certezza che non accadrà mai nulla di grave sul nostro bel paese. Sicuro.

Beati loro, come diceva Bertolt Brecht, “Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio”, sul quale ci tesse anche una lode illuminante!!

Ecco una rassegna dei recenti incidenti a impianti nucleari, almeno quelli sfuggiti all’azione di occultamento dalla rete, che allarmano l’opinione pubblica, ma che non suscitano mai (chissà perché?) un adeguato riscontro nelle notizie dei quotidiani.

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Energia verde come le alghe

Il meglio della scienza attuale è oggi in mostra a Londra al Summer Science Exhibition della Royal Society britannica, iniziato il 25 giugno per terminare il prossimo 4 luglio 2010.

Tra le fonti di meraviglia per i visitatori, vi è la possibilità di scoprire come gli scienziati dell’Università di Cambridge ricercano nuovi metodi per sfruttare le alghe come fonte inesauribile di energia rinnovabile.

Un team di ricercatori, composto da biologi, biochimici, matematici e ingegneri chimici, sta sviluppando un dispositivo bio-fotovoltaico per la produzione di energia elettrica attingendo alla capacità delle alghe di sfruttare l’energia del sole.

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Xilitolo: non accettate caramelle sconosciute (se siete un cane)

Lo xilitolo

Molti padroncini sanno che per i cani alcuni alimenti sono estremamente tossici, come ad esempio il cioccolato, il caffè e anche l’apparentemente innocua uva, ma sapevate che uno dei dolcificanti naturali più comuni reperibile nella composizione delle caramelle, chewing gum, dentifrici e nella maggior parte dei prodotti senza zucchero (o sugar-free), risulta micidiale per il vostro amico a quattro zampe?

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La chimica è tutta un’altra musica!

La scienza ispira l’arte canora? Giudicate voi, con questa rassegna di videoclip che potrebbero concorrere al festival della scienza per le migliori rappresentazioni canore da parte di cantanti non professionisti.

Il primo è un video che potrebbe anche essere utile per l’apprendimento della corretta pronuncia di tutti gli elementi chimici della tavola periodica, una nota canzone di Tom Lehrer del 1959, un cantante satirico americano: The elements song (with lyrics).

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Quello stronzio radioattivo che contamina i pesci…

Stronzianite fluorescente con calcite. (Image credit: Wikimedia Commons)

Lo stronzio è un elemento chimico appartenente al gruppo dei metalli alcalino-terrosi, lo stesso in cui è presente il calcio, e per questo motivo condivide molte delle molteplici proprietà chimico-fisiche strettamente correlate alle funzioni della biochimica della vita.

Negli impianti nucleari, un isotopo dello stronzio, 90Sr, avente una emivita di 29 anni, viene allegramente  prodotto dalle reazioni di fissione nucleare. E’ presente in quantità nel combustibile nucleare una volta esaurito, pertanto è un componente importante delle scorie nucleari,  dal 5,8 al 6,8% della quantità di uranio iniziale, a seconda dell’isotopo considerato (rispettivamente 233 e 235).

Lo stronzio radioattivo è pericoloso per la salute perché tende a sostituirsi al calcio delle ossa e quindi a permanervi per lungo tempo, provocando tramite la sua radioattività l’insorgere di forme tumorali (cancro alle ossa, al midollo osseo e varie leucemie). Una verità incontrovertibile.

Sempre più spesso vengono riscontrate anomale, e per qualcuno “inspiegabili”, presenze di questo isotopo nei pesci che, guardacaso, si trovavano a passare nei pressi di una centrale nucleare, come ad es. nel Vermont, un impianto che in questo momento è nell’occhio del ciclone per una grave perdita di trizio, di cui però non si parla molto, il reattore lo chiamano Yankee, forse per esorcizzarne i timori con un appellativo confidenziale …

Accattatevillo! (Courtesy credit: Tom Ferguson)

Bene, l’allarme è stato liquidato come infondato, lo stronzio 90 si è diffuso nella crosta terrestre a causa del disastro di Chernobyl e di test nucleari sparsi nel tempo in tutto il mondo, e che hanno rilasciato nell’ambiente grandi quantità di questo isotopo a causa delle polveri che ricadono sulla superficie dopo l’esplosione. E’ anche notorio che la fauna ittica è un ottimo bioaccumulatore di veleni vari, come ad esempio per il mercurio. Tutto calza a pennello, peccato che l’incidenza dei casi di leucemia è in costante aumento in maniera direttamente proporzionale alla distanza dai temuti impianti. E molti americani cominciano a preoccuparsi seriamente.

In un mondo dove la notizia più letta del giorno riguarda i mondiali di calcio (o dovrei dire i mondiali di stronzio per impertinente analogia?), dove l’OMS viene accusata per la promozione di un  inutile ma proficuo vaccino, dove la BP paga per rimuovere parole scomode dalle ricerche su google, nel vano tentativo di nascondersi con un dito dalle ire dell’opinione pubblica, in un mondo dove si viene a sapere di un incidente nucleare non prima di qualche mese dopo che è avvenuto (vedi Tricastin, qua vicino a noi), in cui i disastri vengono annunciati il più tardi possibile o peggio insabbiati per non provocare inutili insurrezioni, siamo proprio così sicuri della sicurezza della scelta nucleare?

Io proprio per niente.

Per rimanere aggiornati:  schema-root.org

Il botulino trasforma gli uomini (e le donne) in algidi Vulcaniani!

Il cosiddetto “botulino“, chiamato anche “Botox”, è una tossina, una proteina neurotossica che viene prodotta da un batterio, il Clostridium botulinum. Questo batterio, responsabile di quella grave intossicazione alimentare chiamata botulismo, produce uno dei veleni naturali più potenti fra quelli conosciuti, ed è la proteina più tossica esistente.

Considerata anche come arma chimica minore, la tossina botulinica ha trovato impiego per la terapia di alcune serie patologie, come l’acalasia, la distonia cervicale o il trattamento della spasticità, ma l’uso più noto è sicuramente quello adottato in medicina estetica, per un effimero miglioramento temporaneo delle rughe di espressione fra le sopracciglia (linee glabellari) e altri inestetismi.

Alcuni ricercatori hanno di recente studiato gli effetti del Botox,  scoprendo che la paralisi dei muscoli facciali può ridurre il feedback sensorio al cervello, che a sua volta riduce l’intensità delle reazioni emotive, soprattutto per gli stimoli moderatamente positivi.

Joshua Davis, uno psicologo del New York Barnard College, afferma che una persona trattata con Botox può rispondere ad uno stimolo emotivo, ma la capacità limitata di modificare le espressioni del viso porta ad un feedback, una risposta alla paralisi verso il cervello,  diversa e limitata a causa di questa inespressività acquisita artificialmente. Davis riferisce che questo effetto ha permesso agli scienziati di progettare un test sull’ipotesi del feedback facciale (FFH) che suggerisce come le espressioni facciali possano influenzare l’intensità dei sentimenti in risposta alle esperienze emotive.

Il dottor Davis, Ann Senghas, e altri colleghi hanno studiato un campione di persone in trattamento con Botox, mostrando a ogni soggetto  video con contenuti che scatenano l’emotività prima e dopo le iniezioni. Una parte del gruppo è stato trattato con Restylane (nome commerciale dell’acido ialuronico), alternativa che viene iniettata nelle rughe del viso e delle labbra per contrastare il decadimento della pelle, ma che non limita il movimento del muscolo. Tuttavia, anche questo metodo è affetto da molte criticità.

I risultati, pubblicati sulla rivista specializzata Emotion, indicano che i pazienti accusano un “significativo calo complessivo nella forza dell’esperienza emotiva” rispetto al gruppo trattato con Restylane. La risposta a videoclip con immagini di positività si riduce particolarmente  dopo le iniezioni, mentre il gruppo trattato con Restylane non ha manifestato una ridotta risposta emotiva, anche se ha mostrato un aumento inaspettato delle reazioni in risposta a videoclip negative.

Le iniezioni di Botox sono state le procedure estetiche non chirurgiche più comuni negli Stati Uniti nel 2009, secondo l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery.

In altre parole, è accettabile sacrificare l’emotività per una mera ed evanescente illusione di bellezza? Un atto egoistico che si propone esclusivamente di appagare e soddisfare l’ego, stimolando l’emotività altrui indossando una maschera che falsa il nostro aspetto, non potrà mai essere una soluzione intelligente. Se invece desiderate diventare un algido vulcaniano, privo di qualsiasi sfumatura emotiva, allora fate pure, la cosa non vi sfiorerà neppure. Dopo.

Fonte: PhysOrg

Rilevate molecole organiche complesse nello spazio interstellare

Un team di scienziati dell’Instituto de Astrofisica delle Canarie (IAC) in collaborazione con l’Università del Texas è riuscito a individuare una delle molecole organiche più complesse mai scoperte nella materia presente tra le stelle, il  cosiddetto mezzo interstellare. La rilevazione della presenza di molecole di antracene potrebbe contribuire a risolvere un mistero dell’astrofisica vecchio di decenni, che riguarda l’esistenza di molecole organiche nello spazio. I ricercatori segnalano i loro risultati sulla rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

Imagecredit: Gaby Perez and Susana Iglesias-Groth

“Abbiamo rilevato la presenza di molecole di antracene in una densa nube in direzione della stella Cernis 52 in Perseo, circa 700 anni luce dal Sole”, spiega Susana Iglesias Groth, la ricercatrice IAC responsabile della ricerca.

La banda che rivela la presenza di antracene è stata rilevata tramite l’analisi delle emissioni spettrali provenienti dalla costellazione Perseus, una pratica comune per la determinazione delle sostanze chimiche di interesse astrofisico.

A suo parere, il prossimo passo è quello di indagare anche sulla presenza di aminoacidi. Molecole di media complessità come  quella dell’antracene sono considerate come un prebiotico, ossia  precursori delle macromolecole sulle quali la vita primordiale ha appoggiato i suoi fondamenti,  così quando sono sottoposte all’energia come le radiazioni ultraviolette e combinate con acqua e ammoniaca, potrebbero produrre amminoacidi e altri composti essenziali per lo sviluppo della vita.

Imagecredit: Wikimedia Commons

“Due anni fa”, dice Iglesias, “abbiamo trovato la prova dell’esistenza di un’altra molecola organica nello stesso luogo, il naftalene, un altro idrocarburo aromatico policiclico formato da due anelli benzenici coniugati. Tutto porta a ipotizzare che abbiamo scoperto una regione di formazione stellare ricca di precursori biochimici.”

Fino ad ora, l’antracene era stato rilevato solo nei meteoriti e mai nel mezzo interstellare. Le forme ossidate di questa molecola sono comuni nei sistemi viventi, pertanto sono biochimicamente attivi. Sul nostro pianeta, l’antracene ossidato è un componente di base delle piante del genere aloe e possiede notevoli proprietà anti-infiammatorie.

Questa scoperta alimenterà sicuramente le speranze per le prossime ricerche sulla vita extraterrestre, donando una rinnovata linfa ‘vitale’ per l’esobiologia (che ne ha tanto bisogno…).

Fonti: http://arxiv.org/abs/1005.4388, PhysOrg via Royal Astronomical Society

Il libro è morto, viva il libro!

Navigando per il web, mi è capitato un bellissimo post, che vi ripropongo. L’argomento sviscera la possibilità della fine imminente della produzione di carta stampata, i libri e qualsiasi prodotto editoriale, così come lo conosciamo oggi, non sono mai stati così in pericolo, sempre più minacciati dal diffondersi della stupidità propagata dai media e dall’inedia delle nostre menti che presto non saranno più nemmeno in grado di cavalcare l’immaginazione e la creatività. Oppure no?

Questo ci attende, e quanto segue è solo un segno dei nostri tempi:

questa è la fine della carta stampata
e
i libri sono defunti e noiosi
non si può più dire che
adoriamo leggere
io e i miei amici
non gradiamo il modo in cui sentiamo i libri nelle nostre mani
non è vero che
non seguo le mode
so quello che voglio quando lo vedo e
qualsiasi involucro
è più importante di
ogni contenuto
devo proprio dirti che
il mio livello di attenzione è troppo piccolo per le grandi idee
e non è proprio vero che
leggo tantissimo e mi piace imparare
non mi interessa
e non dovresti mai pensare che
mi preoccupa l’ambiente e la sostenibilità
quello che spero davvero è che
tu apra gli occhi sui miei valori
quello che per me è importante è che
cosa indossa Lady Gaga
e non mi interessa più di tanto
quel che fece Gandhi il secolo scorso
penso che sia incredibile
che tu adesso mi stia leggendo
quello che è più importante per te è
che troverai in ogni caso
clienti
per i tuoi
prodotti
tu penserai che
il tuo lavoro è finito
se ci piace il tuo marchio
lo abbiamo creato per te
su Facebook
sul cellulare
il sottoscritto e i miei amici
il tuo mercato è li per
morire
non pensare che tutto possa
sopravvivere …

it’s the end of the publishing industry as we know it …
… a meno che tu non lo rilegga al contrario!!! (riga per riga)
Questa simpatica “promozione” bifronte quasi palindroma è stata tradotta e adattata dal seguente video:

(video creato da Dorling Kindersley Books)

Non nego che in inglese renda molto di più, tuttavia mi sono divertito a tradurla. Nel post in cui l’ho trovata, era presente anche un altro video molto bello, che spero possiate gradire. Una sequenza animata basata su Going West, un romanzo di Maurice Gee del 1993, che fa sperimentare una suggestiva lettura vivente.

(video creato da New Zealand Book Council)

Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli.

Josif Brodski

Fonte: HT: Scholarly Kitchen, fisheye perspective

Pioneer One

La Pioneer 1 fu la prima sonda ad essere lanciata con successo dalla neonata Amministrazione Nazionale dell’Aeronautica e dello Spazio statunitense (National Aeronautics and Space Administration, nota anche con l’acronimo NASA), stiamo parlando del mese di ottobre del 1958, nel pieno della Guerra Fredda che imperversava.

Questa pagina di storia tuttavia è solo un introduzione per uno di quei progetti che potrebbe interessare a qualcuno, oltre a me, ed il mio intento è quello di promuoverlo diffondendo la notizia.

Si tratta di una nuova serie a episodi dalle caratteristiche anomale e  appartiene al genere science fiction drama.  Infatti non la troverete su nessun canale televisivo, ma è una serie che risiede online ed è distribuita gratuitamente tramite il circuito VODO una piattaforma di distribuzione che raggiunge ‘miliardi’ di spettatori grazie alle relazioni con le varie comunità BitTorrent.

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Un ponte impossibile!

Guardate bene questo ponte, non è un fotomontaggio-bufala e non avete le allucinazioni. Le due corsie si scambiano davvero.

Forse potrebbe sembrare incredibile, ma la spiegazione è decisamente banale, almeno dopo averla appresa!

Si tratta infatti del progetto di un ponte che dovrà essere costruito tra Hong Kong e la Cina. Il presupposto è che a Hong Kong si guida dalla parte sbagliata, tenendo quindi la sinistra, frutto del controllo britannico terminato nel 1997, che però ha lasciato in eredità questa fastidiosa anomalia stradale.

Se volete proprio recarvi in quelle zone, abituatevi all’idea di una guida pericolosamente … ambidestra!!!

Fonti: The Speculist, Geek Press, Sciguy

Ritrovata l’energia perduta del fotovoltaico!

Una cella solare di silicio monocristallino.

Alcuni chimici specializzati in scienze dei materiali delle Università di Austin in Texas e del Minnesota, hanno dichiarato che secondo le loro ricerche, l’efficienza delle celle solari può essere potenziata fino al 60%, molto più del limite del 30% a cui eravamo rassegnati.

Da un punto di vista prettamente economico, incrementare l’efficienza è la chiave per rendere questa tecnologia altamente competitiva rispetto a qualunque altra fra quelle attualmente in uso. Xiaoyang Zhu insieme ai suoi colleghi hanno lavorato sull’energia che viene dispersa nel processo di fotoconversione, lasciando intravedere qualche ottimistico indizio.

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La “straordinaria amministrazione” del pianeta Giove

Ultimamente è un po’ malato di protagonismo, quindi non perde occasione per far parlare di sé, ispirando le fantasie di molti articolisti e di blogger improvvisati come questo che state leggendo.

La scomparsa della fascia meridionale

Facciamo un breve riassunto:

all’inizio del mese di maggio del 2010, viene denunciata la scomparsa di una delle fasce brune che caratterizzano l’aspetto del pianeta. La prima foto  del 9 maggio proviene da un astronomo dilettante australiano, Anthony Wesley da Murrumbateman, sito nel New South Wales con un telescopio da 14,5 pollici. Wesley era impaziente per il ritorno di Giove nel campo visivo dopo i tre mesi in cui era occultato dietro al disco solare, in quanto nell’ambiente erano già chiari i segni dell’inizio della scomparsa della fascia fin dalla metà del 2009, e l’attesa è stata finalmente premiata!

Un'immagine da Hubble preannuncia l'imminente ritorno della cintura di Giove?

Il fenomeno di dissolvenza si ripete ciclicamente, ma non è possibile prevedere la ricomparsa della fasce,  composte principalmente da ammoniaca solida, fosforo e zolfo, e l’ipotesi più accreditata sembrerebbe attribuirne la causa alla sovrapposizione di una spessa coltre di nuvole che la nasconde. L’ultima volta che si è verificato un tale fenomeno è stato agli inizi degli anni ’70, ma a quei tempi non era possibile osservarlo con le moderne tecniche e le risoluzioni di cui oggi siamo dotati, concedendo così un’occasione rara da sfruttare per approfondire le nostre conoscenze in merito. Alcune recenti immagini sembrerebbero tuttavia preannunciare la ricomparsa della fascia meridionale, grazie alla presenza di una ‘fila’ di incoraggianti macchie brunastre.

La sera del 3 giugno scorso, in maniera del tutto indipendente, lo stesso Wesley insieme a Christopher Go dalle Filippine immortalavano uno strano e relativamente colossale impatto sulla superficie di Giove, lasciando di stucco gli astronomi che si aspettavano una scia di detriti in seguito allo schianto, cosa che accade frequentemente.

Nemmeno con la nitidezza delle visualizzazioni ultraviolette della Wide Field Camera 3 di stanza a bordo del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA è stato possibile trovare tracce o detriti riconducibili al corpo meteorico precipitato. Questo potrebbe significare che l’oggetto non è andato troppo oltre la sua atmosfera, esplodendo probabilmente prima dell’impatto che in realtà potrebbe non essere mai avvenuto.

Giove è il pianeta più grande del sistema solare, una stella mancata secondo qualcuno, e il suo vasto pozzo gravitazionale ripulisce il sistema solare da un gran numero di detriti erranti, proteggendo in qualche modo i pianeti più interni da un’inevitabile e catastrofica pioggia di meteoriti.

Nessun mistero quindi e intanto Giove dall’alto continua a sorridere degli spergiuri degli amanti…

Fonte: Physorg (Hubble scrutinizes site of mysterious flash and missing cloud belt on Jupiter, Jupiter has lost one of its cloud stripes)

Volete scegliere il sesso del vostro bambino?

Anche se non tutti lo ammetteranno facilmente, sono moltissimi a chiedersi se sia possibile, evitando le tecnologie moderne, predeterminare il sesso del futuro nascituro. Circolano le leggende più inverosimili sull’argomento, ma il desiderio di concepire un bambino del genere programmato, a volte è più forte del buon senso.

Fra i cosiddetti “metodi naturali“, ve ne sono alcuni che promettono di influenzare con discreto successo la nascita di un bimbo o di una bambina. Ad esempio il metodo Shettles, in auge fin dagli anni sessanta. Secondo queste teorie, copulare in prossimità dell’ovulazione il più possibile, sposterebbe le probabilità verso i maschietti: le cellule germinali maschili contenenti il cromosoma Y (quello che determina il concepimento di un maschio) sarebbero più piccoli e veloci, riuscendo così per primi nell’intento di raggiungere l’ovulo. Allo stesso modo, attuando penetrazioni di tipo superficiale, favorirebbe la possibilità di concepire una bambina, a causa della maggiore robustezza e longevità dei cromosomi X.

Purtroppo il metodo si è rivelato poco consistente e negli anni non è stata trovata alcuna prova relativa a tali differenze tra i due tipi di spermatozoi, come riportato anche in questo studio di Allen J. Wilcox et al. su The New England journal of medicine, del 1995.

Secondo Allan Pacey, un esperto andrologo, come regola generale l’uomo produce circa il 50% di ciascun tipo, con la sola eccezione di (gravi) casi in cui l’alterazione è provocata dall’esposizione ad alcune sostanze chimiche o radioattive.

Tuttavia, non è proprio impossibile cambiare la sicurezza della casualità, o almeno così la pensa Kathreen Ruckstuhl della Università di Calgary in Alberta, Canada, che insieme ai suoi colleghi ha esaminato una casistica di 16.384 nati a Cambridge nel Regno Unito, determinando che le donne che lavorano in situazioni di elevato stress concepiscono più femmine che maschi. (BMC Public Health, DOI: 10.1186/1471-2458-10-269). Sebbene “l’ago della bilancia” si sposti apprezzabilmente, dal 54% di bambine nate da donne con lavori poco impegnativi, al 47% ottenuto da quelle impiegate in lavori estenuanti, i meccanismi di questi ormoni dello stress sono completamente ignoti.

Inoltre questo effetto sembra attenuato dalla situazione economica del padre, uomini “facoltosi” spostano l’equilibrio verso il maschietto, oppure dalla loro occupazione, ad esempio gli ingegneri potrebbero scommettere su figli maschi, secondo la Ruckstuhl.

Studi recenti inoltre suggeriscono una certa dipendenza dall’alimentazione. Uno studio su 740 donne incinte ha determinato che il 56% delle donne che seguono diete iperenergetiche prima del concepimento, hanno avuto un maschio; solo il 46% di quelle a regime ipocalorico, hanno concepito un bambino. In particolare, una colazione a base di cereali, sembrerebbe sfavorire le femminucce.

Fiona Mathews della Università di Exeter, Regno Unito, autrice dello studio, afferma che i risultati sono in linea a quelli eseguiti sugli animali, i quali hanno maggiori probabilità di prolificare più maschi in situazioni di abbondanza di cibo, mentre i topi con ipoglicemia producono più femmine.

Niente di questo può però essere utile per aumentare le speranze di avere un giorno il figlio di un sesso particolare, la statistica è applicabile solo su campioni di popolazione considerevoli, altrimenti l’incertezza diventa troppo grande per subire anche la più piccola influenza, rischiando solo di sprecare energie preziose che potrebbero essere destinate a più sani principi.

Attualmente l’unico sistema sicuro è quello di una diagnosi genetica pre-impianto, il che dovrebbe ancora essere una pratica illegale in gran parte del mondo civilizzato, oltre che sconfinare indubbiamente oltre il limite della moralità e dell’etica umana.

L’unico consiglio possibile in questo caso è quello di dimenticare ogni metodo farlocco, lasciare fare alla natura e godersi l’ambito risultato. E soprattutto, non lasciate che i semi della discriminazione fioriscano offuscando la ragione.

Fonte: NewScientist

Il caffè che viene dalle news…

Johann Sebastian Bach se n’era già accorto nel 1730, quando scrisse la sua celebre cantata profana dedicata alla ben nota e poliedrica bevanda nera, sulla quale non si finisce mai di imparare. La cantata del Caffè, una forma musicale tipica della musica barocca, profana perché non tratta un argomento sacro, in questo caso assume addirittura un tono umoristico, dove una figlia si fa beffa del padre che voleva impedirle a tutti i costi di abbandonarsi al terribile vizio della caffeinomania.

Scorrendo le news scientifiche, mi capita spesso di leggere titoli che in qualche modo sono correlati al caffè, e mi sono sempre chiesto se esiste un filo conduttore. Per la mia ricerca mi sono rivolto a google news, ma soprattutto al sito PhisOrg, che offrono la possibilità di ricercare agilmente le notizie desiderate.

Vediamone una breve e curiosa rassegna:

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Una fuel cell per la ricerca della vita extraterrestre

Lo schema della microbial fuel cell

Come impostereste un test per la ricerca di forme di vita, in dotazione a una sonda spaziale destinata a missioni di ricognizione e osservazione su altri pianeti?

Sembra davvero un problema piuttosto complesso. Negli anni ’70, le sonde Viking della NASA effettuarono tre esperimenti sulla superficie di Marte specificamente progettati per cercare la vita.

Con lo stupore di tutti, questi esperimenti si conclusero con risultati positivi. Ma l’entusiasmo si spense improvvisamente quando gli scienziati  compresero che  gli esiti dei test non erano stati causati da forme di vita, ma dalla presenza di un ambiente fortemente ossidante. Pertanto questi risultati erano solo un falso positivo (anche se non tutti si trovarono d’accordo su questo aspetto).

Da allora, nessun altra sonda ha effettuato ulteriori test per scoprire la vita direttamente, ma l’attenzione si è rivolta verso la raccolta di elementi che siano una prova rivelatrice della presenza di esseri viventi.

Ximena Abrevaya e i suoi colleghi dell’Università di Buenos Aires in Argentina suggeriscono una nuova soluzione a questo problema. Dicono che una cella a combustibile microbico sarebbe in grado di rilevare la vita in modo del tutto indipendente dalla composizione chimica. L’ipotesi sine qua non è basata sul fatto che la forma di vita in questione deve assumere energia chimica dall’ambiente e usarlo per alimentare il proprio processo  vitale, in altre parole deve avere almeno un processo metabolico.

La squadra di Abrevaya ha messo a punto e testato proprio una cella di questo tipo. Il dispositivo consiste in un anodo e un catodo separati da una membrana permeabile ai protoni. L’anodo è incorporato nel supporto a contatto con l’oggetto dell’indagine, come ad es. il suolo marziano.

L’idea è che i processi metabolici, ovunque essi si siano evoluti, devono dipendere da reazioni di ossido-riduzione (redox) che generano flussi di elettroni e protoni. L’anodo della pila a combustibile cattura gli elettroni generati in questo processo, mentre i protoni passano attraverso la membrana, completando così il circuito. Quindi la quantità di corrente che scorre è un indicatore diretto della quantità di vita presente.

Il Viking I

I primi test sono stati svolti determinando la presenza dei principali tipi di vita microscopica: batteri, archaea e cellule di eucarioti. Il team afferma di aver ottenuto risultati incoraggianti, come alcune rilevazioni positive su estremofili (Natrialba magadii, un microorganismo isolato dal lago Magadii Lake in Kenya che sopravvive in condizioni di elevate concentrazioni saline), come quelli che potrebbero esistere altrove nel sistema solare. Le densità di corrente rilevate sono state di gran lunga superiori quando il dispositivo analizzava campioni vitali, rispetto a quelli sterili.

Il dispositivo pertanto si presterebbe come candidato per i prossimi test sull’esobiologia, caricato su un lander potrebbe facilmente prelevare due campioni di suolo, sterilizzarne uno con il calore, e confrontare i due risultati per accertare la presenza della vita.

Ma ciò che più sorprende è che il sistema non necessita di rilevare forme di vita basate esclusivamente sul carbonio. Purtroppo i dettagli di questo aspetto non sono stati approfonditi, probabilmente a causa del fatto che esiste ancora qualche possibilità di ottenere falsi positivi e occorre perfezionare ancora alcuni aspetti del sistema di rilevamento.

Nel frattempo, si potrebbe cercare di ipotizzare, in base alle analisi delle atmosfere extraterrestri, quali siano i migliori candidati per i prossimi test. E’ noto che milioni di anni di azione microbiotica, altera in maniera considerevole la composizione atmosferica. La presenza di ossigeno e metano nella nostra atmosfera è un chiaro segnale dello sviluppo biologico. Purtroppo l’analisi dell’atmosfera di Marte, composta dal 95% di anidride carbonica, è una deludente conferma che invece bisogna rivolgersi altrove.

Che ne dite di Titano o Encelado, due fra i più noti ospiti potenziali di strane, nuove forme di vita aliene?

Fonti: technologyreview, arxviv